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La prima linea

“Liberamente ispirato al libro Miccia corta di Sergio Segio, la pellicola di Renato De Maria attraversa la storia d’amore e di guerra allo Stato di Sergio Segio e Susanna Ronconi partendo dall’assalto al carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982”.

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La prima linea

Non è bastato dedicarsi ad una fetta di storia italiana poco approfondita nei confronti del grande pubblico come Prima linea, movimento terroristico secondo solo alle Brigate Rosse.

Non è bastato coinvolgere nella produzione due maestri del “neorealismo contemporaneo” del calibro dei fratelli Dardenne (Rosetta, 1999). Non è bastato partire da un elemento che in sceneggiatura costituisce l’idea e che poteva rappresentare davvero un punto di vista originale dal quale osservare e raccontare: l’alienazione mentale e fisica che l’ideologia, portata alle estreme conseguenze, produce. Liberamente ispirato al libro Miccia corta di Sergio Segio, personaggio di spicco di Prima linea, la pellicola di Renato De Maria attraversa la storia d’amore e di guerra allo Stato di Sergio Segio (Riccardo Scamarcio) e Susanna Ronconi (Giovanna Mezzogiorno) partendo dall’assalto al carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982, in un percorso a ritroso nel quale Segio, ormai conscio della sconfitta e dell’inutilità dell’attivismo terroristico, rivive le tappe della sua militanza e del suo amore con Susanna. Il film non vive di vita propria (se non per sparute scene): atmosfere, ambientazioni e personaggi sono incollati ad un registro di genere che ci impedisce di percepire cosa significhi realmente abbracciare una lotta armata: soltanto dalle parole del regista in conferenza stampa ho realizzato che i protagonisti della vicenda avevano poco più di vent’anni – uno degli elementi perturbanti della storia – quando hanno ucciso.

Se l’angolazione scelta è intimista, volutamente escludente (sempre parole di De Maria) un approfondimento del contorno storico-politico nel quale Prima linea si è sviluppata, diventa assolutamente necessario mostrare quanta più autenticità umana possibile. L’aver utilizzato Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, che non recano in sé quella giovinezza sacrificata in nome di un ideale, è il primo errore commesso.

Maria Cera

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