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brevi riflessioni su Cosmonauta

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Un piccolo racconto di formazione, una Caterina va in città in salsa indie e sognante, Cosmonauta proiettato a Venezia 2009 nella sezione Controcampo é la storia di Luciana, bimba del Trullo che nel 1957 scappa dalla prima comunione perché “comunista”.

Attorno a lei una mamma dai matrimoni sfortunati e confusi (una brava Claudia Pandolfi), un fratello strambo e stordito dai farmaci per epilessia e la sezione della FGC locale dove Luciana si alfabetizza alla vita nel suo circolo vizioso di sconfitte e passioni.

Il sottofondo storico, la corsa allo spazio di americani e sovietici, appare come nulla di didascalico, scandisce semplicemente l’atto della meraviglia e illusione dell’adolescenza, anche giocando con immagini vere di repertorio. Davvero un tempo con definiti schieramenti ideologici gli animi erano meno ingarbugliati? Susanna Nicchiarelli, regista e attrice, pare proprio chiederselo. Dopo vari cortometraggi e documentari, approda al racconto di un pezzo di storia così lontano, così vicino, con dei toni da commedia dolce e surreale e con una colonna sonora davvero interessante e non casuale. Vecchi pezzi degli anni sessanta vengono rielaborati dai torinesi Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo con la sensuale voce di Robertina, o dai sardi Sikitikis (ascoltate la loro versione di cuore matto), per poi aggiungere anche il nuovo rock indie italiano dei Virginiana Miller, direttamente da Viareggio. Anche grazie alla musica, e ad una sapiente fusione con immagini di repertorio, si può andare oltre i confini della Storia e parlare di oggi.

Natasha Ceci

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