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Interviews

Demetra Bellina in ‘Non credo in niente’. Intervista all’attrice

Il film, presentato al Pesaro Film Festival 2023, è una "poesia contemporanea"

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In Non credo in niente una delle protagoniste è Demetra Bellina. Il film, diretto da Alessandro Marzullo, è prodotto da Daitona e Flickmates. È tra i film presentati al Pesaro Film Festival 2023. Proprio a Demetra Bellina abbiamo fatto qualche domanda sul personaggio e sul film.

L’interpretazione di Demetra Bellina

Quanto è stato imprevedibile interpretare il personaggio di questo film? Stando alle dichiarazioni del regista il film gioca proprio sull’imprevedibilità dei personaggi. Come ti sei mossa in questo senso? Cosa hai pensato appena hai letto la sceneggiatura?

È stato molto imprevedibile. Il regista non mi aveva detto molte cose sul mio personaggio prima di mandarmi la sceneggiatura, ma mi aveva parlato del film in generale, di come sarebbe stato, di cosa voleva rappresentare. Per me era una cosa nuova anche perché è difficile che un regista della nostra generazione riesca a parlare della nostra generazione. Quindi ero molto emozionata, anche perché questo ruolo femminile non è assolutamente stereotipato: fa quello che vuole quando le va e non è né buona né cattiva. È una persona a 360° ed è stato bellissimo interpretarla.

 

Hai cercato delle ispirazioni per dar vita al tuo personaggio?

In realtà no perché il metodo del regista era spiegarti le cose prima di andare a farle. Prima di una scena ci diceva “qui succede questo e tu ti senti così” e così avevi modo di mettere quello che sentivi in relazione al personaggio. Spesso non dicono niente, mentre lui ci diceva cosa voleva ottenere dai vari personaggi.

Immagini e suoni

Il film è costruito in modo che personaggi, immagini e suoni viaggino di pari passo. Com’è stato lavorare in simbiosi con questi elementi?

Abbiamo iniziato a lavorare col compositore fin da subito. Ancora prima di cominciare le riprese ho registrato la canzone che c’è nel film perché il mio personaggio parla anche attraverso la musica (non è un personaggio di tante parole).

Il tuo personaggio, inizialmente e all’apparenza duro, si dimostra invece fragile con il procedere della narrazione, arrivando anche a piangere (in una bellissima scena dove si insiste su un tuo primo piano). La tua è un’interpretazione che si avvale molto della fisicità, nel senso che, a differenza di altri personaggi della storia, fai parlare i tuoi gesti e i tuoi sguardi piuttosto che le parole. Ti ritrovi in questa affermazione?

Ci sono alcune scene in cui parlo molto, ma sono isolate perché il personaggio è spesso solo ed è difficile che abbia molte persone con cui parlare: è una persona molto solitaria e si ritrova a fare un lavoro che non le interessa (come tante persone).

La scena a cui fai riferimento è stata divertente da girare ed è stata una delle ultime scene che abbiamo girato. Era l’ultimo giorno di riprese ed erano le 5 di mattina. Eravamo tutti stravolti e abbiamo portato l’energia di tutto il film lì. L’attore che recitava con me, Antonio Orlando, è stato bravissimo: in quella scena è esploso. Abbiamo fatto molte prove per quella scena perché è lunga, dinamica e succedono tante cose. Il regista ha voluto provarla spesso, ma non eravamo mai riusciti a farla così intensa. Antonio, invece, ha tirato fuori questa energia incredibile e mi ha colpita (internamente ed esternamente).

Demetra Bellina e il canto e il ballo

Un’altra caratteristica presente nel film è il ballo e il canto. Il tuo personaggio canta (e balla) andando, forse più di tutti, a fondersi con il ritmo del film. Com’è stato lavorare in questo senso? Anche te canti? Suoni? Com’è stato fondere recitazione e canto?

Bellissimo! Si potesse fare sempre! È stata un’occasione unica. Io faccio sempre presente il fatto che so cantare quando partecipo a un progetto. Questa volta, invece, Alessandro, il regista, mi ha ascoltata e mi ha fatto inserire una scena.

Ed è un momento che fa da contraltare con il resto della musica usata nel film e che, in qualche modo, descrive il tuo personaggio.

Assolutamente sì.

Quanto c’è di te nel tuo personaggio e viceversa? C’è qualcosa che hai preso in prestito da lei o che le hai prestato?

Sì, ho preso in prestito quello che gli altri personaggi dicono al mio personaggio: darsi una mossa e impegnarsi di più.

Questo film arriva dopo altre tue interpretazioni, anche e soprattutto televisive. Ti sei portata dietro qualcosa da quelle esperienze?

Sì, perché nel film abbiamo girato in pellicola, quindi non c’era la possibilità di girare tante volte le scene. Un po’ come le serie televisive dove il tempo è sempre poco e anche lì puoi girare poche volte. Mi è servito molto, il fatto di sbrigarsi, di fare subito bene.

Il cinema di riferimento

Qual è il cinema che ti piace? Hai qualcuno che usi come riferimento?

Ci sono tanti film e autori, più gli autori che gli attori, che mi piacciono. Mi piacciono alcuni attori più che altro per come li fa recitare un certo autore. Perché un attore dipende molto dai registi.

Mi piace moltissimo Godard, Wong Kar-wai, John Cassavetes. E il regista ha tratto molta ispirazione da loro. Cassavetes, per esempio, usa sempre Gena Rowlands che è un’attrice magnifica.

Questo film sarà presentato a Pesaro. Quali sono le tue aspettative in vista della proiezione?

Speriamo che venga molta gente a vederlo. Perché secondo me è un film diverso dagli altri: è una cosa che potrebbe colpire soprattutto le generazioni più giovani. Ma anche gli amanti di un certo tipo di cinema possono essere il pubblico di riferimento. Può piacere a grandi e piccoli.

Secondo me il modo giusto per definire questo film è poesia contemporanea perché riesce a essere crudo e realistico, ma anche poetico e sognante in alcuni momenti.

Progetti futuri?

Sto aspettando delle risposte.

Qualche aneddoto sul film?

Nella colonna sonora del film ho chiesto al regista di inserire una canzone di mio padre (che era un musicista) e che è venuto a mancare il giorno dopo la fine delle riprese.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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