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ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL

‘Maka’ L’importanza delle parole nel documentario di Elia Moutamid

Al Ridf il nuovo, interessante, documentario di Elia Moutamid

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Maka

Al Ridf (Rome International Documentary Film) il documentario che racconta la storia di Maka, Geneviève Makaping, arrivata in Italia nel 1980. Attraverso le interviste del regista e il suo commento fuoricampo, viene data allo spettatore l’immagine di una donna forte, intelligente e dalla grande integrità morale.
Ispirato al romanzo Traiettorie di sguardi. E se gli altri foste voi? scritto dalla Makaping, è un documentario attuale e necessario.

«Le parole sono pietre» – Geneviève Makaping

Geneviève Makaping insegnante di inglese e francese a Mantova, per anni ha lavorato come giornalista di Metro Report, emittente calabrese. Nel suo lavoro ha sempre portato la telecamera nelle strade, mostrando la realtà della sua regione. La Calabria, regione in cui è arrivata nell’1980, è per Geneviève la sua seconda casa, assieme alla città di Mantova dove si è trasferita negli anni 2000.

Maka: la recensione del documentario di Elia Moutamid

A Moutamid, Maka spiega, che fin dal suo arrivo in Italia, ha subito notato come il suo colore di pelle fosse oggetto di curiosità. Una curiosità che man mano si è trasformata in razzismo e ignoranza. La fine degli anni ottanta, il passaggio ai novanta e i duemila, hanno registrato un cambiamento sociale, che ha dato ancor più spazio al razzismo. Maka, spiega che ha sempre visto due Italia. Quella del Nord, ricca e occidentale. E quella del Sud, la sua Calabria. Una visione però a lei comunicata dagli stessi italiani che, troppo spesso, tendono a marcare l’italiano del sud come “terrone“. Ed è proprio dalla singolarità di questa definizione che Maka, nel corso degli anni e dei suoi studi, ha sviluppato un importante pensiero. Il bisogno di svuotare lo stereotipo della negazione dell’altrità.

Maka

Maka: l’importanza delle parole

«Le parole sono importanti» diceva Nanni Moretti in uno dei suoi geniali dialoghi. La stessa affermazione è il credo della protagonista del documentario. Maka, nata da una relazione mal vista, in quanto unione di una donna ricchissima con un uomo umile, fin da giovane ha lottato per la sua indipendenza. Destinata a un matrimonio combinato, la sua vita viene sconvolta dall’incontro con Marcel, francese e bianco, con cui scappa. Un viaggio difficile e tormentato. Difficile per le tante guerriglie che costringono i due a fermarsi nei diversi territori africani. Tormentato dai tanti blocchi subiti per l’incomprensibile unione tra un uomo bianco e una donna nera. Sposati poco prima di fuggire, Maka e Marcel, incontrano ad ogni frontiera militari che non permettono il proseguimento. La motivazione è semplice. Un uomo bianco non può essere sposato con una donna nera e viceversa. Paradossalmente, la fuga non è minata dai conflitti, ma dall’ignoranza delle persone incontrate.

«Perchè l’altra devo essere sempre io?»

Ricostruendo il suo viaggio verso l’Occidente, Maka analizza nel dettaglio ogni costrizione e ostilità subita. Lo spettatore ammira la tempra morale con cui la donna, nel presente e nel passato, non si è lasciata abbattere.
Insulti, incidenti e abbandoni. Quello che Maka ha vissuto è sempre stato visto con piena coscienza di sè. Ne emerge così, il ritratto di una donna differente, ma non per il colore della pelle. Maka è differente nel suo pensiero, nel suo sentimento. Il suo amore per la vita e la passione per tutto ciò che la circonda, sono la chiave della sua identità. E grazie a questa ha potuto sempre rialzarsi. Arrivata in Italia, sola dopo aver perso Marcel in un orribile incidente, raggiunge la Calabria. Qui capisce che ha bisogno di studiare, di imparare. Giorno dopo giorno, costruisce il suo destino, ottenendo un successo che ha meritato.

«Io sono tutte le lingue che parlo, i molteplici luoghi che ho attraversato. Ma davvero non capisco perchè l’altra debba sempre essere io, e mi ostino a pensare che le alterità sono almeno due.
E vo? Vi siete mai sforzati di essere l’altro?» – Geneviève Makaping

Lei, una donna che si emoziona ancora, a distanza di anni, al ricordo del suo passato e degli avvenimenti più importanti, ha scelto di arrivare in Italia. L’Italia è la casa che ha sempre cercato, il nido in cui tornare. Diventata giornalista e dopo insegnante, Geneviève con profondo trasporto, racconta il giorno in cui ha ricevuto la cittadinanza italiana per merito. Un ricordo ancora vivo, perchè vissuto con onore e orgoglio che trapelano dal suo racconto di commozione e gioia.
Geneviève si definisce “una donna dalle identità multilple” e ha ragione. L’immagine di questo documentario, oscillante tra il racconto e l’intervista, è quella di un’unica persona che, nel suo vissuto, ha avuto tante vite. È la donna che ha lasciato l’Africa, sfidando ignoranza e incredulità. La donna che ha studiato, lavorato, e ancora studiato per essere se stessa. E la donna che osserva da lontano Mantova e il suo panorama. È, semplicemente, Geneviève.

Ed è, soprattutto, colei che non ha fatto di una parola la sua identità. Perchè il colore della pelle non può e non deve essere una definizione.

Maka

La trama ufficiale

Geneviève Makaping (Maka) è la prima donna nera ad avere ricevuto un dottorato e ad essere diventata direttrice di un quotidiano in Italia. Il film, ispirato alla biografia e al pensiero di Maka, racconta la sua dolorosa storia di migrazione dal Camerun alla Calabria attraverso il deserto, il successo come antropologa, giornalista e conduttrice televisiva e il recente trasferimento a Mantova, dove attualmente insegna.
Il film applicata il metodo di ricerca antropologica definito da Maka nel suo testo “Traiettorie di sguardi. E se gli altri foste voi?” (2001) – una delle opere più apprezzate della letteratura italiana dell’immigrazione – si interroga sul modo in cui la nostra percezione dell’Italia di oggi, potrebbe cambiare se vista dalla prospettiva di una donna nera.

Maka : il trailer del documentario di Elia Moutamid

Elia Moutamid è un regista di numerosi cortometraggi e di due lungometraggi di ispirazione biografica: Talien e Kufid.
Il cortometraggio Gaiwan ha partecipato da finalista a più di 75 festival internazionali. Con Talien  vince prestigiosi riconoscimenti tra cui il Gran Premio della Giuria al Torino Film Festival (2017) ed una menzione speciale come miglior regista esordiente ai Nastri d’Argento 2018.
Il suo ultimo film, Kufid, è stato distribuito nelle sale cinematografiche ed è stato presentato al Torino Film Festival e ai Nastri d’Argento nel 2021.

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Rome International Documentary Festival: il programma

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  • Anno: 2023
  • Durata: 52
  • Genere: Documentario
  • Regia: Elia Moutamid