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FOCUS ITALIA

Barbara Ronchi attrice pura e purosangue

L'attrice Paola Lavini racconta i volti femminili del cinema italiano nella rubrica (RI)VISTE DA PAOLA LAVINI in esclusiva per taxidrivers.it

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Barbara Ronchi

Barbara Ronchi. Multitasking. Multiforme. Una bambola (anche perché bella) di quelle con cui giochi, ridi e piangi. Ma non è di pezza, pare di pongo. Perché si lascia trasformare, colorare dai registi con cui lavora. Con molta delicatezza, grazia e bellezza di modi, di forma.

Barbara Ronchi (Ri)vista da Paola Lavini

È un’attrice cara, a cui vuoi bene, non solo perché è brava, ma anche perché ti rassicura in ogni parte che fa. È giusta. Mi guarda con quegli occhi grandi da cerbiatta. Ma come fa a non diventare banale?

In Padrenostro, bellissimo film di Claudio Noce, le mettono una parrucca bionda e le lenti a contatto chiare e lei sa portare tutto come se fosse realmente suo. Come se quegli oggetti fossero già nel suo armadio. Una protagonista che sa stare al suo posto. Come fa una moglie di fianco a un uomo importante anche nella vita vera. Non strafà. È. C’è. Con il marito, con i figli. Lascia agli altri il loro spazio, pur mantenendo il suo. È una dote rara. Esserci, piacere, senza bisogno di fare nulla.

Ha un segreto nel modo in cui usa gli occhi: quando  li muove pare spostare anche le pupille e la sua emozione, silenziosamente, arriva dentro ai miei occhi e mi ci rispecchio, mi ci perdo, percependo tutto senza che lei dica niente. Ecco, se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, io penso che questa ragazza abbia un’anima nella sua vita e che questa si veda con molta naturalezza nel suo lavoro. Per me questo è il segno di un’attrice pura e purosangue.

Scena clou

La scena è quella in cui Gina Le Rose (Barbara Ronchi) telefona alla madre per raccontare dell’attentato al marito.

È bravissima nel tranquillizzare i genitori (ed anche lo spettatore), nel trattenere le lacrime, nel farle scivolare via senza che nessuno se ne accorga. La voce è rassicurante. Non trema. Anche se piange, trattiene tutto dentro, comunica una notizia tragica filtrandola con i suoi modi di madre e a sua volta di moglie che ha imparato a convivere con una vita fatta di inquietudine a causa della professione del marito. In quel momento lei rappresenta ogni madre e in particolare quelle abituate a soffrire in silenzio tenendo tutto in equilibrio, anche quando dentro hanno l’inferno. E mi viene in mente Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia.

(Paola Lavini)

Leggi anche: Mi piace raccontare storie di donne normali. Conversazione con Barbara Ronchi protagonista

(Ri)viste da Paola Lavini

In esclusiva per taxidrivers.it l’attrice Paola Lavini ci racconta i volti femminili del cinema italiano. Paola è una donna per le donne, che si impegna a celebrare il talento femminile.

La rubrica (Ri)viste da Paola Lavini, alla quale siamo onorati di dare spazio all’interno di taxidrivers.it, nasce con l’obiettivo di supportare il ruolo delle interpreti femminili nell’industria cinematografica e audiovisiva italiana.

PAOLA LAVINI

L’attrice Paola Lavini

Chi è Paola Lavini?

Paola Lavini è una forza della Natura, un talento dirompente. L’attrice è il volto poliedrico di un’Italia dalle molteplici identità: ricca di culture, dialetti, stereotipi e in continua trasformazione. Modenese di nascita, mamma del sud, Paola Lavini è la nostra mappa di culture dialettali che attraversano lo stivale da nord a sud.

L’abbiamo vista in una molteplicità di ruoli dal cinema, al teatro, al musical, dove può esprimere la sua voce potente. Per citarne alcuni: Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti, Anime Nere di Francesco Munzi, Tempo Instabile con Possibili Schiarite di Marco Pontecorvo, Corpo Celeste di Alice Rohrwacher, Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabito, Il figlio più piccolo di Pupi Avati, Sangue Pazzo di Marco Tullio Giordana, Uno su due di Eugenio Cappuccio e tanti altri.

Continua a leggere: Cosa Sarà, un film destinato a rimanere. Conversazione con Francesco Bruni

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