L’eros di 30 Holding, dal Brass ritrovato alla scandalosa Romina Power giovane

oniris

Di difficile reperibilità e da anni ricercato anche nell’ambito dei collezionisti sfegatati di cinema di genere e bizzarrie assortite su celluloide, in tempi recenti abbiamo avuto modo di risentirne parlare all’interno del documentario Istintobrass di Massimiliano Zanin, che, presentato presso l’edizione 2013 della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha affrontato la carriera del “poeta del fondoschiena” Tinto Brass attraverso suoi diretti interventi, immagini dei suoi lavori e interviste a collaboratori e addetti del settore.

Grazie all’attivissima 30 Holding, è finalmente disponibile su supporto dvd Nerosubianco (1969), nerosubiancoche, già a partire dal titolo a doppio senso, in realtà leggibile “nEROSubianco” per meglio avvertire il nome del dio dell’amore in esso incastonato, lascia intuire la genialità del futuro autore de La chiave (1983) e Così fan tutte (1992), il quale, per la prima volta, introduce qui la tematica del tradimento visto come elemento ravvivante della coppia.

Attenzione, però, perché, sebbene non siano assenti nudi femminili e il plot racconti della giovane moglie insoddisfatta Barbara alias Anita Sanders che, dopo aver accompagnato il marito in un viaggio di lavoro a Londra, si trova a trascorrere la giornata vagando per le strade della città e alimentando le proprie fantasie erotiche dal momento in cui si vede inseguita da un affascinante uomo di colore con le fattezze di Terry Carter, siamo tutt’altro che dalle parti delle storie di corna e sesso gioioso cui ci ha abituati il regista di origini milanesi, oltretutto presente nei panni di un ginecologo.

Infatti, con una efficace colonna sonora per mano della giovane band inglese dei Freedom a fare da commento per la quasi totalità dei settantatré minuti di visione, quello che scorre davanti ai nostri occhi è una sorta di puzzle sperimentale che, sguazzante in mezzo a politica, razzismo e vizi della società occidentale degli anni Sessanta, sembra in un certo senso anticipare, addirittura, la cultura del videoclip.

Un puzzle sperimentale che, decisamente pop, alterna bianco e nero e colore guardando in maniera evidente a Jean-Luc Godard (uno dei dichiarati maestri di Brass) e senza celare neppure un certo retrogusto thriller immerso nelle atmosfere della Swinging London.

E un certo retrogusto thriller non sembra essere assente neppure in Oniris-I sogni erotici di Silvia (2007), onirisgirato per il mercato video dall’Enrico Bernard che diresse, oltretutto, proprio uno degli short facenti parte del progetto I corti circuiti erotici di Tinto Brass (1999), del quale abbiamo avuto modo di parlare anche all’interno di questa rubrica.

Con un backstage di quindici minuti quale contenuto extra, è sempre 30 Holding a lanciare su disco questo mediometraggio (siamo sui cinquantasei minuti circa) che, liberamente ispirato alla novella Die braut di Arthur Schnitzler, pone una abbondantemente svestita Silvia Rocca – che canta anche Top to the sex all’interno della onnipresente soundtrack – nel ruolo della giovane donna del titolo, alle prese con il dilemma della sua vita: fermarsi a una quotidianità che gli riserva amore, una famiglia e una esistenza normale o scegliere di seguire le proprie fantasie erotiche, ovunque esse la conducano?

Man mano che i dialoghi appaiono ridotti quasi a zero e a dominare è una certa attenzione per colori delle scenografie e cura fotografica, quello che prende progressivamente forma altro non vuole essere che il viaggio nel suo inconscio, intento a ribadire che il conturbante sogno, l’erotismo e la passione durano una sola notte, ma i suoi effetti tutta la vita.

Concludiamo, infine, con un’altra chicca per collezionisti riesumata in formato digitale dalla label:justine Justine ovvero le disavventure della virtù (1969), ispirato a Justine, ou les malheurs de la vertu, pubblicato nel 1791 dal Marchese De Sade, e che vede al timone di regia nientemeno che il compianto Jesús Franco Mañera, prolifico cineasta spagnolo (ben centonovantanove titoli nella filmografia) piuttosto avvezzo al sesso da grande schermo, sebbene noto soprattutto per la sua attività in ambito horror (ricordiamo che ha diretto, tra gli altri, Una vergine tra i morti viventi e Dracula contro Frankenstein).

L’aspetto più curioso della ambiziosa operazione in costume, fortunatamente qui visibile nella sua versione integrale di un’ora e cinquantotto minuti (in tv è stata trasmessa tagliata di almeno dieci), è individuabile nel fatto che, accanto al notevole comparto attoriale spaziante da Klaus Kinski a Jack Palance, passando per Sylva Koscina, è una giovanissima e nuda Romina Power a incarnare la povera orfana del titolo; la quale, pur salda nella sua purezza, intraprende un calvario di sventure e sevizie destinate a precipitarla in un mondo dominato da perversioni e crudeltà che si trova a dover vivere spesso in prima persona. Mentre la spietata e priva di scrupoli sorella ha avuto una sorte migliore, in quanto mantenuta e protetta da un potente amante.

 Francesco Lomuscio



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