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Con L’inferno dei mongoli arriva in dvd il Marco Polo d’arti marziali

Disponibile in edizione limitata numerata il dvd de L'inferno dei mongoli di Chang Cheh.

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Con locandina del film inclusa nella confezione, la neonata etichetta High Show riscopre su supporto dvd – in edizione limitata numerata – L’inferno dei mongoli. Diretto nel 1975 da Chang Cheh, un titolo conosciuto all’estero anche come The four assassins e Marco Polo.

Perché è proprio nei panni dell’esploratore veneziano che la produzione Shaw Brothers in questione cala il Richard Harrison poi riciclatosi in un’infinità di pellicole incentrate sui ninja.

Sebbene, in realtà, intenda tutt’altro che fornire una ricostruzione storica delle vicende che lo hanno riguardato. In quanto il tutto prende il via dal momento in cui giunge alla corte del Kublai Khan alias Thung-Chun Li. Corte dove, accolto solennemente, viene incaricato di raccogliere notizie durante il viaggio che intende compiere nell’impero cinese, dominato dai mongoli. Ed è tre anni dopo che, consegnata una relazione al suo committente, a causa di focolai in rivolta viene inviato dallo stesso alla testa dell’esercito. Ma con tre formidabili guerrieri come scorta; man mano che comincia a dubitare dell’onestà della missione affidatagli. Nel corso di oltre un’ora e quaranta di visione annoverante nel cast il compianto Sheng Fu, prematuramente scomparso nel 1983 a neppure ventinove anni.

Una vera star della celluloide d’arti marziali dagli occhi a mandorla, vantante più di quaranta interpretazioni in appena dieci anni di carriera. Interpretazioni comprendenti nel mucchio Gli implacabili colossi del karate di Chung Sun e Boxer rebellion, sempre diretto da Chang Cheh. Il Chang Cheh che, tra l’altro, è stato maestro del John Woo trasformatosi tra gli anni Ottanta e Novanta in uno dei massimi esponenti dell’action movie. Grazie a veri e propri capolavori del genere quali The killer e Hard-boiled, impreziositi da coinvolgenti scontri a fuoco orchestrati come fossero autentici balletti. Rispecchiando, in un certo senso, proprio la lezione impartita dalle migliori sequenze presenti ne L’inferno dei mongoli.

Del resto, al di là della notevole cura di scenografie e fotografia, a rendere memorabile l’insieme non possono provvedere altro che i conflitti corpo a corpo.

Conflitti inizialmente consumati sia a mani nude che ricorrendo alle spade, per poi essere messi da parte in favore di un’immancabile parte centrale di addestramento. In questo caso mirato all’apprendimento dell’antica arte delle mani di ferro. Fino alla altamente spettacolare fase conclusiva de L’inferno dei mongoli, con tipico confronto solo contro tutti e lance, archi e frecce tirati in ballo. Il trailer italiano, uno francese e due tedeschi occupano la sezione extra del disco.

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