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Love Film Festival

Love Film Festival intervista alla giurata e regista Andrea Simonella

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Abbiamo intervistato Andrea Simonella, regista di Uruguay, cortometraggio vincitore dell’edizione 2022 del Love Film Festival di Perugia, oggi giurata del festival.

Andrea Simonella e il Love Film Festival

Lei ha vinto l’anno scorso il Grifone d’Oro al Love Film Festival a Perugia; quest’anno è in giuria. Quanto si sente legata a Perugia in generale e a questo festival in particolare?

A Perugia mi sento legata dal fatto che l’avevo conosciuta per la prima volta un po’ di mesi prima, lavorando al film Dante di Pupi Avati, che è stato girato anche in Umbria; e di conseguenza sono rimasta per circa un mese e mezzo da quelle parti. Successivamente ho conosciuto Daniele Corvi, il direttore del Love Film Festival che sapeva che avevo fatto un corto e mi ha invitato ad iscrivermi. Anche se io sono seguita dalla società di distribuzione Premiere Film, ci tengo a precisarlo perchè mi trovo benissimo, loro mi hanno iscritta con il mio film a questo festival. Con molto piacere ho scoperto di essere nella cinquina e poi di essere la vincitrice. Tra l’altro, il premio si chiama Grifone d’oro ma sulla targa c’era la dedica come tributo a Pier Paolo Pasolini, regista al quale io sono molto legata. Infatti quando la protagonista riceve il messaggio, tanti magari non lo notano perchè è un attimo, il nome in rubrica è salvato come Pier. E Pier è una sorta di piccolo omaggio a Pier Paolo Pasolini. Passa inosservato ma è stato una sorta di portafortuna, ho messo dentro un mio portafortuna.

Tornando al Festival, come si sente ad essere dall’altra parte, a dover giudicare le opere di altri autori?

Debbo dire che, quando Daniele Corvi mi ha chiesto se mi andava di essere dalla parte della giuria, ho sentito anche un po’ di inadeguatezza perchè comunque io sono un’esordiente e mi sono sentita anche caricata di una certa responsabilità. Però poi mi sono fatta convincere e ho accettato di buon grado. Diciamo che lui è stato bravo a vincere quella che a volte è la mia mancanza di autostima e quindi ci vado veramente molto contenta, molto orgogliosa di questo impegno e spero di essere all’altezza.

Volevo farle i complimenti, perchè nel suo primo film ‘Uruguay’ è riuscita a dipingere una storia di per sé cruda con grande sensibilità ed intensità. Il film, che ha vinto diversi premi, è ambientato nel Friuli. Può dirci qualcosa in più sulle location?

Allora, la scena finale, quella sul pontile, sul molo dove c’è il faro è a Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine. Gli interni invece sono stati girati a Torino, per la precisione all’ex Ospizio dei Poveri Vecchi, edificio che è stato ideato da Antonelli e realizzato dal suo allievo Caselli. Questo perchè il cortometraggio è stato girato a fine 2020. Eravamo alla seconda ondata di Covid e c’era l’impossibilità di girare in strutture ospedaliere o comunque simili. Invece avevamo individuato questa location che si prestava molto bene; è chiusa, ma il Comune di Torino mette a disposizione alcune ale proprio per le troupe cinematografiche. Quindi abbiamo girato gli interni lì e il resto tutto in Friuli, tra Lignano Sabbiadoro, Tissano, qualche passaggio anche per Udine.

Parlando degli interni, l’ambientazione e soprattutto le atmosfere trasmettono proprio una sensazione di angoscia e di paura; sono molto vicine a un thriller e in parte anche al genere horror. Quanto c’è dell’esperienza fatta con Pupi Avati nel suo modo di fare cinema, di girare un film?

Innanzitutto, la troupe stessa era molto avatiana: il direttore della fotografia, che si è prestato anche come operatore nonché montatore visto che siamo proprio indie, è Ivan Zuccon, che è il montatore di Pupi Avati, e sappiamo benissimo che il montaggio è anche la seconda regia. Allo stesso tempo io, lavorando nella troupe cinematografica ed essendo legata alla figura del Maestro e alla sua filmografia in generale, devo dire che ho sempre apprezzato molto anche i suoi film gotici; il primo film nel quale ho lavorato con Pupi Avati è stato Il Signor Diavolo, che era proprio il ritorno dopo tanti anni al gotico padano, come lo chiama lui, e dunque mi piaceva ricreare quell’atmosfera. D’altronde la storia si prestava molto bene, sulla falsariga del gotico, senza però ricadere troppo nell’horror. Ho fatto presente questa esigenza a Ivan Zuccon visto che poi Ivan è anche regista indipendente di horror, perchè già di per sé la storia aveva delle forti sfumature, ma io volevo comunque far capire l’intrigo. Ho semplificato molto a livello di sceneggiatura, perchè quella iniziale faceva capire che c’era una sorta di combutta nel reparto a livello di infermieri; quindi sono andata a sfoltire la sceneggiatura per renderlo meno pesante possibile visto che si tratta appunto dello strumento del cortometraggio. Ho scelto proprio la durata di 15 minuti inclusi i titoli di coda, che viene richiesta anche a molti festival come target a livello di durata, quindi l’ho confezionato proprio volutamente così.

La Scuola di Cinema CS Cinema

Comunque lei ha esperienza, perchè ha fondato e dirige una importante scuola di cinema

Sì, con un socio da tanti anni mi occupo anche di formazione cinematografica, prima a livello di recitazione, adesso anche regia e sceneggiatura. I docenti sono tutti personaggi noti del panorama cinematografico italiano (tra cui Pupi Avati, Giovanni Veronesi, Laura Morante, n.d.r) ed il mio ruolo di titolare co-organizzatrice mi piace veramente molto. Tra l’altro quest’anno con il corso di regia e sceneggiatura produrremo come CS Cinema il nostro primo cortometraggio. Però noi produrremo e basta, saranno i ragazzi a scrivere la storia e a firmare la regia. E poi c’è anche il corso di recitazione, abbiamo avuto attori che sono stati scelti anche con ruoli importanti. L’ultima è stata Camilla Ciraolo che nell’edizione dell’anno scorso è stata notata da Pupi Avati che l’ha presa come protagonista dell’ultimo film, La quattordicesima domenica del tempo ordinario. Ma anche gli anni prima Veronesi ne aveva scelti due, Pupi Avati altri, quindi devo dire che la nostra è un po’ un’officina di talenti, chiamiamola cosi.

Le volevo allora chiedere che consigli sente di poter dare alle nuove generazioni.

Il consiglio che mi viene da dare è un po’ in controtendenza, perchè chi viene a scuola da me sente insegnanti importanti, per esempio Pupi dice sempre: “Non dovete avere un piano b, altrimenti finirete per fare il piano b”. Io invece tendo a dare un consiglio diverso, perchè io stessa ancora penso al piano b, al piano c nel caso, come tappeto d’atterraggio. Sicuramente consiglio di credere nei propri sogni, e comunque di lottare per quelli che sono i propri obiettivi; quando ci si pone un obiettivo importante, viene richiesta molta fatica per il suo raggiungimento, fa parte del percorso. Poi ricordo che il cinema è fatto di illusioni e disillusioni, e bisogna lavorare molto sulla resistenza. Secondo me serve tanta audacia, tanta buona volontà. La fortuna poi aiuta sempre gli audaci. Audacia e buona volontà. E poi la fortuna vien da sé. Farsi investire da questa passione, che senza passione non si va da nessuna parte, ma essere audaci e con molta buona volontà.

Considerazioni sul futuro del cinema italiano

Come vede il futuro del cinema italiano?

Io credo che in generale la linea che bisogna seguire è quella di valutare molto di fare film per il pubblico. E non vuol dire di abbassare la qualità, anzi. Il senso è di venir meno a questi film che vengono fatti più per vanità, per egocentrismo, per snobismo intellettuale e che si faccia film per il pubblico mantenendo una buona qualità e uno slancio culturale e artistico comunque dignitoso, ma che il pubblico venga considerato, altrimenti difficilmente riportiamo la gente al cinema.

Per riportare le persone al cinema, adesso ci sono queste iniziative dei 3.50 per una settimana

Sì, ci sono queste iniziative a 3.50 che io stessa utilizzo, però è anche vero che poi un film esce al cinema e dopo due mesi ce l’hai già sulla piattaforma; ci si dimentica degli esercenti e di tutto il filone distributivo. Bisognerebbe guardare anche all’estero; per esempio in Francia c’è una maggior tutela da parte dello stato nel garantire il fatto che i film non finiscano subito sulle piattaforme poco dopo l’uscita al cinema, una maggior tutela da un punto di vista distributivo dei film. Inoltre con il loro essere nazionalistici ci tengono a non fare delle scelte troppo mainstream, i classici film americani in sala, e tutelano i film francesi. E poi soprattutto in Francia dopo il Covid la gente è tornata al cinema; c’è anche una cultura, una promozione culturale, una politica culturale diversa, quindi qui si esce dal campo cinematografico, si sfocia nella politica stessa. Ecco magari bisogna considerare questa parte della stessa medaglia, da una parte fare i film per il pubblico, dall’altra parte ci deve essere tutela nel garantire i prodotti.

Parlando in particolare di cinema indipendente, all’estero è più tutelato.

Sicuramente in Francia, per non parlare degli Stati Uniti, dove è proprio un mercato tutelato. Tante volte si trovano proprio nel cinema indipendente le vere chicche, mentre qui si tende a fare le  scelte in modo commerciale, quelle che ti richiedono le società di distribuzione e prima ancora le società di produzione, perchè il prodotto è destinato al grande pubblico. Il produttore deve riprendere in mano la situazione e rischiare, non fare le cose comode, perchè così si ottengono i finanziamenti, si ottiene più facilemente la distribuzione. Parlo anche di fare delle scelte azzardate; ad esempio, io se guardo i film di Pupi Avati vedo che lui ha sempre fatto delle scelte un po’ azzardate anche sul cast, gli attori, sceglie o attori decaduti e poi riportati alla ribalta o nuovi emergenti; ha scoperto anche talenti.

La scelta degli attori protagonisti

Ci vuole occhio anche nella scelta degli attori. A proposito lei come ha scelto i protagonisti del suo cortometraggio?

Allora, per quanto riguarda Asia (Galeotti, ndr), la protagonista, ero indecisa tra due attrici, però poi Asia aveva quel dolore, quella sofferenza che sapeva mettere nel personaggio, al servizio del personaggio stesso, e si è rivelata poi una scelta azzeccata perchè Asia ha proprio un approccio autentico alla recitazione.

Un po’ come faceva Pier Paolo Pasolini

Infatti nelle mie velleità c’è proprio quello, a me piace proprio l’approccio autentico, reale, infatti in Uruguay un po’ per una questione che non potevo permettermi troppo impiego di mezzi, perchè il budget è limitato, non c’è la scenografia e non ci sono neanche i costumi. Questo non perchè io non dia importanza a questi due reparti, assolutamente. Solo che, dovendo lesinare su alcune spese, prestandosi bene le location, ho potuto arrangiarmi con una scenografia un po’ fai da te anche grazie all’aiuto di tutta la troupe e per quanto riguarda i vestiti, tolte ovviamente le divise, infermieri e dottori, ho preferito che ognuno portasse i propri, perchè pensavo che potessero stare meglio all’interno dei propri vestiti, nei propri indumenti che comunque erano vissuti, già portati.

E come ha scelto l’infermiere, Emanuele Cerman, invece?

Ah, lui è un suggerimento di Ivan Zuccon, perchè è un attore che ha lavorato anche in alcuni suoi film horror. Poi, soprattutto, Emanuele rispetto ad altri che avevo provinato, non sembrava il maggior sospettato. Nel senso che io volevo far capire che il ruolo dell’infermiere era il ruolo di un infermiere che agli occhi degli altri sembrava un po’ beniamino. Lui ha il volto da buono ed è una caratteristica che io cercavo; non doveva essere già uno che capivi che era un po’ torvo, un po’ losco.

Per ultimo, ha altri lavori in cantiere?

Si, adesso lavoro al prossimo cortometraggio, girerò qui in estate e sarà sempre a tematica femminile, la violenza di genere con il focus sulla violenza assistita cioè su quello che provano i bambini quando uno dei due genitori subisce degli abusi, dei maltrattamenti, che possono essere psicologici, fisici, ecc. Quindi continuo su questa scia, poi spero di arrivare al film. Anche se vedo una graduale rivalutazione del cortometraggio in quanto tale, io lo considero un apprendistato, quindi è utile per imparare per poi arrivare al lungometraggio.

Benissimo, aspettiamo la sua prossima opera. Intanto grazie ancora per la disponibilità e buon lavoro.

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