In streaming su Mubi, Short Sharp Shock rappresenta l’esagitato esordio nel lungometraggio del regista, sceneggiatore e produttore tedesco di origine turca Fatih Akin.
Oggi un nome piuttosto celebre e celebrato ai vari festival di cinema internazionali, il regista è balzato alla notorietà qualche anno dopo questo film con titoli come La sposa turca (2004), Ai confini del Paradiso (2007) e Soul Kitchen (2009), che ad oggi resta probabilmente il suo film più noto ed apprezzato.
Short Sharp Shock. C’erano una volta un greco, un serbo e un turco
Gabriel, Bobby, e Costa, rispettivamente turco, serbo e greco, sono amici per la pelle, divisi da tempo a causa delle vicissitudini di vita che li hanno coinvolti e dal fatto che Gabriel è stato in galera per diverso tempo.
Appena uscito, quest’ultimo intende rigare dritto e ricominciare un’esistenza all’insegna della correttezza che ha sempre contraddistinto la sua famiglia d’origine.
Ma quando la ragazza di Bobby si rivolge al ragazzo turco informandolo che il suo uomo sta mettendosi nei guai operando come uomo di fiducia di un bieco ricettatore, ecco che i guai tornano a coinvolgere l’ex galeotto.

L’amico Costa, nel frattempo, ha frequentato la sorella d Gabriel, rubacchiando qua e là e ficcandosi pure lui nei guai.
Nel cercare di salvare gli amici, Gabriel si metterà davvero nei guai, ma sarà il solo a riuscire ad uscire veramente da quel tunnel di illegalità dagli effetti letali.
Short Sharp Shock – la recensione
Il film d’esordio del noto ed apprezzato regista Fatih Akin, premiato al tempo della sua uscita al Festival di Locarno per l’interpretazione dell’affascinante attore turco-tedesco Mehmet Kurtulus, impegnato a rendere con passione il personaggio sacrificale ma generoso di Gabriel, ci trasporta da feste d matrimonio a duelli ove il sangue divampa in schizzi da emorragia senza speranza.
La vita di tre amici dediti al malaffare si riavvicina per questione di cuori e di affari, che Akin riesce ad intrecciare abilmente tra di loro, dando vita ad un thriller dai contorni sanguigni e dal ritmo schizofrenico che galvanizza se non al livello dei primi Scorsese, almeno quanto i primi gangster movie ironici e brillanti di humor nero di Guy Richie.
Le donne, tutte belle ed insofferenti mentre attraversano la vicenda alla ricerca di amore sincero e prospettive di vita che non le vedano relegate al ruolo di mero contorno, diventano lo strumento motivazionale dei nostri sbandati e sfortunati eroi imperfetti, che Akin tratteggia con mano sicura, anche se non senza una certa convenzionalità di fondo.
Sullo sfondo una Germania anni ’90 profondamente turbata ed eccitata dagli sconvolgimenti post caduta muro, all’interno della quale si è assistito ad una nuova solidarietà tra razze e popoli che finisce per delimitare amicizie e legami di sangue che non temono di sfidare eccessi e pericoli senza via d’uscita.