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IN SALA

La leggenda del cacciatore di vampiri (Abraham Lincoln: Vampire Hunter)

Vampiri, vampiri e ancora vampiri. Li infilano ovunque, e mancava solo la storia americana. Nell’indecisione, in questo caso piacciono cattivi, e ad ammazzarli è convocato niente popo di meno che il padre della Nazione americana Abramo Lincoln. Prodotto da Tim Burton e diretto da Timur Bekmambetov

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il

Anno: 2012

Distribuzione: 20th Century Fox 

Durata: 105′

Genere: Horror/Thriller

Nazionalità: USA

Regia: Timur Bekmambetov

Vampiri, vampiri e ancora vampiri. Li infilano ovunque, e mancava solo la storia americana. Nell’indecisione, in questo caso piacciono cattivi, e ad ammazzarli è convocato niente popo di meno che il padre della Nazione americana Abramo Lincoln. Prodotto da Tim Burton, ma con molto poco del suo tocco, deve invece tanto al talento visivo di Timur Bekmambetov, russo ma oramai trapiantato negli States, che la sa lunga in fatto di evoluzioni registiche spettacolari.

La storia che viene reinventata è quella di Lincoln traumatizzato a vita dalla morte della madre per mano di un succhiasangue. Giurerà odio eterno alla razza e diventerà un provetto assassino di vampiri. Ne farà a pezzi tantissimi a colpi di ascia, e se non fosse per il nome, la storia potrebbe essere quella di chiunque. Almeno fino al primo tempo, perchè nel secondo viene fuori improvvisamente e prepotentemente la storia americana, i toni si incupiscono e il ritmo, ahimè, scende vertiginosamente. Per giustificare i nomi coinvolti ci si inventano motivazioni allucinanti sulla natura dei vampiri. La sanguinosa guerra fra Nord e Sud è in realtà tra vampiri e umani, e il sacco dei beni della gente è giustificato con la necessità di accumulare argento per uccidere i non morti. Addirittura la schiavitù viene fermata per non far avere più carne fresca facile ai figli della notte.

Insomma, si reinventa la storia e in maniera grottesca. E con toni serissimi. Un’operazione bizzarra per un film più scorretto che coraggioso, visto che non vi è alcun tentativo di satira politica, e paradossalmente le doti di regia di Bekmambetov, da un certo punto in poi, vengono quasi annullate. Un film riuscito a metà e solo per il nome che c’è dietro. A quando Garibaldi contro gli zombie?

Gianluigi Perrone

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