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Niente da dichiarare

Dany Boon (“Giù al Nord”) realizza per la seconda volta un mix tra commedia degli equivoci e campanilismo, aggiungendo però questa volta una riflessione sull’Unione Europea

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Anno: 2011 / Distribuzione: Medusa / Durata: 105’                                                   Genere: commedia /Nazionalità: Francia-Belgio /Regia: Dany Boon

Il regista francese del fenomeno cinematografico Giù al Nord, che ha ispirato il fortunato remake italiano Benvenuti al Sud, è tornato dietro la macchina da presa per realizzare una tagliente commedia franco-belga, che tratta il tema del razzismo campanilista e delle conseguenze comportate dall’istituzione del mercato unico in Europa.

Il 1 gennaio 1993 entra in vigore il trattato di Maastricht, che abolisce le barriere doganali fra gli Stati membri della Comunità Europea. Le frontiere doganali tra Corquain in Francia e Koorkin in Belgio stanno per chiudere, ma Ruben Vandevoorde (Benoit Poelvoorde), irascibile e xenofobo doganiere, non si rassegna all’idea che i francesi possano transitare incontrollati sul suolo belga. Per punire i suoi scatti di insubordinazione, il suo superiore lo obbliga a fare squadra con un doganiere francese, per sperimentare una nuova frontiera mobile. Mathias Ducatel, interpretato da Dany Boon, si offre volontario con lo scopo di diventare amico del temibile Ruben, perché segretamente fidanzato con la sorella Louise Vandevoorde (Julie Bernard). I due doganieri si dedicano al pattugliamento serrato delle strade di campagna a bordo di un catorcio e, tra le mille difficoltà e peripezie che si trovano ad affrontare, stringono amicizia. Quando  Ruben scopre che tra sua sorella e Mathias c’è del tenero, va su tutte le furie.

Dany Boon realizza per la seconda volta un mix tra commedia degli equivoci e campanilismo, aggiungendo però una riflessione sull’Unione Europea. Il regista francese prende spunto dall’inizio dell’unificazione monetaria, per raccontare i conseguenti disagi, relativi, ad esempio, alla chiusura degli esercizi commerciali nelle aree doganali, attraverso i personaggi dei locandieri abbattuti dalla fine imminente dei loro affari. Boon però  racconta anche le conseguenze positive portate dal processo di europeizzazione, ossia il superamento del razzismo tra Francia e Belgio.

La comicità legata agli equivoci linguistici non coglie granché nel segno, a causa del doppiaggio in Italiano, che costringe il film a fare a meno della sua nota distintiva. Riuscita e sottile invece la riflessione sull’Unione Europea: Dany Boon mette in scena con il sorriso i successi e le incertezze che il processo di europeizzazione ha portato con sé.

Francesca Tiberi

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