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CANNES

‘Ha’Berech’ di Nadav Lapid in concorso al Festival di Cannes 2021

Ha'Berech, scritto e diretto dal regista israeliano Nadav Lapid, è uno dei film in concorso al Festival di Cannes 2021

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Ha'Berech di Nadav Lapid

Il 6 luglio ha preso il via la 74° edizione del Festival di Cannes, che torna dunque a popolare la Croisette dopo l’annullamento dello scorso anno. Tra i tanti film in concorso, tra cui gli attesi ritorni di Nanni Moretti, Wes Anderson e Paul Verhoeven, trova spazio anche HaBerech (Ahed’s Knee), diretto dall’israeliano Nadav Lapid. Il film, scritto dallo stesso Lapid e prodotto da Arte France, Cinéma Cinereach e Komplizen Film, dopo la presentazione a Cannes uscirà nelle sale cinematografiche francesi il 15 settembre, distribuito da Pyramide Distribution.

I due protagonisti di HaBerech sono interpretati da Nur Fibak e Avshalom Pollak.

Ha’Berech: la trama

Y., un regista israeliano di circa quarant’anni, arriva in un remoto villaggio in fondo al deserto per presentare uno dei suoi film. Lì incontra Yahalom, un funzionario del Ministero della Cultura, e si ritrova a combattere due battaglie perse: una contro la morte della libertà nel suo paese, l’altra contro la morte di sua madre.

Nadav Lapid

La carriera di Lapid ha seguito una rapida ascesa nel corso degli ultimi dieci anni. Nel 2011 ha presentato il suo lungometraggio d’esordio, Policeman, al Festival di Locarno, per poi ottenere un buon successo alla Settimana Internazionale della Critica del Festival di Cannes del 2014 con The Kindergarten Teacher. Con il film successivo, e ultimo fino a HaBerech, Synonymes, ha trionfato alla Berlinale del 2019, vincendo l’Orso d’oro. Adesso approda per la prima volta in concorso a Cannes, con una storia ancora una volta autobiografica.

Le dichiarazioni di Lapid su Ha’Berech

È un film molto personale e che rappresenta anche una sorta di rottura con i suoi lavori precedenti, come ha dichiarato lui stesso a Deadline:

“Ho iniziato a scrivere il film un mese dopo la morte di mia madre. Era l’editor dei miei film, stavamo montando insieme Synonymes all’epoca. Aveva un cancro ai polmoni ed è morta a giugno 2018, ho finito la sceneggiatura a luglio. La sceneggiatura è stata scritta in sole due settimane. Per Synonymes mi ci sono voluti 18 mesi e questa volta le cose sono andate molto diversamente. Abbiamo iniziato a girare dopo soli 11 mesi dalla scrittura e nel cinema di oggi è un intervallo molto breve. La conseguenza di questo processo era che non c’era tempo per meditare, per chiedere consiglio alle persone, si andava avanti costantemente. Il film è stato girato con un budget molto ridotto. Avevo appena vinto l’Orso d’Oro e avrei potuto farcela in modo totalmente diverso. Invece abbiamo sfruttato un piccolo budget e abbiamo girato in 18 giorni. Scommetto che non ci sono altri film [in concorso a Cannes] che sono stati girati in così poco tempo.”

Sul suo rapporto con Israele ha poi aggiunto:

“Sentivo che lo Stato israeliano era diventato insopportabile per me. Synonymes è stato presentato come un film molto critico nei confronti di Israele, ma la gente lo ha visto anche come una canzone d’amore per il paese. Sono totalmente d’accordo. Con questo film, ho deciso che non potevo più sopportare l’ambivalenza. Ho sentito la necessità di essere frontale. Ho cercato di essere il più diretto, brutale, onesto e sincero possibile nella sceneggiatura. La verità è terribile. Tuttavia, quando ho visto il film ultimato, ero ancora stupito che la mia intimità con Israele si sia insinuata.”

 

Leggi l’intervista concessa a Taxidrivers.it da Lapid nel 2019

 

 

 

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