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‘Great Freedom’ di Sebastian Meise su MUBI, non s’imprigiona l’amore

Nel fulgente dramma del cineasta austriaco, Hans (Franz Rogowski) è incarcerato più volte nella Germania postbellica per omosessualità

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Greaat Freedom, Hans e Viktor in carcere uno di fronte all'altro scrutati da una guardia

Il miglior film austriaco che ci sia”. Così Marie Kreutzer, regista austriaca del recente e applaudito Corsage, definisce il film Great Freedom del connazionale Sebastian Meise, che MUBI distribuisce online dal 27 gennaio dopo la vittoria a Cannes 2021 (Un Certain Regard). E non sarà stata una dichiarazione d’istinto, quello della cineasta di Graz: l’occasione di un avallo così risoluto, infatti, è una dichiarazione rilasciata alla nota rivista del British Film Institute, Sight & Sound, in occasione del sondaggio sul migliore film di tutti i tempi, nella sezione dedicata ai registi. Un’affermazione ponderatissima, dunque, al di là della solidarietà tra compatrioti. Fatti salvi i gusti personali, c’è in effetti da credere che Great Freedom di Sebastian Meise sia un film destinato a lasciare il segno.

La storia, durissima e tenera insieme, è quella di Hans (Franz Rogowski), che nella Germania postbellica viene catapultato dai campi di concentramento direttamente alle prigione statali a causa della propria omosessualità, criminalizzata dal paragrafo 175 del codice penale tedesco. Fino all’abrogazione della legge nel 1994, seguiamo Hans lungo il montaggio che mescola i periodi di detenzione un decennio dopo l’altro, quasi assuefacendoci all’oscurità della prigione. Franz Rogowski, indimenticabile e laconico, resta per lo più eguale a sé stesso: uomo di grande libertà, che più che un’ora d’aria cerca un’ora d’amore. Un fulgente dramma di libertà e amore che nel buio della Storia sprigiona la più malinconica bellezza.

Il trailer

La trama

Nel 1968, Hans (Franz Rogowski) viene condannato da un tribunale tedesco come “deviato” per la propria omosessualità, sulla base del paragrafo 175 del codice penale e delle prove inconfutabili di amplessi registratati da una telecamera di sorveglianza. Non è la sua prima detenzione, non sarà l’ultima. Già costretto ai campi di concentramento durante la guerra, per le origini ebree, l’uomo sconterà ripetutamente la punizione del carcere per le proprie tendenze sessuali. A più riprese, ritroverà in prigione il primo compagno di detenzione, Viktor (Georg Friedrich), drogato e omofobo, che inizialmente lo tratterà con sdegno aggressivo, ma poi vi si legherà in amicizia, umanità e sofferta resistenza.

Baci rubati

Tra i titoli di testa, trascinati fino al prologo, c’è la pelle, prima che l’anima di Great Freedom. È un inizio che adesca, sin da subito, per l’autorialità senza compromessi del proprio sguardo. Sebastian Meise e il suo co-sceneggiatore Thomas Reider lo immaginano quasi come un found footage porno, con una pellicola che proietta in tribunale gli amplessi “rubati”, in formato vintage, da una telecamera di sorveglianza tra i bagni nel retro di un locale. Il campo cinematografico si restringe a un buco rettangolare nel muro. È amore usa e getta, più freddo della morte, ridotto com’è al voyeurismo violento della legge.

C’è in questa lucidità impassibile qualcosa che assomiglia sia a una linea “spietata” del cinema mitteleuropeo, che da Fassbinder va fino ad Haneke; sia alla stessa calma impassibile, ma empatica, con cui Franz Rogowski interpreta Hans. Per tutto il film, il crudo – il sesso, i nudi, le siringhe, la violenza – non sarà mai somministrato nella cottura sommaria del sensazionalismo cinematografico. Passato il prologo “giudiziario”, l’oscuro scrutare di Meise tra le prigioni di Hans riuscirà a trasportare lo spettatore molto vicino alla fisicità dei suoi protagonisti: senza melodramma dei sentimenti; senza exploitation della carne; senza giudizi morali o storici. In equilibrio penetrante.

Innocenti evasioni

Nessun genere di prigione espressiva, per Meise, né alcuna prigione di genere. Paradossale a dirsi, per un film quasi interamente ambientato in carcere: Great Freedom non è un prison movie. Certo, l’ambiente carcerario è valorizzato con insistenza sul piano stilistico. Il tempo, rimescolato dal montaggio che segue Hans in diversi momenti di permanenza nelle celle statali, viene pressoché appiattito, al limite dell’annullamento. Lo spazio è costantemente soffocato nell’ombra, a volte totale. Le poche luci sono verdognole, come nella Ronda dei carcerati di Van Gogh al Museo Puskin. A volte, più bronzee, colgono corpi che s’intrecciano voluttuosamente in qualche anfratto, per un amplesso nervoso, fulmineo, lancinante.

Hans abbraccia l'amante in cella nell'oscurità

Hans (Franz Rogowski) abbraccia un amante nell’oscurità. Naturalmente, reggendo una sigaretta

Con apparenza irragionevole, infatti, secondo le guardie carcerarie, la punizione dei “deviati” sarebbe quella di metterli insieme in apposite celle di isolamento: l’alcova è servita. Ecco, allora, che pur non essendo film di prigione, Great Freedom è, sì, film di evasioni: un escape movie in cui una delle vie di fuga è quella di abbandonasi, nell’oscurità, all’erotismo dei corpi. Coito, ergo sum: da sempre, questa è libertà, contro ogni repressione.

La ronda del “deviato”

Ma sarebbe un errore ingabbiare Great Freedom in una lettura, pur fondata, sulla resistenza a oltranza dell’amore fisico come atto di ribellione. Né, banalmente, è un film di sole fornicazioni. C’è, innanzitutto, la bella storia di amicizia tra Hans e Viktor, fatta di alti, bassi e vampate fisiche. C’è, questa volta quasi a sfiorare il melodramma, una storia d’amore che Hans rievoca dolcemente – con voce sovrimpressa su filmini privati in Super 8 – con un timido e più giovane insegnante, Oskar (l’italiano Thomas Prenn), anch’egli sotto arresto temporaneo. Soprattutto, c’è tutto il piattume fisico e morale della vita in carcere: lo scaffaletto con due oggetti, i messaggi (d’amore) scritti in codice bucando le pagine di una Bibbia, la sigaretta ricorrente col fiammifero che fende l’oscurità, il cesso a due passi dal letto.

Great Freedom: sigaretta accesa nel buio alla luce di un fiammifero

Tipico notturno di Great Freedom, tra fiammiferi e sigarette

Insomma: la ronda dei carcerati è per Hans l’eterno di ritorno del ciclo sesso libero\prigione, con la stessa imputazione di essere colpevole di amare. Quando Hans viene nuovamente messo in prigione, un dialogo scherzoso e dolceamaro con Viktor rende il senso di questa ciclicità.

Viktor: Piccolo il mondo, vero?

Hans: Ancora qui?

Viktor: E tu? Ancora pervertito?

Dov’è la libertà…?

Questo tempo che si ripete, o non tempo, è pertanto un tempo drogato; come i pasti in carcere, secondo quanto lamentano i prigionieri.

Fanculo le droghe contro la libido, ci prosciugano. Ce le hanno messe nel cibo anche durante la guerra.

Quando i carcerati assistono all’epocale sbarco sulla luna nel 1969, sono spettatori assenti, spenti, anestetizzati nella repressione della routine. Solo Hans, la sera, guarderà la luna con sguardo sognante dalle sbarre della prigione. Perché, in fondo, cos’è che rompe il cerchio dell’eterno ritorno della Storia e delle sue persecuzioni? Dov’è la great freedom del film?

Hans e Viktor assistono a un film fumando una sigaretta tra gli altri caarcerati

Great Freedom, Hans (a sinistra) e Viktor (a destra): lo sbarco sulla luna non è questo gran film

Sembra rispondere un pezzo della colonna sonora – per il resto, assolutamente silente – vale a dire una vecchia canzone (1963) di Mouloudji: L’amour, l’amour, l’amour. Che non per forza è fuori dalla prigione fisica. Nel gay bar che si chiama beffardamente The Great Freedom, un musicista scatena un assolo di jazz libero, o  free jazz. Gli uomini fanno l’amore nei sotterranei, come fossero in prigione. La legge contro l’omosessualità viene abolita, ma resta la malinconia dell’ombra, dello stigma sociale resta il peggiore dei carcerieri. Accendendosi l’ennesima sigaretta, anche Hans si sarà chiesto: dov’è la libertà? Rispondendosi, forse, come nell’omonimo film con Totò (1954) di Roberto Rossellini. E pensando, sicuramente, alla più eversiva delle evasioni: l’amour.

MUBI Gennaio 2023: la programmazione

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Great Freedom

  • Anno: 2021
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: Mubi
  • Genere: Drammatico, LGBTQ+
  • Nazionalita: Austria, Germania
  • Regia: Sebastian Meise
  • Data di uscita: 27-January-2023