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FESTIVAL DI ROMA

‘Educazione fisica’: Il tempo della connivenza e la regola dell’accomodamento

Alla sua opera seconda, il regista Stafano Cipani dirige un solido noir claustrofobico contestualizzato alla difficoltà di educare i figli nel modo più consono. Un dramma che si trasforma in un thriller soffocante, ma non meno incalzante, e che si avvale di un piccolo cast di cinque grandi attori in forma straordinaria.

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Educazione fisica

Nella sezione più glamour della Festa romana, ovvero Grand Public, Educazione fisica si fa notare come una delle più genuine sorprese italiane di tutta la manifestazione capitolina.

L’opera seconda di Stefano Cipani affronta di petto argomenti scottanti e di alto rigore civico ed educativo. Evidenziando come il mostro, che ognuno si porta spesso inconsapevolmente dentro, sia pronto a uscire ogni qualvolta ci si ritrovi messi alle corde, attaccati senza esclusione di colpi e costretti a difendersi di fronte a fatti e circostanze che si dimostrano evidenti, attaccando e reagendo nel modo peggiore laddove l’esperienza e il buon senso dovrebbero indurci a trovare una soluzione più saggia e opportuna.

Pochi interpreti, ma ispiratissimi, compongono il parterre dell’azzeccato cast: Claudio Santamaria, Giovanna Mezzogiorno, Sergio Rubini, Angela Finocchiaro, Raffaella Rea.

I figli “so pezzi ‘e core”, ed i genitori si trasformano in mostri pur di proteggerli dagli istinti che li hanno resi belve

I genitori di tre ragazzi tredicenni vengono inaspettatamente convocati, un pomeriggio come tanti, nella scuola dei rispettivi figli da parte della preside.

L’appuntamento è fissato a una data ora presso la fatiscente palestra del plesso scolastico, ma la direttrice li avvisa di essere in ritardo. I primi a presentarsi sono il padre e la madre di due dei tre ragazzi, convinti che il richiamo riguardi il fatto di essere stati scoperti in atteggiamenti compromettenti nell’auto di uno dei due da parte della stessa preside, solo qualche giorno prima.

Poco dopo giungono anche i due genitori adottivi del terzo ragazzo.

Quando anche la responsabile della scuola li raggiunge, i genitori scopriranno, non senza sconcerto, che i loro figli sono stati accusati di stupro di gruppo da una compagna di classe coetanea, a suo dire aggredita nelle adiacenze della scuola e violentata selvaggiamente a ripetizione dai tre giovani.

Increduli, esasperati, impotenti, predisposti a non credere al racconto della preside, che invece cerca di esporre i fatti senza commentare né prendere inutili posizioni difensive, ma appare invece protesa a delucidare la grave situazione ai genitori prima di denunciare l’increscioso accaduto alle autorità, i genitori si trasformano a poco a poco in belve.

In esseri disposti a tutto pur di insabbiare in qualche modo l’accaduto, arrivando persino a offrire un compenso in denaro alla responsabile, e alla vittima, pur di comprare il silenzio di entrambe.

Dinanzi a un comportamento del genere, la situazione si fa sempre più tesa, sino ad arrivare alle estreme conseguenze, che richiederanno organizzazione e saldezza di nervi, oltre che un’ intesa di ferro tra chi resta. Che sarà il frutto di un disperato compromesso, in cui anche il ruolo gerarchico e sociale di ciascuno dei genitori servirà a far valere certi diritti acquisiti sul campo, o arrogati come tali.

Educazione fisica – la recensione

Da un solido testo teatrale intitolato La palestra, scritto da Giorgio Scianna, e una sceneggiatura adattata per il cinema dai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, il regista Stefano Cipani, alla sua opera seconda dopo il successo di Mio fratello rincorre i dinosauri (2019), affronta ancora una volta, e se vogliamo, ancora più di petto, una tematica “sensibile”, come quella della violenza di minori su altri minori.

Ma soprattutto, attraverso una storia che inchioda lo spettatore alla poltrona, Cipani racconta la reazione devastante dell’adulto quando, messo con le spalle al muro, presa visione dell’atto vergognoso perpetrato dai propri figli ai danni di una compagna, si rifugia senza remore né esitazione alcuna sul sentiero dell’accomodamento, e della connivenza di gruppo. Cercando e vagliando con la precisione certosina del farmacista che ha poco tempo per trovare la soluzione giusta, ogni via intermedia per trovare un compromesso che possa scagionare la propria prole da quella che, in fondo, si trasforma in una ragazzata favorita dal comportamento civettuolo di una coetanea un po’ troppo disinibita.

Educazione fisica si inoltra nei recessi e nelle reazioni di chi si trasforma in un mostro per coprire la mostruosità commessa da un proprio caro, che non si vuole venga punito o condannato ad una vita di serie B.

E si avvale di cinque attori straordinari, in grado ognuno di cesellare un personaggio che diventa un ideale stereotipo legato alla provenienza e classe sociale, in un contesto in cui la furbizia e la capacità di destreggiarsi nell’arte del mercanteggiamento, si trasformano nell’unico triste e sciagurato modo e stile per fare la differenza in un contesto in cui correttezza e meritocrazia sono da troppo tempo tagliate fuori e relegate alla pura teoria.

Claudio Santamaria e Raffaella Rea sono i genitori amanti e della buona borghesia, mentre Sergio Rubini e Angela Finocchiaro sono i più semplici ma non meno scaltri genitori adottivi di Arsen; di fronte a costoro una preside inflessibile e sconcertata, resa con la solida professionalità da una straordinaria Giovanna Mezzogiorno.

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Educazione fisica

  • Anno: 2022
  • Durata: 88
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Stefano Cipani