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VISTI AI FESTIVAL

Mila di Christos Nikou apre la sezione Orizzonti di Venezia 77

Primo film della sezione Orizzonti (Venezia 77), Mila del regista greco Christos Nikou costruisce una storia personale e provocatoriamente collettiva sulla perdita della memoria e su una difficile, nuova identità

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Il film greco Mila del regista esordiente Christos Nikou, (con Aris Servetalis e Sofia Georgovasili) inaugura la sezione Orizzonti di questa edizione della Mostra del Cinema  (Venezia 2020).

Una storia sulla quale forse si sta troppo discutendo, nel volerle attribuire a forza significati altri, rispetto a quello di fondo, già carico di interrogativi e non facili risposte. Complici la critica da una parte, il regista dall’altra.

Mila: la vicenda

In un passato non ben definito (si pensa però a venti, trent’anni fa), il protagonista, uomo sui quarant’anni che sta vivendo una sofferenza tutta sua, all’improvviso si ammala. Viene colpito dal virus della dimenticanza, tremenda pandemia che alcuni ospedali fronteggiano sperimentando un protocollo, se non di guarigione, almeno di adattamento.

Si chiama Nuova Identità e l’uomo, non reclamato da nessun parente,  gli si affida. Deve seguire giorno per giorno le prescrizioni ideate da una coppia di psicologi piuttosto inquietanti e surreali, comunicate    attraverso la freddezza di una segreteria telefonica. Fotografarsi, poi, alla fine del compito eseguito. E costruire un dossier con le immagini, a  testimoniare le esperienze vissute.

Il soggetto del film

Le foto che i pazienti accumulano su di sé fanno pensare alla costruzione di nuovi ricordi per il futuro tutto da costruire, ma  anche a momenti della propria vita passata, per ritrovarsi, almeno un po’, nello spaesamento che li ha investiti.

I compiti sono all’inizio semplici: andare in bicicletta o in macchina, tuffarsi in piscina, vedere un film horror al cinema. Ma via via si fanno più complessi. E non basta, al nostro uomo, confrontarsi con la ragazza incontrata al cinema che, come lui, deve affrontare lo stesso percorso di recupero.

Il soggetto del film non sarebbe niente male. Anche se rappresenta il solito quesito sul rapporto  con il proprio passato, sempre uguale e sempre irrisolto.  Al nostro di uomo che molti chiamano Aris (dall’attore Aris Servetalis, ma che a noi pare non sia mai nominato) vengono offerte almeno due opportunità per  uscire  dalla smemoratezza, ma lui sceglie soluzioni che volutamente lo fanno rimanere lì. Nella sconsolata solitudine, nell’anestesia funzionale all’ anima.

 

Orecchie di Alessandro Aronadio: un sintomo che apre nuove consapevolezze

Cinema e letteratura ci hanno abituati allo stratagemma del trauma come occasione per il viaggio verso la consapevolezza. Ci si sveglia una mattina e non si è più gli stessi. Senza scomodare la profondità di Gregor Samsa, per carità! Ci viene in mente un film leggero leggero eppure efficace, evitando di ricorrere a eccessive pandemie e distopie: Orecchie di Alessandro Aronadio. Un lui (Daniele Parisi) anche qui innominato, si ritrova una mattina al risveglio con un fastidiosissimo fischio alle orecchie.

La scelta è quella di amplificare il fenomeno e trattare il paradosso scherzosamente, perché al nostro ragazzo, oltre alla sordità, ne succedono di tutti i colori. Con la morale che, solo facendo pulizia tra le cose che davvero contano, e ascoltando selettivamente, si può arrivare al riscatto esistenziale.

Del tutto diversi i toni che Christos Nikou ha voluto dare al suo Mila. Atmosfere ovattate, inquadrature ristrette, colori opachi, a parte quello vivo delle mele che danno il titolo al film e che sembrano l’unico elemento di continuità con il passato. Consumate guarda caso meticolosamente, tagliate a fettine con pignoleria, mai addentate in modo deciso.

«L’idea delle mele mi è venuta in mente circa otto anni fa – commenta il regista – quando ho cercato di dimenticare la morte di mio padre, evento dal quale ho sviluppato tutta una serie di pensieri riguardo i temi della perdita e dell’identità. Mio padre amava le mele e questo film vuole essere, per certi versi, un omaggio al mio ricordo di lui e un mio modo per cercare di realizzare, anche se solo nella finzione, ciò che non sono stato in grado di fare nella vita reale, cioè dimenticare».

Storia personale e collettiva non ben armonizzate

Una storia tutta personale, quindi, in cui l’elemento distopico sembra solo sovrapposto: sfondo che stride con la narrazione in primo piano, come a voler dare a tutti i costi uno spunto  di riflessione sui pericoli della modernità.

Il limite del film è proprio questo: aver rappresentato un dolore del tutto individuale, esplicitato già nell’incipit,  e non un generico disagio dei nostri tempi, che potrebbe giustificare il ricorso all’epidemia.  Nessuno è tornato a riavere la memoria, dicono i medici nei giorni del ricovero, prima del progetto della nuova identità.  Ma il rifugio nella dimenticanza del protagonista è tutto soggettivo e si fa fatica a inserirlo in una calamità collettiva.

L’ambientazione in un tempo ancora privo di internet e cellulari, poi, escluderebbe già di suo letture sociali catastrofiche sulla sovrabbondanza di stimoli, per il quale dover resettare la memoria di tutti, oltre che la propria.

Christos Nikou e il nuovo cinema ellenico

Altro limite, almeno per chi del cinema ama l’aspetto emozionale, quello di ricorrere a soluzioni filmiche che privilegiano il distacco emotivo dello spettatore, nonostante l’ottima recitazione di Aris Servetalis.

Christos Nikou è ancora al suo primo lavoro da regista. Per questo,  forse, ha avuto bisogno di seguire modelli vincenti nel panorama cinematografico di oggi: in particolare, la filmografia greca, e soprattutto quella di Lanthimos, con il quale ha collaborato per Dogtooth che, se pure del 2009, arriva in sala da noi solo adesso.

Speriamo che, in futuro, Nikou riesca a trovare un linguaggio più personale, non necessariamente  provocatorio.

Mila è prodotto da Boo productions (Iraklis Mavroeidis, Angelo Venetis, Nikos Smpiliris, Aris Dagios, Christos Nikou), Lava Films (Mariusz Wlodarski), Perfo Production (Ales Pavlin, Andrej Stritof).

E distribuito da Virginie Devesa, Keiko FunatoAlpha Violet

Mila di Christos Nikou

  • Anno: 2020
  • Durata: 90 minuti
  • Distribuzione: Virginie Devesa, Keiko Funato – Alpha Violet
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Grecia, Polonia, Slovenia
  • Regia: Christos Nikou