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’16 millimetri alla rivoluzione’, un Partito che è stato grande

Una breve storia per immagini e parole del perché, a un certo punto, il più importante partito comunista europeo ha semplicemente smesso di essere necessario

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Riassumere il documentario di Giovanni Piperno con una frase del tipo C’era una volta il Partito Comunista Italiano sarebbe non solo troppo facile, ma riduttivo nei confronti di un lavoro fatto soprattutto di memorie e pensieri personali. La sua è una pellicola fondata sui sentimenti, su quella sfera umana che sempre più si confà al mondo dell’utopia. Le epoche scorrono, il colore soppianta il bianco e nero, i volti si riassumono nella voglia di fare, di cambiare, nell’impegno di credere in qualcosa. Alla fine resta un simbolo, con tante voci, tante donne, tanti uomini. Una sorta di racconto di un primo grande amore, non affatto piccolo e assolutamente indimenticabile. 16 millimetri alla rivoluzione, prodotto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, era presente nella sezione Fuori Concorso del 41 Torino Film Festival.

In sala con Wanted Distribution.

16 millimetri alla rivoluzione, ragione e sentimento

La voce dell’autore accompagna il defluire della storia del partito giraffa di Togliatti, fino al suo scioglimento avvenuto con la svolta della Bolognina dell’allora segretario Achille Occhetto. Le immagini di repertorio, più di cinquanta tra filmati televisivi e di famiglia, molti nel formato dei 16 millimetri, definiscono e spiegano il detto e il non detto. Transita così il racconto di una grande Storia, costruito come un puzzle fatto di tante piccole tessere. Distribuite a macchia di leopardo, ma pronte a combaciare nella prospettiva di disegnare i tratti di un’opera che a un certo punto era arrivata a contare due milioni di iscritti.

Il cinema deve mettere in scena la storia con le sue fonti, senza appesantirla con rielaborazioni forzate

Roberto Rossellini

La storia siamo noi

Passano le immagini dei leader, dei discorsi importanti, dei dibattiti aperti. Berlinguer con gli operai Fiat, le riunioni di sezione, di Partito, ma, al di là di tutto, passa la nostra vicenda umana. Una lunga carrellata di quello che eravamo e che forse avremmo voluto essere. Piperno lo fa senza cadere nella retorica. Scandagliando le narrazioni, come quando ci si incontra tra vecchi amici o conoscenti con cui per un periodo della propria vita si è fatto un percorso importante. Ci si interroga su cosa sia successo. Sul perché a un certo punto del proprio divenire il Partito Comunista, subito dopo aver toccato il suo apice a metà degli anni ’70, abbia iniziato un lento e inarrestabile declino. Ci si chiede il perché di un distacco irresoluto tra la base e i vertici. Del pensiero arenatosi nella ricerca di un consenso divenuto sempre più tenue ed effimero. Si domanda, ma si lascia la risposta fluttuare nelle riflessioni di chi guarda. Nella malinconia di chi c’era e nella speranza di chi ci sarà.

In parallelo

Nel racconto di Giovanni Piperno non c’è un convitato di pietra o una comunità definita del Partito tale da incensare e da ricordare con nostalgia o con deferenza. Nel suo narrare, lasciar parlare le immagini, le tante iniziative popolari e non, c’è una donna. È lei che sensibilizza, che materializza il dietro le quinte, che spiega la ragione di un ideale mai abbandonato. È Luciana Castellina. Il suo spirito di abnegazione verso il confronto politico accompagna l’autore in un viaggio a ritroso. Scandito dalla ricerca di quell’impegno che sembra ormai relegato a valore sussidiario e di cui la Castellina ne costituiva, e ne costituisce, l’emblema più fulgido.  Dapprima giornalista e poi presente nella sezione del PCI diretta da Nilde Iotti, allontanata dal Partito nel 1966 per la sua adesione alla linea Ingrao, nel 1968 è tra i fondatori de Il Manifesto. È tra coloro che protestano in maniera vibrante contro l’invasione della Cecoslovacchia e il mancato distacco del Partito Comunista dalla linea filosovietica. Eletta deputata per tre legislature, prima con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo e Democrazia Proletaria, poi con Rifondazione Comunista. Attualmente è presente in Sinistra Italiana, ma la sua figura di combattente per i diritti in realtà sfugge a qualsiasi gabbia ideologica e, nella semplicità del suo esporre il senso delle cose, si configura d’ufficio come la testimone di una volontà irresoluta di cambiamento.

L’effetto

16 millimetri alla rivoluzione porta con sé voci preziose e, soprattutto, in anticipo sui tempi. Autentiche chiavi di lettura di quello che sarebbe stato e  di quello che non avrebbe più avuto motivo d’essere. La presenza di Ugo Gregoretti e Cesare Zavattini è un trait d’union unico. Completa e rende l’idea ancora più raffinata nella sua capacità di veicolare sensazioni, opinioni e desideri andati persi, sepolti nel vaniloquio dell’autoreferenzialità. I due brevi inserti di Gregoretti, impegnato in un video di propaganda per la campagna elettorale del PCi, e Zavattini, mentre concorda la maniera di esporre una sua analisi secondo la comunicazione più giusta, mostrano un dietro le quinte particolare. Quello che sottolinea gli albori di una preponderanza dei media nella stessa gestione dei principi di fruizione e diffusione della propaganda.

We shall overcome, some day

Oh, deep in my heart

I do believe

Joan Baez

Insieme, sempre

Noi ce la faremo sarebbe stata, probabilmente, l’affermazione ideale per la passerella finale , un po’ alla Kieslowski (Film Rosso), che Piperno concede alle figure più personali. Quelle che coincidono con la sua vicenda umana e politica, quasi che, il girato, montato egregiamente da Paolo Petrucci, non fosse altro che un vero e proprio documentario di formazione. Nei fermo immagine si mescolano famiglia, amici e ricordi di “bottega”. La partecipazione è trasmessa come una routine indispensabile. Un mantra che animava un po’ tutti. Un preconizzare cambiamenti, un confrontarsi, un decidere. Un decoupage al quale partecipa l’autore stesso. Oltre il fervore giovanile, si intuisce la passione per un presente che si pensava capace di essere presto un futuro, senza mai abdicare nell’ideale. Insieme, sempre.

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  • Anno: 2023
  • Durata: 65 minuti
  • Distribuzione: IWanted cinema
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Giovanni Piperno