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‘Until the end of the world’ a CinemAmbiente 2024: un documentario sul “fish farming”

Un viaggio ai confini del mondo alla scoperta del settore alimentare che cresce più rapidamente al mondo: l’allevamento intensivo di pesci. Nella sezione Panorama del Festival CinemAmbiente 2024

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 “L’idea del documentario è quella di raccontare e mettere in collegamento le vicende di diverse comunità che in diverse parti del mondo stanno combattendo contro una nuova forma di colonialismo”


Dopo tante proiezioni in giro per i festival tematici del mondo, dal 21° International Ocean Film Festival al Festival du Film vert 2024, approda a CinemAmbiente di Torino l’ultima opera del documentarista e giornalista d’inchiesta Francesco De Augustinis. Until the end of the World è un’interessante indagine esplorativa su uno dei settori alimentari più in crescita e forse meno conosciuti: l’allevamento intensivo di pesci. Dall’Italia alla Grecia, dalla Spagna al Senegal fino alle acque della Patagonia cilena: il film racconta i tanti conflitti scatenati dallo sfruttamento di salmoni, trote, orate, spigole e altre specie ittiche.

Un pesce di nome sfruttamento

Molto probabilmente l’orata che hai appena ordinato al ristorante nella località di mare in cui ti trovi non è stata pescata nelle acque costiere della zona, ma proviene da un allevamento intensivo. Il cosiddetto fish farming è infatti una delle industrie alimentari oggi più floride e la maggior parte dei pesci consumati nel mondo arriva da lì. Until the end of the world è il risultato di un lavoro di ricerca giornalistica durato tre anni. Descrive luci e ombre di un comparto industriale poco conosciuto e pone una domanda cruciale: l’allevamento ittico intensivo è un modello produttivo sostenibile? La risposta, a oggi, sembrerebbe negativa.

Il documentario è stato realizzato grazie al sostegno di Journalismfund.eu e dell’Internews’ Earth Journalism Network. Il regista Francesco De Augustinis lo ha realizzato nell’ambito di One Earth, il progetto multimediale sulla sostenibilità che ha fondato nel 2019. È infatti strettamente correlato ad altre sue due opere: Deforestation Made in Italy e One Earth – Tutto è connesso (2021), che è stato presentato proprio qui a CinemAmbiente nel 2021.

Un’industria in crescita, un ecosistema in agonia

A prima vista allevare pesci sembra una buona cosa. Anche la FAO e l’UE sostengono quest’attività: molto semplicemente, consente alla popolazione più povera del mondo di nutrirsi e di disporre di più cibo. A fronte di una popolazione mondiale che potrebbe raggiungere 9,7 miliardi di persone nel 2050, trovare nuove risorse alimentari è fondamentale. Però in diverse parti del mondo si moltiplicano le comunità che combattono il fish farming per salvaguardare la propria stessa esistenza.

Come sempre, infatti, ogni volta che si modifica il fragile equilibrio di un ecosistema, si rischiano danni più pericolosi dei vantaggi promessi. Nel film l’industria del pesce è icasticamente rappresentata da tante gabbie circolari che affiorano sulla superficie del mare: un sistema artificiale che incide in maniera significativa sulla sostenibilità ambientale. Con tanti habitat naturali che vengono compromessi per sempre. Ma incide anche sulla sicurezza alimentare (i pesci in cattività si ammalano facilmente e diffondono le malattie a chi li mangia), sull’inquinamento di paradisi naturali e, non ultimo, sulla progressiva distruzione di tante piccole economie locali basate sulla pesca.

Con il suo viaggio lungo la filiera globale del pesce allevato, De Augustinis introduce inoltre un tema etico non da poco: essendo voraci, i pesci da allevamento hanno bisogno di tanto cibo. Per nutrirli, occorre fornire loro quantità ingenti di farina e olio di pesce, che derivano dalla trasformazione di piccoli pesci pelagici, come le sardine. C’è però bisogno di molto più pesce pescato di quello che poi si viene a produrre con l’allevamento. Insomma: il tanto pesce alla base del mangime potrebbe sfamare la popolazione povera del mondo. Mentre il poco pesce allevato raggiunge soltanto le tavole di una minoranza privilegiata.

Un viaggio a tutto campo e lungo tutta la filiera

Allargando progressivamente lo sguardo, il regista arriva fino all’Antartide e alle coste di Perù e Uruguay. È qui che si allevano massivamente i krill, pesci minuscoli che rappresentano l’anello più basso della catena alimentare mondiale, nonché fonte di nutrimento per tanti pesci allevati. Anche in questo caso, quella che sembra una soluzione sostenibile si dimostra problematica: ecosistemi devastati, economie compromesse, risorse comuni che diventano private, in un vortice di dissennatezza e avidità imprenditoriale.

Until the end of the world è un documentario allo stesso tempo allarmante ed emozionante che fa luce su un’attività poco conosciuta. Ricco di contributi e di spunti di riflessione, ha il merito di dare voce a chi il mare costiero lo conosce bene: lo vive, lo ama, lo studia in modo sistemico e approfondito. Il tutto valorizzato da emozionanti riprese dall’alto dei più  affascinanti “blu” del mondo.

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Until the end of the world

  • Anno: 2024
  • Durata: 58'
  • Distribuzione: One Earth Doc
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Francesco De Augustinis