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Mubi Film

‘Non cadrà più la neve’, continuare a credere per continuare a vivere

La ricerca di noi stessi molto spesso passa attraverso l'inspiegabile, come possono essere le mani di uno sconosciuto massaggiatore di Chernobyl

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Malgorzata Szumowska e Michal Englert firmano la regia di una pellicola che scommette sulla possibilità di cambiare l’indissolubile divenire di una realtà circoscritta dalla propria routine. Ne scaturisce un’opera dai tratti surreali con una trama fatta di sguardi e primissimi piani che raccontano lo stato d’animo di un’umanità rarefatta e attonita nel quotidiano confronto con sé stessa. Già in concorso nella 77 edizione della Biennale del Cinema di Venezia, in streaming sulla piattaforma Mubi, Non cadrà più la neve è prodotta da Lava Films con Kino Swiat, Mazovia Film Fund, Dl Factory e Match Factory Productions.

Non cadrà più la neve, la trama

Zhenia è un giovane massaggiatore dotato di un tocco che molti suoi clienti ritengono magico. Originario di Chernobyl, seppur senza permesso, lavora stabilmente a Varsavia recandosi ogni giorno presso un complesso residenziale popolato da una comunità di individui alla ricerca di un qualcosa che spezzi la loro angoscia interiore. Con le sue mani riesce a fare miracoli ma è soprattutto con l’ipnosi che i risultati sono portentosi. Tutti lo cercano e le donne gli si fanno sempre più vicine, seppure una sola sembri attrarne l’attenzione.

Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.

Jean-Paul Sartre

Silencio

Il luogo nel quale Zhenia svolge il suo lavoro è la messa in scena di una dimensione quasi onirica. Cristallizzata in una realtà che la fotografia di Michal Englert sospende idealmente in un freddo e impersonale agglomerato residenziale, fatto di villette una uguale all’altra, sembra attendere qualcuno o qualcosa che la renda di nuovo tangibile, vera. Sarà la neve, che s’immagina non possa cadere più, o un cambiamento improvviso dettato da uomini e donne chiamati a vivere oltre loro stessi. Imperterrito, il teatro della vita anima le sue figure e invoca il silencio, prodigio di una surreale manifestazione d’intenti, così come accade nel teatro lynchiano di Mulholland Drive. È  la nostra esistenza definita da una lunga e reiterata finzione. Nient’altro che una velata parvenza di umanità per celare la disperazione di una ricerca senza esito, nella quale significato e possibilità del vivere diventano un inestricabile labirinto di pensieri .

Non cadrà più la neve, l’inganno dell’immaginario

Sono tutti cani sciolti, soggetti abituati per vocazione a ubbidire solo a sé stessi. Erranti vagabondi di spirito che le virtù sprigionate dalle mani e dalla voce ipnotica di Zhenia traghettano oltre.  Lì dove non avrebbero mai pensato di giungere, nel recinto dell’immaginario. Avviene così che il reale e l’irreale si scambiano le parti e giocano con le loro creature, marionette legate ai fili del proprio subconscio e incapaci di afferrare la propria essenza e di fuggire lontani, al di là dei compromessi di una vita sempre uguale. Rinchiusi nel circolo vizioso di una ordinarietà i cui spasmi consumano lentamente quel che resta della loro umanità, i personaggi di Suzmowska ed Englert rappresentano bene l’ineffabile piglio dell’amore e della morte. Come loro sono mondi vicini e paralleli. Si guardano, si ascoltano, si parlano, si allontanano e tramano, continuamente.

Il femminile

La dimensione femminile pervade l’intera narrazione palesandosi come uno sfondo sempre più avvolgente, una monade dalle molte sfaccettature che riflette sé stessa nella figura di Zhenia. Ogni donna è uno sguardo, una sensibilità errante alla ricerca di un approdo in grado di riconfigurarne l’esistenza. Si trascina orpelli, malinconie, ricordi, affetti, uomini sfatti, animali e aspetta. Attende il proprio Paride, la scelta che non ha mai fatto. Il corpo e la mente anelano il calore di una passione da tempo mesta comprimaria della consuetudine. Il sesso è solo un mezzo, un disilluso Caronte chiamato a traghettare un’aspirazione vanesia di quella sfida che una volta chiamavano amore.

Gli interpreti

Non vi sono dubbi che molto del fascino di Non cadrà più la neve risieda nella scelta opportuna degli interpreti. Il protagonista è magistralmente impersonato da Alec Utgoff, capace di vestire i panni di Zhenia con la sensibilità e il mistero appropriato. Lui è un po’ il pifferaio magico della storia e come tale svolge egregiamente il suo compito, sia con le espressioni che con le parole. La macchina da presa è il suo complice più ispirato modulandone l’eleganza dei gesti e la mistica. Utgoff, ucraino di nascita e britannico di adozione, è il formidabile trait d’union di un cast di altissimo livello che, tra i tanti, annovera i nomi delle bravissime Maja Ostaszewska e Agata Kulezsa.

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Non cadrà più la neve

  • Anno: 2020
  • Durata: 113 minuti
  • Distribuzione: Wonder Pictures
  • Genere: dramedy
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Malgorzata Szumowska, Michal Englert