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Cannes

Cannes, ‘East of Noon’ di Hala Elkoussy: mille e una note per la rivoluzione

Nella fiaba distopica della regista egiziana, presentata alla Quinzaine des cinéastes, la musica salverà il mondo

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East of Noon, Showman durante uno show tra due pistole

Bastano pochi minuti per farsi catturare dalla malia di East of Noon: una voce femminile che diffonde un racconto da Mille e una notte, l’universo bianco e nero a metà tra avanguardia visiva e uno Jarmusch stralunato, un clima furfantesco da bazar arabeggiante. La regista egiziana Hala Elkoussy presenta il suo secondo lungometraggio alla Quinzaine des cinéastes di Cannes 2024, confermando di essere artista che ama arabescare visioni d’essai attraversando vari media: fotografia, video-installazioni, scultura. Un po’ fiaba mediorientale, un po’ art movie, un po’ film politico, il suo eclettico e personalissimo East of Noon narra di una fantasiosa ribellione giovanile in un’improbabile autocrazia. Oltre al sapor mediorientale, ha un medium che disorienta: racconto bizzarro e sperimentale, ma incantatore.

Il trailer di East of Noon

East of Noon è prodotto da Vriza e Seriousfilm in co-produzione con Nu-tafilms.

La trama di East of Noon

Ambientato in un mondo confinato fuori dal tempo, East of Noon è la favola del prodigio ABDO (19) che usa la musica per ribellarsi ai suoi antenati: lo showman SHAWKY (70), un eccentrico showman che governa con un mix di performance e paura, e la narratrice GALALA (75), che dà sollievo con storie del mare, che nessun altro ha visto. East of Noon è una satira sui meccanismi interni di un’autocrazia malata e sulla sua intrinseca vulnerabilità alla visione sfrenata dei giovani di un mondo migliore. (Fonte: sinossi breve dal sito di SeriousFilm)

U-topie d’Egitto

Non è detto che la cineasta e artista visiva Hala Elkoussy lo riconosca apertamente, ma è probabile che luoghi e tempi sospesi di East of Noon siano speziati dal profumo di Egitto. E conditi dal ricordo della rivoluzione egiziana 2011. Il gioco a nascondino è calibratissimo: al contesto viene contestato ogni riferimento concreto, lavorando narrativamente e visivamente per farne una storia universale. Il bianco e nero spaesa: un 16mm – occasionalmente mutato in 35 mm a colori – che prende le distanze dal mondo reale. Anche abiti e oggetti confondono le tracce dello spazio-tempo. Il giovane protagonista Abdo, aspirante musicista, si muove tra nastri e consolle di gusto retrò.

East of Noon, Abdo nello studio improvvisato mentre suona le percussioni

East of Noon, Abdo nello studio improvvisato mentre suona le percussioni

Sua nonna Galala (Menha Batraoui) gestisce uno story shop, un negozio che smercia storie del mare, da lei stessa declamate con solennità di una sibilla dei poveri:

I sogni sono la fantasia e la cura. Tutte le cose che vediamo sono reali.

A questa sur-realtà, capace di rasentare persino il Lynch più scanzonato, contribuisce anche il villain, Shawky the Showman (Ahmed Kamal) – gangster, autarca e guitto che allestisce spettacoli tra satira e delirio di santone nello SHARQ12. Quest’ultimo è l’ennesimo non-luogo, a metà tra il tendone del circo e il relitto industriale, come precipitato da Metropolis per capriccio d’artista. Tecnicamente, un luogo che non esiste in nessun luogo si chiama utopia.

Disto(pia) music

Ma, appunto, per la presenza del cattivo, tanto più se è il Capo, non si può parlare di utopia; semmai, di distopia. Gli sgherri dello Showman fanno lavori sporchi, disseminando il sottosuolo di cadaveri, come una mafia di regime. La giovane Nunna (Fayza Shama) è costretta a prostituirsi in uno squallido capanno. Malgrado le minacce, ora brutali, ora untuose, i criminali di questa autarchia restano piuttosto sgangherati, se è vero che come valuta usano zollette di zucchero e biglietti della lotteria (!). Chi cerca di sbancare, è proprio Abdo: la sua musica fai-da-te, tra garage, disco ed elettronica, è il primo afflato di libertà di una gioventù insofferente, a cui si unisce anche Nunna.

Un sogno è soffocato. Un nuovo sogno è nato,

recita sua nonna Galala dal negozio di storie. Non suona come una rediviva rivoluzione egiziana?

L’onda della rivoluzione

A questi lidi va a parare East of Noon: verso il sogno. Nel doppio senso della dimensione onirica del film e del desiderio, dell’ideale da seguire. La prima trova il culmine della suggestione in una scena, peraltro a colori, in cui Nunna si sogna su di un’altalena tra le onde del mare. Non c’è Dalì come scenografo, ma funziona. La seconda è costantemente rappresentata dal mare stesso, alter-luogo delle soffocanti rovine industriali in bianco e nero del film. La fusione magistrale tra sogno come prodotto dell’inconscio e sogno come desiderio di essere liberi, è in una scena subacquea in cui Abdo nuota come nell’Atalante di Jean Vigo. Vallo a prendere coi manganelli tra le onde del mare.

East of Noon, Nunna (a sinistra) e Abdo (a destra)

East of Noon, Nunna (a sinistra) e Abdo (a destra)

È lo stesso corpo che aveva ondeggiato in una danza sfrenata, sulle note della musica autoprodotta, in un ballo privato con Nunna. Era stata la ragazza a iniziare, cercando di smuovere la timidezza del ragazzo, con movenze molto vicine a quelle di Margaret Livingston in un ballo al chiar di luna in Aurora di Murnau. Dalla musica parte la rivoluzione, l’aurora del sogno. Che siano sonore o marine, le onde della libertà sono destinate a travolgere il regime: le mille e una note salveranno il mondo. Un mare di sogni e un mare di spunti, in questo East of Noon.

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East of Noon

  • Anno: 2024
  • Durata: 109'
  • Genere: Sperimentale
  • Nazionalita: Paesi Bassi, Egitto, Qatar
  • Regia: Hala Elkoussy