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FUTURE. Immaginare il mondo di domani tra distopie eterno presente e nuovi mondi (im)possibili

Tra film post-apocalittici e distopie che sembrano già la copia carbone del nostro mondo

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taxidrivers magazine

EDITORIALE

Guardare a un futuro possibile non è mai stato solo un esercizio di immaginazione.
Il modo in cui la letteratura e poi l’audiovisivo hanno messo in scena i mondi che verranno è sempre stata l’occasione per parlare della propria epoca, l’indicatore di aspirazioni, sogni e desideri già radicati nel proprio presente.
È per tracciare l’evoluzione del modo in cui il cinema e la serialità hanno esercitato tale sguardo che nasce questo speciale. Un percorso che parte dalle più celebri distopie del passato fino ad arrivare ai giorni nostri,
individuando proprio nel passaggio alla contemporaneità un cambio di rotta sostanziale. Perché è il modo di immaginare il futuro, oggi, ad essere radicalmente cambiato. Un mutamento legato alle degenerazioni stesse del sistema tardo capitalista che, come descritto da Mark Fisher nel suo fondamentale saggio “Realismo capitalista”, ci rende impossibile, ormai, anche solo immaginare un futuro diverso dal nostro presente, la possibilità, anche ingenua, di una nuova utopia.

Tra film post-apocalittici (perché, scrive ancora Fisher, è pur sempre più facile immaginare la fine del mondo che la
fine del Capitalismo) e distopie che sembrano già la copia carbone del nostro mondo, passando per l’ormai imperante effetto nostalgia che permea gran parte delle rappresentazioni contemporanee, compresa la fantascienza (da qui il così detto retrofuturismo), il quadro che emerge è così quello di un cul de sac. Un eterno presente condannato alla reiterazione degli stessi modelli, di una stessa visione del mondo.

Nell’attesa, si spera, di un cambiamento, della ritrovata capacità di immaginare finalmente un nuovo futuro.
E, di conseguenza, un nuovo presente.
Buona lettura.

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