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Ravenna Nightmare

I primi vent’anni del Ravenna Nightmare Film Fest

Si è conclusa la rassegna della parte oscura del cinema andata in scena a Ravenna

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Ravenna Nightmare Film Fest 2022

Un resoconto dal Ravenna Nightmare Film Fest 2022 (qui per il programma).

Andiamo nel regno del Ravenna Nightmare Film Fest 2022

La pulsione che il cinema dell’orrore primariamente mette in scena è la paura, come essa irrompe sulla superficie delle nostre vite, una quotidianità razionale che viene sconvolta. Dalle origini della letteratura gotica fino al cinema contemporaneo, molti sono stati i mutamenti riguardo la natura e la consapevolezza di queste paure, le cui forme prendono origine quasi sempre da narrazioni popolari e si riferiscono a tabù sociali.

Più un’epoca è razionale, votata all’efficienza e alla produttività, più ha bisogno del meccanismo d’evasione del fantastico. L’emozione esasperata, suscitata dall’evocazione di ciò che è straordinario nella natura, è anche una forma di liberazione dalla quotidianità, di abbandono al caos, una ribellione contro le repressioni della razionalità di un mondo votato a un assetto che mira a eliminare ogni eccesso.

Il cinema dell’orrore dà immagine a ciò che, per ordine sociale, non può avere diritto di cittadinanza nella nostra esistenza, pressata da processi di rimozione e negazione dei desideri. Dà corpo alle ombre, realizza incubi. Ci mette in contatto con i nostri fantasmi, erotici, aggressivi, mortuari, rappresentandoli su una scena di cui siamo spettatori nel buio, permettendoci di rielaborare esperienze traumatiche e disturbanti.

Ogni anno Ravenna ha il suo sabba cinematografico nel Nightmare Film Fest.

Lamberto Bava e Daniele Campea

Il Ravenna Nightmare Film Fest 2022

L’intervista di Mariangela Sansone a Lamberto Bava, che ha il cinema di genere e horror nei geni da due generazioni, ha inaugurato la serata finale della ventesima edizione, seguita dalla consegna dei premi.

Tra i lungometraggi, il kafkiano Kerr di Tayfun Pirselimoglu si è aggiudicato il Premio della Critica in collaborazione con il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani; il perturbante Madre notturna di Daniele Campea, invece, l’Anello d’Oro come miglior lungometraggio, assegnato dal voto del pubblico. Tra i cortometraggi, il premio della piattaforma WeShort va all’affascinante Censor of Dreams di Léo Berne e Raphaël Rodriguez; per la stessa sezione, il premio del pubblico è andato al conturbante Scale di Joseph Pierce.

L’omaggio a Lamberto Bava ha infine concluso il festival con la proiezione del suo Ghost Son.

Censor of Dreams

Tiriamo le somme con il direttore del festival

Per tirare le somme di un’edizione scintillante, ricca di ospiti, sorprese, scoperte e riscoperte, abbiamo intervistato il direttore e fondatore del festival, Franco Calandrini.

Qual è il bilancio di questa edizione nel ventennale del Festival?

Il bilancio è sicuramente positivo. Siamo partiti con un grande momento popolare, la proiezione del film Nosferatu musicato dal vivo dagli studenti del Conservatorio di Ravenna, una vera e propria apertura alla città, e il giorno dopo altri due film molto seguiti, un altro classico restaurato, Vampyr di Carl T. Dreyer e il doveroso, sentito omaggio al Jean-Luc Godard di Fino all’ultimo respiro. Poi abbiamo cercato di mantenere la stessa attenzione con i film del concorso e della sezione Contemporanea. E lì la cosa è un po’ più complessa, perché non è facile proporre un festival così particolare in una città piccola come Ravenna: non è una metropoli dove anche festival con una programmazione molto di nicchia possono trovare un loro pubblico. Tanto più in un momento in cui c’è un crollo del quasi 70% di presenze nelle sale: è comunque qualcosa con cui anche un festival deve fare i conti.

Quanto è difficile organizzare un evento come il Ravenna Nightmare Film Fest?

È molto difficile nel momento in cui tu non hai una sala cinematografica adibita solo per le proiezioni. Questo implica un impiego di risorse, sia economiche sia organizzative, pazzesco. Qui a Ravenna siamo ospiti in un luogo bellissimo che, però, nel resto dell’anno fa congressi e non film. Quindi lavoriamo moltissimo per riuscire a portare gli spettatori solo sette giorni l’anno nel Palazzo dei Congressi. È davvero molto faticoso.

Nel festival c’è il concorso di cortometraggi e lungometraggi, ma anche incontri letterari, la proiezione di classici del cinema restaurati e una sezione come Contemporanea. Quanto è complicato tenere insieme tutti questi aspetti del festival e come si rapportano fra di loro?

Questo intreccio di esperienze e linguaggi fa proprio parte del nuovo corso del festival. Noi siamo partiti vent’anni fa facendo film horror ed era molto semplice come messaggio da comunicare, anche il genere non aveva tutte le ibridazioni e le trasformazioni che sono avvenute nel tempo. Cambiamenti sia nel modo di fare i film che di fruirli. In questo senso, insieme al pubblico e al genere cinematografico, siamo cambiati anche noi. Abbiamo dovuto intercettare le nuove tendenze, ma anche abbandonare strade che ci sembravano in qualche modo concluse, che non conducevano a nulla di nuovo. Quel che più ci piace esplorare sono opere legate al lato oscuro dell’anima, un cinema anche non strettamente horror, ma che porta quel genere come una contaminazione in un altro tipo di narrazione. Aprirci al genere e non chiuderci nel genere. Senza escludere i nuovi fenomeni, anzi cercando il più possibile di comprenderli, per esempio quelli legati alla serialità televisiva che, in qualche modo, sta contaminando tutto il panorama cinematografico.

Com’è cambiato in questi vent’anni il Ravenna Nightmare Film Festival?

Spero che venga percepito come sia cambiato, in meglio. Siamo partiti da un concetto iniziale molto semplice: organizzare una rassegna che era di cinema horror e basta. Ora il festival ha raggiunto una sua maturazione, ha un maggior spirito di ricerca al suo interno, perché, anche quando affronta altri generi, spaziando dalla fantascienza al thriller, li contestualizza nella sua matrice che indaga il lato oscuro del cinema.

Franco Calandrini con Edo Tagliavini

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