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CANNES

‘Lingui’ di Mahamat-Saleh Haroun. Una gravidanza inaspettata a Cannes

C'è la gravidanza di una quindicenne del Ciad al centro del nuovo film di Mahamat-Saleh Haroun in concorso al Festival di Cannes

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Lingui (The sacred bonds) è il più recente film di Mahamat-Saleh Haroun, in concorso al Festival di Cannes.

Prodotto da Florence Stern, Pili Films, Goï-Goï Productions, il film è distribuito da Ad Vitam.

La trama di Lingui

Alla periferia di N’djamena in Ciad, Amina vive da sola con la sua unica figlia quindicenne, Maria. Il suo  fragile già mondo crolla il giorno
in cui scopre che sua figlia è incinta. L’adolescente non vuole questa gravidanza. In un paese dove l’aborto non è solo condannato dalla religione, ma anche dalla legge, Amina si trova ad affrontare una battaglia che sembra persa in partenza…

Cosa significa Lingui

Il titolo del film, Lingui, è una parola ciadiana che significa  legame o  connessione. Più in generale è ciò che unisce le persone per farle vivere insieme.  Implica solidarietà, aiuto reciproco,  sostenersi l’uno l’altro. Io posso esistere solo perché gli altri esistono: questo è lingui, questo è il filo conduttore, il sacro vincolo del nostro tessuto sociale. Si tratta di una filosofia altruista. E quando la lingui è rotta, presagisce l’inizio di un conflitto.

Il regista Mahamat-Saleh Haroun

Nato in Ciad, Mahamat-Saleh Haroun ha ottenuto il plauso della critica per i suoi cortometraggi prima di dirigere il suo primo lungometraggio, Bye-bye Africa (miglior opera prima, Festival di Venezia 1999).

Hissein Habré, A Chadian Tragedy è il suo primo film documentario, selezionato al Festival di Cannes.

A Season in France, invece, è il suo primo lungometraggio girato in Francia, con Eriq Ebouaney e Sandrine Bonnaire.

Lingui

Le dichiarazioni del regista su Lingui

Lingui è un film femminile, con protagoniste due donne. Viene spiegato così dal regista Mahamat-Saleh Haroun:

«È da un po’ che volevo dipingere il ritratto di una donna ciadiana simile a quelle che conosco. Sono donne sole, vedove o divorziate, che crescono i loro figli da sole. Spesso guardate dall’alto in basso dalla società, riescono comunque a trovare il modo di  arrivare alla fine del mese. Ho conosciuto una donna che si è trovata sola con i suoi figli dopo la morte del marito. Per guadagnare soldi per la famiglia, ha iniziato a recuperare sacchetti di plastica per fare corde e venderle. Volevo ritrarre la vita di queste donne che sono emarginate, ma non si considerano come vittime. Sono le eroine non celebrate della vita quotidiana. In Ciad, c’è stato un tentativo di approvare leggi sulla famiglia che avrebbero aiutato le donne con la gravidanza e la contraccezione, qualcosa di simile ai servizi di pianificazione familiare. Ma non è mai stato votato. Gli aborti sono vietati. Tuttavia, alcuni medici li praticano apertamente, per aiutare le donne in difficoltà. In nome di lingui, naturalmente».

La clip

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