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‘Fractura’: una donna si perde in una danza onirica tra vita reale e sogni

Un tortuoso neo noir con una struttura non convenzionale che presenta un'interpretazione affascinante della performer Céline Latil nei panni di una donna che danza con lo sfondo oscuro della cinepresa

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La danza comincia ove la parola si arresta” diceva Alexandre Tairoff ed è esattameente quello che Biviana Chauchi, regista peruviana, porta in scena nel suo corto sperimentale, muto, Fractura. Tre minuti in bianco nero, in cui una donna ritorna lentamente alla coscienza, mentre i fili del sogno lottano nello spazio tra i ricordi recenti della vita reale e i frammenti di altri sogni, quelli vecchi.
Regia di Biviana Chauchi; performer Céline Latil.

Surrealismo e immagini ipnotiche

Una donna balla: ha i piedi nudi e la sottoveste nera. Balla da sola, con lo sfondo bianco e nero e lo schermo diviso in due parti. Vita e morte. Buio e luce. Anima e corpo. Chiaro e scuro. Surrealismo, dicotomia, immagini erotiche, cinematografia in bianco e nero e performance stravagante, presentate in un modo totalmente nuovo e profondamente personale.
Meno di tre minuti in cui si rimane assolutamente ipnotizzati.
Senza utilizzare scenografia né colori, la regista Biviana Chauchi immerge gli spettatori in un un mondo diverso da qualsiasi altro nella storia del cinema. Fractura è un’opera che sfida ogni tentativo di spiegare cosa significhi.

La sceneggiatura è una danza, una miscela sperimentale che fornisce punti narrativi sufficienti per dare agli spettatori qualcosa a cui aggrapparsi, prima di catturarli completamente con i suoi movimenti. Il risultato è un microfilm in cui non necessariamente tutti gli elementi si sommano, ma che tuttavia mantiene una coerenza logica che troppo spesso manca in gran parte del cinema sperimentale, anche se non capisci esattamente quello che stai vedendo, non sai perchè la donna balla, né perché è così presa dalla sua danza, e mentre procede ottieni un impatto viscerale immediato a scapito di tutto il resto.

Il rumore sordo del proiettore

Fractura è un paesaggio onirico surrealista sotto forma di film noir. Sembra che le immagini vengano proiettate al muro da una vecchia cinepresa:  è tutto ipnotico. Veniamo trascinati come se una cosa porti a un’altra, ma niente porta da nessuna parte, e questo ancor prima che l’unica protagonista inizi a fratturarsi e ricombinarsi come carne catturata in un caleidoscopio. Quello che ci viene mostrato è un campo semantico ambivalente, in cui l’incrinatura, la frattura, recano inscritte in sé la terapia per porre rimedio a quanto consegue a un crollo.

Qui il titolo riporta immediatamente alla fenditura della pellicola mentre scorre tra i passi di danza ad effetto moviola e il rumore sordo di un proiettore rimanda le immagini a raggi X: suono secco e subitaneo, che immaginiamo ma non sentiamo, cui segue l’ancor più angoscioso sibilo di una parte del nastro che si srotola in maniera insensata, mentre l’altra sbatacchia con ottusa regolarità contro il primo ostacolo trovato sul proprio percorso rotatorio. É tutto un immaginare, un divenire. Capisci che il film è finito perché finisce.

Fractura sarà presentato all’UnArchive Found Footage Fest, che si terrà a Roma dal 28 maggio al 2 giugno 2024. Ideato e prodotto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e diretto da Alina Marazzi e Marco Bertozzi, il Festival, giunto alla sua seconda edizione, racconta gli orizzonti cinematografici del riuso creativo delle immagini, con l’intento di intercettare nuove e diverse forme espressive, al confine tra cinema, video-arte e live performance. Quest’anno il festival ospiterà anche una sezione del MUTA Festival Internacional de Apropiación Audiovisual di Lima.
Ovvero, cortometraggi creati da giovani registi peruviani che, attraverso il riutilizzo di film e archivi digitali, ci invitano a riflettere sulla memoria personale e sugli immaginari collettivi. Ogni cortometraggio rappresenta una finestra unica su esperienze e prospettive diverse, dove il passato si intreccia con il presente per tessere una narrazione visivamente accattivante. Dai suggestivi paesaggi onirici ai ritratti intimi, dalla sperimentazione formale alla narrazione poetica, questo programma offre una visione attuale della scena cinematografica sperimentale del Perù realizzata da donne.

La regista Biviana Chauchi

Biviana Chauchi, Lima – Perù (1992). Laureata in Comunicazione Audiovisiva e Media Interattivi presso l’UPC (Perù/2015), ha frequentato il workshop Art Production Design in Film and Television presso l’EICTV (Cuba/2018). Dal 2014 lavora nel dipartimento artistico di vari film come “We Are All Mariners” (2017) e “El Caso Monroy” (2021), tra gli altri. Attualmente sta indagando i limiti fisici del cinema come soggetto e i vari modi di trasformare e sperimentare immagini e suono. Questa ricerca l’ha portata a studiare alla LAV (Madrid/2021) dove ha creato diverse opere, tra cui il suo film “Altre città” (2022), proiettato alla Cineteca di Madrid e alla mostra di film sperimentale Asimtria in varie province del Perù.

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Fractura

  • Durata: 3
  • Genere: sperimentale