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IN SALA

‘La mia fantastica vita da cane’ di Anca Damian, attraverso gli occhi di una cagnolina la vita delle piccole gioie

Al cinema con Wanted questa estrosa animazione per gli amanti degli amici a quattro zampe, e per chi vuole riflettere sui valori della vita in una colorata danza surrealista

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La mia fantastica vita da cane di Anca Damian è un lungometraggio di animazione prodotto da Aparte Film e Sacrebleu Productions, distribuito in Italia dal 2 dicembre con Wanted Cinema.

Il film è un magico racconto della vita di una cagnolina, Marona, saggia e fedele amica con grandi insegnamenti da regalare a proposito di relazioni e gioia di vivere. Con questo suo piglio delicato e rispettoso, Marona si libra fluidamente in un mondo di immagini astratte, ma dalla potente concretezza.

La mia fantastica vita da cane di Anca Damian: la trama

Il film di Anca Damian si racconta come un lungo flashback di questa cagnolina, stesa a terra in fin di vita. Prima di salutare il suo presente, ci tiene a ripassare i momenti felici della vita passata.

Nove si chiama, in principio, perché è la nona cucciola di un mastino e di una fierissima bastardina. E sin da subito, dimostra avere molto ben chiaro come funziona la vita.

Per intenderci: quando aspetti il tuo turno nel grembo di tua madre e vedi che sei la nona in coda, sai fin da subito che avrai solo un nono della felicità e un nono delle ossa.

Nove non dura a lungo con questo nome e tra le zampe della mamma. Presto Manole l’acrobata l’adotta e la chiama Ana. La vita con Manole è felice e rarefatta, fino al momento in cui si spalancano le porte del mondo circense. In quell’occasione, la sua fidata cucciola decide per lui, e lo lascia alla carriera del circo a cui tanto aspira e in cui lei non è ammessa.

Dopo Manole, è il turno di un ingegnere, Istvan, con cui Ana diventa Sara. Tra la vita di cantiere, una madre malata e una moglie vanitosa, e per quanto sia forte l’affetto verso il suo “umano”, Sara rischia di essere accalappiata.  E da lì, scappa senza voltarsi.

A quel punto è Solange che la trova. Nuovo cambio di nome, Marona. Per questa famiglia atipica che la include, composta da Solange, sua madre single e il nonno bisbetico, la cagnolina dà il meglio di sé. Si occupa della vita di tutti i tre membri del suo nido, arrivando pure ad apprezzare la compagnia del losco gatto di casa.

Il mondo animato di Marona

È possibile donare la parola ad una cagnolina, e raccontare in prima persona della sua incredibile vita di sfortune e fortune alterne? La magia dell’animazione, eccentrica, pare affidarsi al surrealismo dei migliori: Dalì per i disegni, Buñuel per l’alternarsi tra “realtà” e fantasie immaginative. Dal momento che ancora poco esplorata, i pensieri e la prospettiva di un cane sono declinabili in qualunque modo, e la soluzione che Anca Damian e Brecht Evens hanno trovato, è virtuosa.

L’avvicendarsi di stili diversi, più o meno plastici e visionari, campiture più o meno intense e sfondi dai contorni fusi o linee rette senza interruzione: ciascun umano di cui Ana-Sara-Marona si prende cura, ha la sua realtà figurativa. E ciascun micromondo che l’umano porta con sé, si nomina così, con le immagini. Esattamente come al cane viene attribuito un nome, un nome che non appartiene ma che mostra possesso. Quello che non cambia sono gli occhioni espressivi di Marona.

Grandi e piccoli si troveranno con piacere davanti ai fogli dai quadretti grandi e le campiture righettate dei pennarelli a punta spessa: con questo riferimento a un passatempo senza fine e senza età, La mia fantastica vita da cane di Anca Damian ammicca a tutto il pubblico, a cui non risparmia alcuna riflessione.

Ad ogni colore il suo ricordo: il blu a Istevan, il rosso alla madre di Solange, il nero sono gli uomini scuri dell’accalappiacani. E Manole, l’artista, è arancione gommoso ed elastico, che va e viene tra il cielo e la terra.

Amici pelosi e saggezza “con il doppio delle zampe degli umani”

La regista si prodiga senza sosta per trasmettere l’ottimismo delle piccole cose, la felicità delle relazioni, quelle pure, incondizionate e disinteressate.

I cani hanno un’idea di felicità opposta rispetto agli umani: vogliamo che le cose rimangano esattamente come sono.

Nel viaggio di Marona, sono gli abbandoni a fare più male, dal momento che ciò che la rende felice è “avere un umano da sorvegliare”. Marona si dona, con tutta se stessa, anche se vede questi momenti di gioia come fugaci passaggi, e con una sua personale saggezza li racconta così:

La vita mi aveva insegnato che la felicità era una pausa dal dolore. Mi sentivo già vecchia.

Per ogni grande film, è giusto aver pensato a una grande chiusura, dalla potenza pittorica vertiginosa. La sequenza finale dell’inseguimento dell’autobus, su quella strada che determinerà la fine della sua corsa, è l’assolo danzato di La mia fantastica vita da cane di Anca Damian.

La Damian decide di far ballare i pensieri del cane e il cane stesso, elegantemente, da una memoria all’altra. In questo percorso tra i palazzi, l’animazione perfettamente sincrona e i colori che pure Mirò avrebbe amato, trovano l’espressione più libera e vivace. Malgrado sia ben chiaro allo spettatore che il momento drammatico che l’incipit aveva preannunciato, è arrivato, tra i colori e le forme.

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La mia fantastica vita da cane

  • Anno: 2019
  • Durata: 92 minuti
  • Distribuzione: Wanted Cinema
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Francia, Romania, Belgio, Stati Uniti
  • Regia: Anca Damian
  • Data di uscita: 02-December-2021