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THE NEW POPE: il secondo papa secondo Paolo Sorrentino

Si è conclusa la seconda stagione della storia dei Papi di Paolo Sorrentino: straordinaria ed immaginifica

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Partono con il piede giusto, le nuove puntate del Papa di Paolo Sorrentino, perché aprono infinite possibilità narrative con il comodo escamotage del nuovo enclave in vista, e perché fortunosamente e fortunatamente aderiscono in maniera fatale a quell’attualità che ha visto l’avvicendamento storico di due papi viventi nello stesso momento -l’uscente Benedetto XVI e l’attuale Francesco.”: partiva così la nostra recensione sui due episodi di The New Pope di Paolo Sorrentino visti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, due episodi scelti con la consueta disinvolta eccentricità da un Sorrentino che preferiva mostrare l’episodio sette dopo quello due, ovvero svelare buona parte della trama a spettatori che potenzialmente spoiler non ne avrebbero voluti. Ma a visione ultimata, si può anche perdonare: perché i due frammenti in questione erano due riflettori puntati uno su John Malkovich e uno su Jude Law, e al di là di questioni puramente legate alla comunicazione e alla pubblicità sono loro due, o meglio i loro personaggi papa Pio XIII e papa Giovanni Paolo III, ad essere le due spole teoriche tra le quali si muove il tessuto della trama.

UN PAPA PER OGNI STAGIONE

The New Pope ristabilisce l’ordine che si era creato con la chiusura della The Young Pope: una serie strabiliante perlomeno dal punto di vista visivo, che lasciava interdetti su quello metaforico e teorico. Perché se le varie sottotrame legate a Lenny Belardo (un Jude Law sornione e sinuoso come poche altre volte) restavano insolute, facendo restare anche il personaggio un grosso punto interrogativo, in questa che è ovviamente a tutti gli effetti una seconda stagione il senso di Belardo viene chiarito e delineato attraverso l’operato e la definizione del suo opposto, John Brannox. The New Pope in qualche modo resetta la stagione precedente e sviluppa le potenzialità parzialmente intrinseche della prima serie, perché dopo un Papa divenuto santo per i fedeli ce n’è adesso uno che parte da un ascetismo riconosciuto per arrivare dall’altro capo del percorso. I due papi sono misteriosi e provocatori, ognuno a suo modo, confermando uno dei punti fissi del cinema di Sorrentino o meglio delle sue trame e delle sue geometrie, cioè che l’assenza è presenza. Niente di nuovo sotto il sole, vero: ma è la maniera con cui il regista mette in scena le sue ossessioni, il suo pensiero, le sue assenze e i suoi vuoti che è stupefacente, dirompente, così personale da risultare alla fine con una potenza unica tale da far diventare Paolo seriamente uno dei registi più importanti della sua epoca. In questi nove episodi, lunghissimi a tratti, velocissimi nel pensiero, così lenti nel loro ritmo ma così maestosi nella loro portata teoretica, succede tutto e niente, nessun personaggio sembra muoversi dalla sua allocazione narrativa mentre alla fine ce li ritroviamo dove non ce lo aspettavamo.

THE NEW POPE

OGGI COME DOMANI, DOMANI COME IERI

The New Pope, rispetto a The Young Pope, ha forse la capacità di mostrarsi (inconsapevolmente?) più attuale, determinando in questo modo alcuni snodi fondamentali della trama che svicolano tra papi deposti in vita, terrorismo islamico, idolatria. E anche se sembra solo una lettura superficiale, a sentire Paolo Sorrentino quando dice che per creare le sue trame “basta stabilire i personaggi, un minimo di trama, e il resto è quasi automatismo” viene spontaneo pensare che l’approdo del nono episodio sembra essere stato in testa all’autore fin dalla prima, incredibile immagine del primissimo episodio della prima serie. Il Vaticano e la religione cristiana fanno parte integrante della struttura narrativa globale, ma possono prestarsi benissimo a comode ed ampie metafore dell’uomo: eppure, si percepisce un certo gusto autoriale nel disegno di certi risvolti, come la presenza femminile in luoghi unicamente maschili, tema particolarmente caldo e che in genere si presta a fortissime cadute di stile e originalità. Sorrentino invece sembra incunearsi nelle tematiche, prendendosi tutto lo spazio possibile per osservare la realtà dai punti meno frequentati ma più importanti. Come il femminismo, appunto; come gli agi religiosi, anche; non ultimo, come la pedofilia.

Si potrebbe arrivare a dire che la modernità di The New Pope è quasi impercettibile quanto necessaria: perché è portata avanti attraverso una scrittura densissima che non dimentica né i personaggi secondari (disegnati in punta di penna) né lo sfondo, il contesto.

THE NEW POPE

DIVERTIMENTO BAROCCO

Luca Canfora ha lavorato sui costumi insieme a Carlo Poggioli. Se a parlare dovessero essere i numeri, basta leggere qua: 4.500 costumi, 1.100 paia di scarpe, 300 croci preziose per cardinali e vescovi, 200 croci per suore, frati, ordini religiosi, 350 anelli preziosi per cardinali, vescovi, 450 papaline e cappelli, 12.000 grucce appendiabiti, 4 ricamatrici, 120.000 pietre usate per i ricami sui piviali papali, 200 bozzetti disegnati, 12.000 metri di tessuto utilizzati. Un vero e proprio tempio di stile e bellezza, che nei fatti tramuta la serie coprodotta da Sky e HBO in un luogo ai confini con la favola barocca, e dove i personaggi diventano quello che sono anche attraverso il loro look. Abiti e non solo che lasciano senza fiato per la loro maestosità ma anche per come riescono a restare in equilibrio perfetto tra normalità e grottesco, riuscendo alla fine a spaventare quasi per la loro imponenza e il loro fascino voluttuoso. A volerne dire male, ma arrivando per forza a dirne bene, The New Pope è la dimostrazione fisica e visiva quindi prepotentemente vera che in questa fase calante del cinema e dell’immaginario basta avere una visione chiara dei tuoi personaggi e un apparato scenografico che oltre ad essere sontuoso è intimamente calato e impregnato di trama e di senso, per poter creare un’opera metatestuale fondamentale. The New Pope è forse questo, allora: è la perfezione estetica, l’armonia degli opposti, una galleria d’arte rimpicciolita e adattata alla struttura televisiva, lo spianamento dei confini tra grande e piccolo schermo. Insomma, la vittoria del significato che si fa significante, il contenitore che spiega il contenuto, un tutt’uno tra forma e senso che non ha eguali, nel cinema e in tv, almeno nel nostro Paese.

THE NEW POPE

IL MIGLIOR PAPA POSSIBILE

Un (meta)senso che poi si spinge molto più in là di quanto si possa pensare: perché dal Potere che è -sempre- peccato si arriva di volta al volto umano del Male -Voiello, ma non solo-, arrivando alla contemporaneità più surreale e problematica. Sempre e comunque sviscerato in maniera dissacrante, divertita e spesso anche divertente: perché non è da trascurare la componente ludica nella scena sorrentiniana (così’ vicina, anche in questo, a Fellini), Paolo diverte e si diverte destrutturando ogni cosa, dalla morale ai titoli di testa e di coda, mostrando il reale in tutta la sua abbagliante, bellissima irrealtà. The New Pope è insomma Paolo Sorrentino all’ennesima potenza, che eleva i valori (e i plusvalori) di The Young Pope perché l’universo barocco, scintillante, decadente, simbolista, enigmatico, sontuoso di Paolo Sorrentino sembra essere più che mai adatto al format televisivo, con le sue lunghezze e le sue potenzialità narrative. Portando di fatto The New Pope tra le vette più alte non solo della televisione, ma anche del cinema e finanche dell’immaginario contemporaneo.

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