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Incontro con Terry Gilliam: “faccio film perché la gente legga libri”

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Si è tenuta lunedì 15 luglio la cerimonia di consegna del Premio Fiesole Maestri del Cinema. Quest’anno, dopo averlo inseguito più volte in passato, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è riuscito finalmente ad assegnare l’ambito riconoscimento a Terry Gilliam, uno dei registi più talentuosi e visionari del panorama internazionale.

Nel tardo pomeriggio, prima della cerimonia di premiazione, il regista anglosassone – dotato di un contagioso buon umore – ha risposto alle domande della critica e del pubblico, dimostrando come sempre grande acume ed ironia nonché piena disponibilità e cortesia.

“Ho iniziato a muovere i primi passi – afferma Gilliam – nell’ambito dell’animazione e, prima di diventare un regista, ho imparato quasi tutti i lavori che vengono svolti su un set cinematografico. Solo in questo modo ho potuto comprendere pienamente le varie fasi del processo produttivo”.

Interviene brevemente Claudio Carabba, giornalista e critico cinematografico, per porre l’accento sui temi a suo dire dominanti nel cinema di Terry Gilliam, ovvero il destino e il libero arbitrio. “Nei miei film – sostiene il regista – ho sempre cercato di rendere il mondo un posto più grande, al contrario di ciò che avviene con l’avanzare della tecnologia e dei nuovi mezzi di comunicazione che tendono a renderlo sempre più piccolo. Ho provato a incoraggiare la gente a prendere in mano il loro destino e a vedere il mondo in modi diversi e non omologati”.

Riccardo Ventrella, coordinatore artistico dell’estate fiorentina 2013, nel soffermarsi su quanto sia affascinante e seducente – ma anche doloroso – il tema dei viaggi nel tempo nella filmografia di Gilliam interroga l’autore su quale rapporto ci sia tra il cinema inteso come sogno e la fatica quotidiana necessaria per realizzarlo. “Ho passato gran parte della mia vita – confida il cineasta – a cercare di convincere i produttori a darmi i soldi per i miei film e molto spesso non ci sono riuscito. Ciò che mi sorprende è che il sistema, specie quello hollywoodiano, sembra avere una gran paura e diffidenza nei confronti delle idee interessanti e originali. Spesso purtroppo i film che presentano queste caratteristiche si vedono esclusivamente ai festival internazionali senza che riescano poi ad arrivare nei circuiti cinematografici veri e propri. Per fare cinema, quello vero, bisogna esserne ossessionati, quasi posseduti da un’idea”.

Presente all’incontro anche Nicola Pecorini, direttore della fotografia di tutti gli ultimi lavori di Gilliam dai tempi di Paura e Delirio a Las Vegas – con la sola esclusione dei Fratelli Grimm – fino a The Zero Theorem, il nuovo film del regista attualmente in fase di montaggio. “Lavorare con Terry non è affatto facile, sul set cambia spesso idea ma io ormai, conoscendolo, mi segno tutto per essere più tranquillo”. Pecorini ha una simpatia trascinante e durante il suo intervento regala più d’una risata al pubblico, come quando scherzando afferma che Gilliam lo chiama solo quando non ci sono soldi mentre quando ha un budget importante si avvale di altri direttori della fotografia. A proposito di The Zero Theorem, un progetto di fantascienza orwelliana che a quanto sembra uscirà in Italia in anticipo rispetto a diversi altri paesi, l’artista italiano dice che è come uno strano animale difficile da catalogare o poter spiegare a parole che dovrebbe far felici tutti gli estimatori di Brazil. Da sottolineare la prova strepitosa, sempre a detta di Pecorini, di un grande Christoph Waltz che figura tra i protagonisti del film insieme a Tilda Swinton e Matt Damon.

premiazione

C’è chi chiede, tra il pubblico, quale siano le uscite cinematografiche attese dal cineasta in questi ultimi anni. La risposta di Gilliam è decisamente in linea con il suo modo di approcciarsi alla Settima Arte: “Negli ultimi tempi vedo pochi film, passo molto più tempo a leggere e mi sento di consigliarlo a tutti. Ho appena finito di leggere Rumore Bianco, uno splendido romanzo di Don De Lillo. Nel cinema odierno circolano poche idee nuove, si tende a ripetere e a riciclare tutto al contrario di quanto avviene con la narrativa. In un certo senso posso dire che faccio film perché la gente legga libri. Comunque di recente ho visto Cattivissimo Me e ne sono rimasto piacevolmente colpito”. C’è poi chi vuol sapere quali siano i suoi tre film preferiti in assoluto. “In questo momento – risponde Gilliam – metterei al primo posto 8 1/2, seguito dal Pinocchio della Disney e Orizzonti di Gloria di Stanley Kubrick. Personalmente non mi sono mai sentito un bravo cineasta (pensiero che l’autore statunitense di nascita ma inglese d’adozione ha ripetuto più volte nel corso dell’incontro). Per ogni nuovo progetto parto sempre da un’idea ben precisa ma siccome commetto molti errori nel corso della lavorazione sono costretto a passare molto tempo a correggerli, specie in fase di montaggio. Non vi è alcuna magia nel mio modo di fare cinema o, se c’è, nasce proprio dai miei errori”.

Un autore ispirato e fuori dagli schemi, nonché provvisto – come abbiamo avuto modo di vedere – di sincera umiltà e semplicità, che per realizzare le sue opere ha quasi sempre dovuto seguire strade impervie e tortuose, lottando contro un sistema produttivo che lo ha spesso reclutato per cercare poi d’imbrigliarlo e omologarlo. Terry invece non si piegherà mai, lo si capisce dal guizzo che s’intravede nei suoi occhi, così come c’è da scommettere che non smetterà mai di provare a realizzare la sua personalissima versione del Don Chisciotte.

Un sentito ringraziamento a Carlo Savorelli, autore delle foto pubblicate nell’articolo.

Boris Schumacher

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