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PANORAMA

Memento: 21 anni di ricordi per un cinema esploso

Leonard Shelby è affetto da amnesia anterograda; davanti allo spettatore cerca di ricostruire i fatti di un omicidio

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Memento è un film di Christopher Nolan uscito in sala nel 200, su una sceneggiatura del fratello Jonathan, e con Guy Pierce e Carrie-Ann Moss protagonisti.

La perdita della memoria recente precipita Leonard Shelby in un incubo: tra false piste e personaggi enigmatici cerca di risalire all’identità di colui che ha stuprato e ucciso sua moglie.

Ancora oggi, a 21 anni dalla sua uscita, guardare Memento fa venire il mal di testa: capostipite di una serie di film che hanno fatto della destrutturazione temporale e spaziale il punto di forza, anzi il fulcro della trama.

E mentre significante e significato, contenuto e contenitore coincidevano in maniera simmetrica, la progressione narrativa andava sempre più sfaldandosi.

LA REALTA’ IN PEZZI

È stato forse Quentin Tarantino, con Pulp Fiction, a destrutturare la linearità temporale al cinema, ma sicuramente Christopher Nolan con il suo secondo film, Memento, ha portato tutto ad un livello più alto: e non si parla assolutamente dello stesso campo teorica d’azione, ma neanche dello stesso universo, perché i mondi del regista di Tenet sono distanti galassie dal pulp tarantiniano.

Nel film, si parte da un avvenimento: dalla fine (il presente dell’IO narrante) si partirà allora verso dietro, dall’inizio si va invece in avanti, finchè le due linee rette si congiungono al centro, assicurando una contorta e geniale struttura circolare.

Mai al cinema qualcuno aveva osato tanto: sottocutanei, pensieri e inquietudini, che riconducono allo smarrimento sensoriale di fronte alla perdita d’identità.

Con poche suggestioni, Nolan trasforma una banale vicenda gialla (se pur con un inaspettato whodunit finale) in un noir esistenziale che sfuma nella tragedia greca, quella tragedia che costruisce la propria drammaturgia su una tesi centrale e da lì fa discendere la sua struttura narrativa e teorica.

Dopo più di vent’anni, il talento di Mr. Nolan è esploso e imploso insieme, dimostrandosi come uno dei pochi, grandi autori del nostro tempo capace di rivaleggiare con Kubrick: e il paragone non è azzardato, per come sulla superficie levigatissima delle opere di entrambi si rispecchiano le società contemporanee ma anche le paure, e per come gli intrecci antropologici e teorici riescano non solo ad influenzare, ma addirittura a formare la trama. Dal contenitore al contenuto e ritorno, insomma.

Già da allora, erano presenti tutte le tematiche care al suo linguaggio cinematografico, che saranno poi implementate, arricchite, ingigantite ma mai superate e rinnegate: il sottile confine tra realtà ed immaginazione, il senso dell’identità umana custodito nella linearità dello scorrere del tempo, il tormento interiore della vendetta.

Il tutto racchiuso in una vorticosa struttura circolare, costruita meticolosamente e sempre attenta a mantenere lo spettatore libero di fidarsi delle proprie percezioni e sensazioni, attribuendo un senso oggettivo e uno soggettivo a quello che vede.

DALLA NOUVELLE VAGUE AGLI ANNI ZERO PASSANDO PER MEMENTO

Un cinema interattivo fin dagli albori, insomma: con Memento era lo spettatore stesso a dover (ri)costruire la trama e quello che si svolgeva davanti ai suoi occhi increduli, con uno sforzo mentale sicuramente superiore rispetto alla comprensione passiva tipica della fruizione cinematografica.

Chi siamo? Che cosa siamo senza memoria? Quanto influiscono i ricordi nella formazione della personalità? E quanto influisce la percezione della realtà nel fare di noi quello che siamo? Domande vertiginose per un percorso altrettanto vertiginoso, che probabilmente necessitava di quel percorso a rebours ormai rimasto nella storia del cinema mentre riscriveva la grammatica del linguaggio.

Ogni tecnica rimanda ad una metafisica, diceva Bazin. E quantomai calzante è la definizione per il cinema di Nolan e per il suo straordinario Memento: il film comincia dove finisce, e prosegue a ritroso fino all’inizio.

Memento è senza dubbio l’apice di un percorso storico, quello del cosiddetto postmoderno. Se nell’epoca classica sono state narrate la quasi totalità delle storie, in quella moderna Hollywood aiutata dal cinema europeo ha iniziato ad interrogarsi su sé stessa, e su quale ruolo possa continuare a svolgere: ed è dagli anni ’60 che la Nouvelle Vague capisce che non è la storia ad essere importante, quanto il modo con cui la si racconta.

Memento è probabilmente l’apice, insieme al Pulp Fiction citato, di questa ondata che negli anni Zero si è esaurita per passare oltre (e altrove), arrivando a fare del noir una riflessione fenomenologica della realtà con un protagonista che dice “La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti, sono una nostra interpretazione, non sono una realtà, sono irrilevanti rispetto ai fatti”.

Senza per questo rinunciare al suo gusto di essere un’opera fortemente, appassionatamente cinematografica, con i personaggi secondari che si ritrovano ad interpretare “attori” in un gioco subdolo rimescolando le carte sul tema della fiducia, con uno sguardo oscuro sulla società contemporanea. Era necessaria allora una forza narrativa non indifferente per portare avanti l’incessante prosieguo di indizi che si accumulano al contrario, in un’opera di segnali, intelligenti minuzie, linee temporali accatastate, certezze frantumate e dettagli pericolosi.

Quello che resta, dopo 21 anni, è un film angolare inquietante e morboso, che pur partendo dalla fine non smette neanche per un attimo di instillare nello spettatore dubbi e domande alle quali forse si ha paura di trovare una risposta.

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Memento

  • Anno: 2000
  • Durata: 113
  • Genere: thriller
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Christopher Nolan