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Interviews

Rome Independent Film Festival: il direttore Fabrizio Ferrari

Il festival romano dedicato al cinema indipendente nazionale e internazionale è giunto alla 22esima edizione. Per l'occasione abbiamo intervistato il direttore artistico del RIFF Fabrizio Ferrari

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Rome independent film festival

Il Rome Independent Film Festival giunge alla 22esima edizione. Il RIFF si svolge dal 16 al 24 novembre con un ricco programma di proiezioni ed incontri volti alla scoperta del cinema indipendente italiano e internazionale.

Le proiezioni e gli incontri si tengono a Roma al Nuovo Cinema Aquila e al Cinema Troisi, alla biblioteca Goffredo macelli e nella biblioteca Collina della Pace.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Fabrizio Ferrari, fondatore e direttore artistico del Rome Independent Film Festival.

Come è nata la tua passione per il mondo del cinema?

La mia passione per i festival è cominciata 25 o 30 anni fa circa: mi trovavo in America per lavoro e ho cominciato a collaborare per il festival di Santa Monica. Al Santa Monica organizzavano delle promozioni mensili e ho cominciato, con lo staff del festival, a visionare i film che arrivavano e da lì, ecco, diventò questa avventura con la quale ho cercato di portare quell’atmosfera di festival che si respirava quegli anni a Los Angeles qui a Roma. Così nel 2000 è nato il RIFF.

La tua esperienza al Santa Monica Film Festival ha avuto un’influenza sul RIFF? 

All’inizio a Roma, ma anche in Italia, negli anni 2000 c’erano pochissimi festival di cinema internazionale e indipendente. C’era, e c’è ancora oggi, il MedFilm Festival ma si occupa solo dell’area mediterranea; poi c’era l’ Arcipelago Film Festival che si dedicava solo ai cortometraggi. Quindi ho pensato di fare un gemellaggio con il Santa Monica e di portare qui anche i lungometraggi e i documentari indipendenti.

Rome Independent Film Festival

Il poster del Rome Independent Film Festival 2023

I temi del festival

L’edizione di quest’anno del Rome Independent Film Festival ha un tema?

Il RIFF dalla sua nascita si focalizza su opere prime e seconde di lungometraggio e poi abbiano altre tredici sezioni in gara tra cui documentari, cortometraggi e cortometraggi di scuole di cinema. Poi anche una sezione dedicata ai soggetti di sceneggiatura. Diciamo che no, non c’è un tema vero e proprio, ma cerchiamo di allargare il programma a diverse tematiche: abbiamo film di animazione, sperimentali, di fiction, commedie, thriller, horror; quindi non c’è un tema. Anche per quanto riguarda i documentari, abbiamo dei documentari su autori musicali o fotografi. Per esempio quest’anno presentiamo Valentino Petrelli, il fotografo di Pier Paolo Pasolini; abbiamo presentato Primo – Sempre grezzo, quindi spaziamo un po’. Cerchiamo di avere un ventaglio abbastanza ampio e coinvolgere il pubblico romano in queste attività.

Mi sembra che l’edizione di quest’anno ponga anche un’accento sulla questione dell’hijab in Iran: ho notato che ci sono diversi film in programma che riflettono su questo tema. É così?

Senz’altro. Tra gli altri c’è stata la possibilità di dare spazio a Be My Voice e Offside e ci sarà anche venerdì alle 18 un incontro sul tema organizzato insieme a un rappresentante di Amnesty International. Però all’interno del festival diamo spazio anche ad altri temi contemporanei. Penso, ad esempio, al tema dell’immigrazione; si parla di disoccupazione, si parla anche di genere, di violenza femminile. Sono diversi i temi ma non solo quest’anno: sono temi che abbiamo sempre sottolineato. Questo grazie ai lavori che arrivano. Noi non diamo un tema. Selezioniamo le opere in base a ciò che arriva e cerchiamo di scegliamo quelle che possono essere più interessanti per il nostro pubblico.

I film del Rome Independent Film Festival

Come vengono selezionate le opere che vengono poi proiettare al festival? 

Facciamo un bando di concorso tutti gli anni tramite portali che si occupano di inviare i film ai festival. Quest’anno ci sono arrivate circa 2000 opere. C’è un team, all’interno del festival, di selezionatori che mi aiuta a individuare le opere più interessanti. Su tutti i titoli che riceviamo ne andiamo a selezionare circa un centinaio.

Quali sono i titoli imperdibili di quest’edizione?

Tra i cortometraggi italiani, che sono 22, ci sono Polvere, Polo nord, Ecciù. Diversi di questi cortometraggi hanno anche degli attori importanti come Alessandro Haber, Riccardo De Filippi, Claudia Zanella, Carolina Crescentini. Sabato e domenica abbiamo una giornata tutta dedicata ai corti italiani.

Ci sono eventi esterni alle proiezioni del festival che attendi di più?

Abbiamo in programma due incontri di laboratori rivolti agli sceneggiatori sia alla biblioteca Collina della Pace sia alla biblioteca Goffredo Mameli. Poi al Cinema Troisi, sabato alle 15, abbiamo la cinquina finalista dei cortometraggi italiani con il premio Rai Cinema Channel che verrà assegnato al cortometraggio vincitore.

Il RIFF è iniziato nel 2001: trovi che sia cambiato il cinema indipendente in questi vent’anni?

Non molto. Forse in Italia è cambiata la situazione da quando è arrivato il digitale, ma nel 2000 in America e in diversi altri Paesi europei il digitale era già affermato; quindi non è che è cambiato molto. Forse la situazione è cambiata più in Italia: con l’avvento del digitale in questi ultimi 25 anni è diventato più facile girare un film a basso budget.

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