Connect with us

Live Streaming & on Demand

Un’estate con Sofia: su Netflix il racconto “d’une jeune facile”

Tra voyeurismo e critica al culto del denaro un viaggio di scoperte e consapevolezza

Publicato

il

Un’estate con Sofia, in streaming su Netflix,  è un film francese del 2019 diretto da Rebecca Zlotowski. Le due interpreti principali sono Mina Farid ( Naima) e Zahia Dehar ( Sofia). Quest’ultima è salita alla ribalta per essere stata, appena minorenne, al centro di uno scandalo di prostituzione nel 2009. Nel cast anche Benoit Magimel (Philippe) e Nuno Lopes (Andrès)

La pellicola è un racconto di formazione, e riesce,  in parte, a trasmettere l’idea del viaggio verso la consapevolezza di sè.

La Storia

Naïma vive a Cannes con la madre. La ragazza appena sedicenne trascorre le sue giornate estive insieme al suo migliore amico, senza ancora decidersi sul  percorso lavorativo da intraprendere in futuro.  Un giorno nella sua vita irrompe Sofia, la cugina che non vede da qualche tempo. La ragazza ha perso da poco la madre e resterà con loro per tutta l’estate. Disinibita e apparentemente abituata ad intrattenere relazioni sentimentali occasionali, Sofia inizia a suscitare una forte influenza su Naima, alterandone percezioni, ambizioni e comportamenti.  Sofia  ama godersi la bella vita, ama attirare l’attenzione su di sè e il suo corpo, è attratta dalle sensazioni, dal  lusso ma non dal possesso, dal  divertimento e dal modo in cui gli uomini semplicemente perdono la testa per lei. “Se trovi qualcosa che ti piace lo devi ottenere“. Questo è il motto di Sofia che sembra non volersi legare a niente e a nessuno. A questo punto si aprono nel film due percorsi  narrativi fondamentali: da una parte l’ingresso in scena di Andrès, quarantenne milionario stregato dalle forme di Sofia, dall’altra l’effetto che tutto questo produrrà  su Naïma. La giovane inizia  a provare una particolare attrazione per la cugina,  un’attrazione non definita. La sogna, la spia, tenta di imitarne atteggiamenti e modi di fare ( cercando un approccio con Philippe socio di Andrès )  e si rende conto che lei le ha destato non tanto un risveglio dei sensi quanto soprattutto un’ansia di trovare la propria identità.

La chose la plus importante à toute la vie est le choix du métier: le hasard en dispose (Pascal) . La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro, ed è affidata al caso.

Si apre con questa citazione di Pascal la pellicola di Rebecca Zlotowski. E fa subito comprendere così quale sia il fine ultimo della storia.

Un percorso che abbia un fine, un obiettivo che coincide con il definire se stesso in una professione. L’intervento del caso è decisivo comunque nell’indirizzarci verso quella che sarà la scelta finale.

E allora il film inizia a raccontare come sia avvenuta questa scelta e cosa abbia determinato il susseguirsi degli eventi.

Un’estate con Sofia ci mostra un mare cristallino sulla Costa azzurra, ci mostra una nudità libera di nuotare in quel mare di possibilità offerte alla vita. E’ il corpo esposto dell’attrice  Zahia Dehar che interpreta Sofia. Siamo a Cannes, una delle città più belle e ricche della Francia. L’estate è giunta calda e assolata, così com’è giunta Sofia, nella vita di Naima, a stravolgerne ritmi e certezze.  Il caso la porta lì, durante quell’estate di passaggio dall’infanzia all’adolescenza inoltrata, per condurre Naima in luoghi a lei sconosciuti ancora. E’ tempo della scoperta, dell’avventurarsi in strade inesplorate. E’ tempo di capire chi si è, affidarsi allo sconosciuto mondo dei sensi, essere consapevole del potere del proprio corpo, comprendere come usare la propria femminilità. Questo vede inizialmente Naima in Sofia, nel suo esibirsi senza pudore sulla spiaggia, nel suo nuotare nuda in acqua, nel suo camminare sinuosamente sul molo di Cannes, senza un euro in tasca perchè tanto “non importa”:  i soldi non sono sempre necessari da portare con sè. Ci sarà qualcuno che pagherà.  Non ha concretezza della vita Sofia, così facile (citando il titolo origianale) all’ apparenza ma non nel profondo tormentato, così leggera e pesante allo stesso momento, costretta a sopportare un cerotto che le tiri gli zigomi alla Sofia Loren pur di avere lo sguardo più intenso. . Il suo corpo da pin up anni 50 e la sua faccia da bambina perennemente imbronciata sembrano uscire da un cartone animato, quasi irreali a volte e circondati da due strani occhi che non sembrano mai guardarti davvero.

Mina Farid and Lakdhar Dridi in Une fille facile (2019)

Edonismo e inconsapevolezza

C’è tutto un mondo da scoprire sicuramente in entrambi i due personaggi femminili, poli opposti di due diversi tipi di femminilità. C’è quella schiacciante di Sofia, quasi imbarazzante a momenti, che sembra creare una sorta di disagio misto a piacere in chi la osserva muoversi nei vari ambienti da lei “occupati”. Coloro che la conoscono sembrano apprezzarla, ma allo stesso tempo  prendono le distanze da lei, disturbati dal suo sembrare anche un pò superficiale e poco consistente. Ne testano la profondità , come la donna incontrata in Italia, con domande impertinenti sulla sua chirurgia plastica e sul suo amore per i romanzi della Duras, la ignorano completamente, come l’amico di Naima, o la allontanano brutalmente con un escamotage, come Andrès. Sono interessati al suo corpo non a lei e soltanto Naima sembra realmente  affascinata dalla sua sfuggente personalità. Naima al contrario si protegge con le sue magliette scure incollate e le sneakers, indossa con disagio l’ orologio da 3000 euro ricevuto in dono, raccoglie con innocente civetteria gli occhiali da sole di Philippe e scappa via a recuperare 10 euro nella borsa della madre per pagare “con decenza” la colazione sul molo di Cannes. Inconsapevole della sua innocente freschezza e desiderosa anche lei di rispondere al detto di Sofia  “Carpe diem”, imprime sulla sua stessa schiena quella frase che vorrebbe in parte sentire sua davvero. L’edonismo del raggiungere il massimo profitto con il minimo sforzo possibile però non le appartiene.

Metà del viaggio è compiuto ma l’altra metà si compirà su altri fronti. E una volta finita l’estate, l’ascensore dell’hotel porterà Naima nella concretezza del suo futuro mentre di Sofia non viene svelata la nuova strada percorsa.

Zola, il culto del piacere e del denaro

C’è qualcosa della Nanà e di Emile Zola nella pellicola di Zlotowski: culto del piacere, celebrazione del Vizio della carne, ricerca del bello. Nanà si esibisce, appena entra in scena, e mostra sempre subito una  irrefrenabile propensione al vizio. Non vuole amore, non vuole sposarsi, non vuole redenzione sociale. Si nutre di miti ( le grandi dame) così come Sofia si nutre di divismo anni 50 ( il suo nominare sempre Sofia Loren o la sua pettinatura alla Brigitte Bardot). Ama la vita e le sensazioni che le offre e preferisce vivere in un vortice che la trascina con sè, consapevole della decadenza  della società in cui vive, così come Sofia è del tutto conscia dell’alienante relazione con un Andrès apatico.

Il denaro assume i contorni di un baluardo fondamentale . Come per Zola è concime con cui cresceva l’umanità del futuro anche nel film di Zlotowski se ne risalta sempre l’importanza.  Ma in realtà qui è  in parte l’idea di Balzac sul denaro forse ad emergere,  la sua concezione della virtù di saper vivere bene con i soldi altrui.

Un’estate con Sofia: Cannes specchio di mondanità, solitudine e classismo.

La Cannes mostrata da Zlotowski è un microcosmo che sembra vivere tra le barche sul molo, i locali di musica e ballo, le boutique di alta moda e gli hotel frequentati dalle elite sociali. La barca di Andrès assume le fattezze di una sorta di “vetrina” affacciata sul mondo e da cui lui e Philippe osservano quasi l’umanità vagante. Tra loro la differenza però sussiste: Andrès guarda gli “oggetti” in movimento come fossero cose senza valore, per comprare ciò che vuole possedere. Philippe guarda e sa riconoscere il valore di ciò che guarda. Andrès dopo aver usato le “cose” non le reputa più utili, Philippe le preserva per non deprezzarle e ( novello Socrate ) consiglia a Naima di “conoscere se stessa”. La solitudine di entrambi è comunque palese, ingabbiati dentro la loro visione ipocritamente “anarchica” di non dare reale valore ai soldi e di non esserne dipendenti.

Il film si chiude forse in modo troppo affrettato lasciando a metà tematiche, riflessioni e indagini sui vari  personaggi che andavano sicuramente approfondite, ma resta comunque quella sensazione di  sensuale e profonda leggerezza estiva ( sottolineata da una colonna sonora interessante) che possiede solo il Cinema francese.

Il film è in streaming su Netflix

Un'estate con Sofia

  • Anno: 2019
  • Durata: 92 minuti
  • Distribuzione: N/A
  • Genere: commedia drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Rebecca Zlotowski