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Festival visioni dal mondo settima edizione

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Festival Visioni dal mondo: documentari «per analizzare la società del presente, denunciarne i problemi e andare verso un futuro da guardare con ottimismo».

Nelle parole del direttore artistico Maurizio Nichetti si condensa così la missione del festival Visioni dal mondo, in arrivo a Milano per la settima edizione dal 16 al 19 settembre con una doppia veste online e in presenza.

Dopo l’esperienza dello scorso anno, forzatamente in streaming, anteprime, incontri, roundtable e proiezioni varie tornano dal vivo, pur con posti contingentati e misure di sicurezza. Ma la possibilità di assistervi via web rimane «così non abbandoniamo chi ci ha seguito lo scorso anno da tutta Italia», ha spiegato Nichetti.

Ospite d’onore della manifestazione (completamente gratuita, suddivisa fra il Teatro Litta e il Museo della scienza e della tecnologia) è il regista inglese Nick Broomfield, pluripremiato per i suoi documentari dedicati alle icone della musica (da Whitney Houston a Kurt Cobain) che apre il festival con l’anteprima italiana di «Last Man Standing: Suge Knight and the Murders of Biggie & Tupac», suo nuovo lavoro sugli omicidi dei due rapper americani Notorious B.I.G e Tupac Shakur che aggiorna il suo lungometraggio «Biggie e Tupac» del 2002. Broomfield porta a Milano anche «My Father and Me», documentario molto personale sul padre fotografo, e incontra il pubblico per una masterclass.

Ma la full immersion nel cinema del reale si sviluppa soprattutto attraverso i lavori in concorso, guidati dal filo conduttore dell’edizione che è

«Smascherare il presente per costruire un futuro migliore»:

sostenibilità, clima, immigrazione, inclusione, così come scienza o intelligenza artificiale sono alcuni degli argomenti indagati dai documentari in gara, divisi nella sezione italiana (a sua volta suddivisa fra lungometraggi e corti) e in quella internazionale.

Tra i 10 lavori stranieri arriva in anteprima per il nostro Paese «A.rtificial I.mmortality» della regista Ann Shin che già ha inaugurato l’ultimo Festival di Toronto Hot Docs: un viaggio nei progressi tecnologici più all’avanguardia fra apprendimento automatico e biotecnologia che indaga su questioni affascinanti e inquietanti di vita post-biologica con le testimonianze di alcuni personaggi visionari.

Sul fronte italiano si va invece dalle piccole storie  come «I racconti del Santo Nero» di Ludovica Fales, su santi ed «ex voto» in Sicilia, a temi delicati come la riattribuzione del sesso in «Riflesso sullo schermo» di Matteo Faccenda o ancora si rivivono i giorni del lockdown in «Uguale a ieri» di Pepi Romagnoli.

Il film che chiude questa edizione, nella serata di premiazione, sarà invece «Tuk Ten» di Roberto Minini Merot, dedicato al jazz italiano e ai primi dieci anni dell’etichetta Tuk Music di Paolo Fresu.

Nei quattro giorni del Festival si inserisce poi «Visioni Incontra», una sezione a inviti dedicata ai lavori in work in progress o già in sviluppo avanzato, e c’è spazio anche per tavole rotonde, workshop e speed date pomeridiani con l’intento di far incontrare autori, imprese e produttori. Un modo concreto per aiutare i registi emergenti, ha sottolineato l’ideatore e presidente di «Visioni dal mondo» Francesco Bizzarri, in un settore che «ha resistito nonostante le difficoltà dell’ultimo anno.

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