L’île rouge, del regista Robin Campello, è stato presentato, in anteprima italiana, al France Odeon, festival di cinema francese di Firenze.
L’île rouge : la trama
Siamo ad inizio anni Settanta, quando l’impero coloniale francese sta volgendo al termine.
Robert Lopez è un militare che vive in Madagascar, con la moglie Colette e i loro tre figli.
In quest’isola, misteriosa e paradisiaca, si intrecciano frammenti di vita militare e personale, raccontati e filtrati attraverso gli occhi di Thomas, il più piccolo della famiglia.
Amicizie, amori, tradimenti e crisi matrimoniali trapelano dallo sguardo, curioso ed indiscreto, del bambino di otto anni. Thomas, come un voyeur nascosto sotto i tavoli, in casse abbandonate e tra la vegetazione, osserva l’ambiente circostante e cattura, con un’immaginazione alimentata dai romanzi di Fantômette, frammenti di realtà.
Frammenti che, inevitabilmente, scuotono la coscienza infantile del ragazzo e aprono gli occhi su un mondo non così idilliaco e magico come lo si immagina.
Il malessere privato rispecchia quello sociale e ricorda che, oltre le recinzioni del complesso militare, in L’île rouge c’è tutta un’altra storia.

‘L’île rouge’, film di Robin Campillo, è stato presentato in concorso al France Odeon, festival di cinema francese di Firenze
Un’isola fintamente felice
Un pranzo in giardino sotto il sole, organizzato dai Lopez per festeggiare l’arrivo di Bernard, militare appena trasferito dalla Francia, apre L’île rouge.
Che ci si trovi in una base militare, dove i soldati francesi sono stati chiamati per sedare le rivolte della popolazione locale, è inizialmente quasi impercettibile.
L’île rouge è un’isola, all’apparenza, felice.
Ci sono la piscina, la spiaggia, la chiesa, la scuola, la mensa e la giungla circostante. In questo pseudo paradiso terreste, come estraneo dal resto del mondo, sembra non mancare niente.
Le mogli dei militari si ritrovano per passare il tempo, i bambini corrono in bicicletta e si inventano storie, gli uomini organizzano feste.
Affiorano, però, crepe tra le coppie e tra le famiglie, percepite, più di tutti, dall’ingenuità e dal candore puerile.
Bernard si innamora di una prostituta malgascia e lascia la fidanzata che da sola torna in Francia.
Robert non ama più la moglie come un tempo e, nonostante l’affetto per i figli, la condotta militare trasuda anche nell’incapacità di dimostrarlo.
Colette non è più felice e, nel momento di tornare in Francia, pensa di lasciare il marito.
Thomas, che con l’amica Suzanne spia gli adulti, immagina storie e fantastica su quest’isola idilliaca, arriva alla consapevolezza, dura e triste, che di idilliaco non c’è niente. E che quest’isola, con ciò che comporta e si porta dietro, non merita di essere ricordata, ma solo dimenticata.

‘L’île rouge’, film di Robin Campillo, è stato presentato in concorso al France Odeon, festival di cinema francese di Firenze
Una voce critica
Il disagio personale sembra riflettere quello politico e pubblico.
Robin Campello in L’île rouge ricrea l’atmosfera, ovattata, dei colonialisti francesi.
Piuttosto che affrontare direttamente ed esplicitamente l’argomento, trattando del Madagascar degli anni Settanta, il regista ricompone le falle ipocrite di una famiglia e di un’intera società.
Spia la loro bolla, fintamente beata e serena, e sorda a ciò che la circonda.
Affida lo sguardo e la voce critica ad un bambino che osserva gli adulti e ne smaschera le bugie, creando un’atmosfera a tratti onirica, incrementata dalle illusioni e dalla fantasia dei personaggi.
Che tuttavia, e purtroppo, L’île rouge sembra perdere con una sequenza finale eccessivamente lunga, sbandando dalla direzione iniziale.