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‘The Handmaid’s Tale 5’ Finalmente su Prime Video

Dopo un anno di attesa, sbarca su Prime Video l'attesa quinta stagione di The Handmaid's Tale. Un'intensa e lucida lettura sull'umanità.

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The Handmaid’s Tale 5 è finalmente approdata, dopo un lungo anno d’attesa, su Prime Video, dove già sono disponibili le precedenti quattro stagioni.

Gli utenti di TIMvision avevano già avuto accesso alla quinta stagione per un periodo limitato, ma adesso la serie di Bruce Miller, basata sul romanzo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (presente anche nella serie in un cameo), è finalmente disponibile sulla piattaforma di Amazon.

Nel cast sempre Elisabeth Moss, Yvonne Strahovski, O.T. Fagbenle, Max Minghella, Madeline Brewer, Ann Dowd, Samira Wiley e Bradley Whitford, mentre dobbiamo dire addio ai volti noti di Joseph Fiennes, come si era intuito nel finale della stagione 4, e sorprendentemente, ad Alexis Bledel, che ha deciso di interrompere la collaborazione con Miller.

The Handmaid’s Tale 5, il trailer

Rinascita dal sangue

Avevamo lasciato June (Moss) nella foresta dove, in balia di una rabbia cieca, aveva dato sfogo alla propria vendetta su Waterford (Fiennes), braccandolo come un animale insieme a un gruppo di altre donne ferite e assetate di sangue.

Ora, The Handmaid’s Tale 5 si apre con le conseguenze di quella vendetta, e il primo episodio, diretto dalla stessa Moss, riesce perfettamente a rendere il conflitto di emozioni che attanaglia la protagonista: senso di colpa unito al piacere estremo della vendetta, un faticoso ritorno all’umanità dopo l’aggressione selvaggia nelle Terre di Nessuno. In questa stagione la recitazione tocca livelli altissimi di intensità, a partire dalla protagonista che ancora una volta non delude, facendo dubitare persino lo spettatore sul personaggio per cui tifare.

Ma il bello di The Handmaid’s Tale è la costante ambiguità dei suoi personaggi, vittime e carnefici allo stesso tempo, animali braccati e predatori che lottano per la loro sopravvivenza, fuori e dentro Gilead.

Donne e madri

In questa stagione, la componente che più di ogni altra fa breccia nel cuore dello spettatore è l’interessante (e sperata) dinamica tra June e Serena Joy (Strahovski), rimasta vedova di Waterford e ora, ironicamente, finalmente incinta del suo primo figlio.

The Handmaid’s Tale ha sempre giocato e osato nel rapporto tra le due donne, feroci nemiche ma spesso legate da un’intensa complicità e condivisione del dolore. Nella quinta stagione l’odio tra loro raggiunge l’apice, e parallelamente si assiste anche al punto più alto della loro condivisione: sono entrambe madri, sì, ma madri a cui si cerca di impedire di esserlo. I ruoli tra loro si ribaltano costantemente, si passano il coltello a vicenda e il loro legame diviene più intenso, splendido nel suo dolore, mentre il destino sembra insistere per avvicinarle, ogni volta, nonostante le ferite che entrambe si infliggono a vicenda.

Il magistrale lavoro delle due attrici, più volte candidate a Emmy Golden Globes,  è la ciliegina sulla torta a una sequenza di scene brutalmente delicate, in cui i primi piani sui volti provati delle protagoniste non lascia scampo al conflitto di emozioni; The Handmaid’s Tale 5 è la quintessenza dello speciale legame, in ogni sua sfaccettatura, che può unire due donne.

The Handmaid’s Tale, una lettura dell’umanità

Mentre June tenta di frenare il proprio impulso violento e cerca disperatamente di riunirsi alla sua amata Hannah, sostenuta dal marito Luke (Fagbenle) che finalmente in questa stagione ha l’occasione di brillare, un altro personaggio che finalmente acquista spessore è il Comandante Lawrence (Whitford), pentito e cinico fondatore di Gilead, sempre al limite tra l’essere un personaggio sgradevole o un eroe. The Handmaid’s Tale ci ha sempre insegnato, infatti, che le motivazioni dell’uomo sono egoistiche, e mai come in questa quinta stagione si assiste all’instabilità dei concetti di Stato, di Unione Comune, di Fratellanza. Gli Stati Uniti sono tali solo nel nome, nella ricerca vana di un fronte unico mentre i singoli perdono tutto e vengono annientati. E così il dubbio viene anche a noi spettatori, che quasi siamo d’accordo col Comandante Lawrence, ambiguo persino mentre tenta di sovvertire dall’interno il mondo che lui stesso ha creato.

The Handmaid’s Tale è una storia vincente perché è una lettura brutalmente sincera sull’umanità, quasi profetica se si pensa che la prima edizione del romanzo risale al 1985. I personaggi, nessuno escluso, suscitano amore e odio, e va bene così. Perché, nonostante si provi a negarlo, è proprio nelle situazioni estreme che esce tutta la complessità dell’umanità: la Morale che ci è stata insegnata, e la sua spietata lotta contro l’innato istinto primordiale alla sopravvivenza. Che tutti portiamo dentro e che teniamo nascosto. Molto bene.

Disponibile su Amazon Prime Video.

 

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  • Distribuzione: Hulu
  • Genere: drammatico, distopico
  • Nazionalita: USA