Una carriera che ancora oggi è raccontata nei libri di cinema quella di Monica Vitti, all’anagrafe Maria LuisaCeciarelli, che si è spenta all’età di 90 anni, compiuti lo scorso novembre. Ritiratasi da tempo dalle scene, ha combattuto fino all’ultimo, come ha sempre fatto anche sullo schermo, con una brutta malattia. In ricordo della grandissima attrice che è stata e che continuerà comunque a essere, ripercorriamo, in breve, la sua carriera attraverso i titoli più importanti.
Monica Vitti: gli inizi della carriera
Tutto ha inizio, dopo il diploma all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Silvio D’Amico, con alcuni ruoli in teatro. La sua caratteristica voce roca e l’innata verve diventano i suoi tratti distintivi insieme a versatilità e predisposizione per il mestiere dell’attrice. In seguito a un primo piccolo successo le viene consigliato di usare uno pseudonimo. Da lì nasce Monica Vitti, il cui cognome deriva da quello della madre alla quale l’attrice era sempre stata molto legata e che aveva perso in giovane età. Poco dopo viene notata da Michelangelo Antonioni. Con il regista instaura una relazione artistica e sentimentale e lui ne fa la propria musa. Ecco che l’attrice diventa la protagonista della sua celebre tetralogia dell’incomunicabilità.
L’incontro e la relazione con Antonioni
Al fianco di uno dei maggiori cineasti del cinema italiano Monica Vitti sale alla ribalta. Nel 1960 è Claudia, protagonista de L’avventura. Un anno più tardi si trasforma in Valentina, la tentatrice de La notte (qui per leggere la recensione). L’anno successivo è Vittoria ne L’eclisse (qui per leggere la recensione). E, infine, nel 1964, diventa la nevrotica Giuliana di Deserto rosso (qui per leggere la recensione).
La vena comica di Monica Vitti
Dopo una parentesi anche nel doppiaggio è chiamata da Mario Monicelli per un ruolo diverso. Il regista pensa, infatti, di sfruttare la verve di attrice comica della Vitti e la sceglie come protagonista per il suo La ragazza con la pistola (disponibile su Rakuten Tv e su Prime Video con abbonamento premium). In realtà, però, questo cambio di direzione era stato anticipato nel 1966 dal film di produzione britannica Modesty Blaise – La bellissima che uccide di JosephLosey. E anche da altre commedie italiane del 1967, tra cui Ti ho sposato per allegria di Luciano Salce e La cintura di castità di Pasquale FestaCampanile. Nel 1966 rifiutò un ruolo in Grand Prix di JohnFrankenheimer, dove sarebbe stata al fianco di attori del calibro di JamesGarner, ToshirōMifune e YvesMontand.
Nel maggio del 1968 venne anche nominata presidente della giuria al XXI festival del cinema di Cannes, ma, a seguito delle contestazioni del maggio francese, Monica Vitti si dimise dal suo incarico.
Tra Italia ed estero
Una volta archiviate le prime esperienze internazionali, si riconferma talento brillante in altri titoli nostrani. Tra questi Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di EttoreScola, Gli ordini sono ordini di Franco Giraldi e La Tosca di LuigiMagni.
Ma anche dall’estero molti registi continuano a volerla sul set. Oltre al già citato come Jean Valère per La donna scarlatta, Luis Buñuel per Il fantasma della libertà e André Cayatte per Ragione di stato.
Gli anni Ottanta e Novanta
Negli anni ottanta torna a lavorare con Antonioni per Il mistero di Oberwald, poi riceve il premio come miglior attrice al Festival di Berlino 1984.
Nel 1990 esordisce alla regia col film Scandalo segreto, da lei anche scritto e interpretato e nel 1992 recita nella miniserie per la televisione Ma tu mi vuoi bene? accanto a JohnnyDorelli. Alla Mostra del cinema di Venezia del 1995 riceve il Leone d’oro alla carriera.
Prima del ritiro dalle scene
L’ultima apparizione di Monica Vitti prima di ritirarsi dalle scene risale al marzo del 2002, alla prima teatrale italiana di Notre-Dame de Paris.
Alla sesta edizione del Festival del Cinema di Roma, nell’ottobre del 2011, le viene dedicata una mostra in occasione della quale viene presentato il volume La dolce Vitti, ideato e realizzato da Cinecittà Luce a cura di Stefano Stefanutto Rosa.