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FILM DA VEDERE

Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, con Florinda Bolkan

Considerato il capolavoro di Lucio Fulci, oltre che una delle opere fondamentali del giallo italiano, Non si sevizia un paperino insiste sui legami tra arretratezza, superstizione, religione cattolica ed erotismo. Riuscito il tentativo di creare un’inedita suspense a partire dal paesaggio del meridione italiano

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Non si sevizia un paperino è un film del 1972 diretto da Lucio Fulci e con protagonista Florinda Bolkan. È considerato il capolavoro di Fulci e una delle opere fondamentali del giallo italiano, nonché uno dei film più inquietanti e morbosi girati dal regista. Era anche il suo film preferito. L’ambientazione in un paese retrogrado del sud Italia era inedita sino ad allora nel thriller italiano. Il soggetto del film è ispirato a un fatto reale avvenuto a Bitonto nel 1971 dove ci fu una serie di omicidi con bambini come vittime. Dopo le polemiche e le censure subite dalla commedia Nonostante le apparenze… e purché la nazione non lo sappia… All’onorevole piacciono le donne, Lucio Fulci tornò a dirigere un thriller, genere da lui già sperimentato nel 1969 e nel 1971, rispettivamente in Una sull’altra e in Una lucertola con la pelle di donna. La sceneggiatura fu scritta da Fulci, insieme a Roberto Gianviti e Gianfranco Clerici. Il copione originale prevedeva di ambientare la storia a Torino, in un quartiere popolato dagli operai della Fiat. Durante le varie riscritture del copione fu però deciso di ambientare la storia nel paese immaginario di Accendura, per avere un’ambientazione meno fosca.[ Il nome di Accendura fu adattato da Accettura, paese in provincia di Matera. Gianfranco Clerici fu chiamato perché Fulci e Gianviti non trovavano un’idea folgorante. Clerici scrisse così la scena iniziale, che mostra i bambini che si confessano in chiesa. Con Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel, Georges Wilson.

Trama
In un superstizioso paesino lucano tre bimbi vengono crudelmente uccisi. Un giornalista in vacanza indaga con i carabinieri. I sospetti cadono su una dissoluta signora di città venuta a disintossicarsi, poi su una fattucchiera. Entrambe risultano innocenti, ma la seconda, una volta rilasciata, viene massacrata dai genitori delle piccole vittime. La situazione diventa più cupa quando è assassinato un quarto bambino.

Considerato il capolavoro di Lucio Fulci, oltre che una delle opere fondamentali del giallo italiano, Non si sevizia un paperino è uno dei film più inquietanti e morbosi girati dal regista nonché il  suo preferito in assoluto. L’ambientazione in un paese retrogrado del sud Italia era inedita sino ad allora nel thriller italiano. Il soggetto del film è ispirato ad un fatto reale avvenuto a Bitonto nel 1971, dove ci fu una serie di omicidi con bambini come vittime. Il film uscì il 29 Settembre 1972 e si rivelò un buon successo di pubblico, incassando complessivamente 1.125.965.763 di lire dell’epoca. Fu vietato ai minori di 18 anni (visto censura n. 61046 del 22 settembre 1972), a causa delle scene di violenza e la sessualità morbosa mostrata nel film.

La musica dolce che contrasta con le immagini di una violenza a tratti inaudita

I problemi maggiori con la censura riguardarono la sequenza in cui Barbara Bouchet si mostra nuda davanti a un bambino. Per questa sequenza vi furono molte denunce, poiché la legge proibiva l’impiego di minorenni in sequenze scabrose. La colonna sonora del film fu realizzata da Riz Ortolani. La musica dolce che contrasta con le immagini di una violenza a tratti inaudita è rimasta impressa tra gli amanti del film. Questo stratagemma era già stato usato da Ortolani nel 1962 per Mondo cane e sarà riutilizzato dal compositore nel 1979 in Cannibal Holocaust, diretto da Ruggero Deodato. Soprattutto è rimasta legata indelebilmente al film la canzone Quei giorni insieme a te cantata da Ornella Vanoni, che accompagna il linciaggio della maciara. All’inizio del linciaggio sono presenti altre due canzoni: la prima è Rhythm cantata da un giovanissimo Riccardo Cocciante e un’altra non originale dei Wallace generation. In origine però non era questa la canzone scelta per la sequenza, bensì Un po’ di più, cantata da Patty Pravo.

I “guai” che Non si sevizia un paperino dovette affrontare

Lucio Fulci utilizza la forma del genere investigativo per analizzare, sviscerare, condannare la piaga del bigottismo in tutte le sue forme, realizzando se non il migliore dei suoi film (sempre tenendo presente …e tu vivrai nel Terrore! L’Aldilà), sicuramente il più coraggioso. Le tematiche scottanti, l’erotismo particolarmente calcato, l’efferatezza delle scene di violenza basterebbero a rendere Non si sevizia un paperino oggetto di dibattito; ma il film è reso ancor più controverso dal fatto che tali elementi (sesso e violenza) vedano come protagonisti dei bambini, e proprio questo fu il fattore principale dei “guai” che l’opera dovette affrontare.

Lucio Fulci: il poète du macabre 

Una scena, in particolare, dove un ragazzino si trova “costretto” a osservare una ragazza, Patrizia (una magnifica Barbara Bouchet), completamente nuda e in atteggiamenti provocatori, provocò delle noie giudiziarie, e lo stesso Fulci giustificò questa scena svelandone la realizzazione: infatti, nelle inquadrature col ragazzo la donna nuda era assente, mentre in quelle con la Bouchet il ragazzo, mostrato di spalle, era sostituito da una controfigura. L’aneddoto rivela la grandissima abilità registica di Fulci, che viene confermata nella meravigliosa scena del linciaggio della maciara (un’ottima Florinda Bolkan), commentata dalla commovente canzone (costruita sul tema del film composto da Riz OrtolaniQuei giorni insieme a te, cantata da Ornella Vanoni: questa scena accosta magnificamente la violenza estrema delle immagini con la profonda liricità della musica, rendendo piena giustizia all’epiteto poète du macabre coniato dalla critica francese (decisamente più avanti di quella italiana) per definire lo stile fulciano.

Una narrazione procede a passi lenti per esplorare un male atavico ed endemico

Superstizione e vendetta sono le rozze prigioni che incatenano le menti e le anime e non esiste alcuna razionale via di uscita. In Non si sevizia un paperino la narrazione procede a passi lenti per esplorare un male atavico ed endemico, che non ammette appigli interpretativi; e ciò che racconta è, di per sé, una macabra danza rituale, in cui il mistero, la stranezza e la follia sono le coreografie di una ragione coartata che, negli spazi angusti di un tempo eternamente fermo, è costretta a chiudere gli occhi e a contorcersi su se stessa. Un terribile gioco di bambole. Tra figurine in cera per le pratiche voodoo e pupazzi decapitati, poco importa se anche i cadaveri, in questo film, sono vistosamente riconoscibili come brutti manichini da pellicola low budget: tutto sembra fare parte di un inconscio esorcismo, teso a spostare sulla materia finta l’atroce realtà dei corpi infantili violati. Il tocco di Lucio Fulci traccia i contorni di un aspro urlo della terra, di quella arida e impervia di un immaginario meridione d’Italia, attraversata da un viadotto autostradale, ma dimenticata dalla civiltà.

  • Anno: 1973
  • Durata: 110'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Lucio Fulci

IL CAST

  • Florinda Bolkan

    Florinda Bolkan

    La maciara
  • Barbara Bouchet

    Barbara Bouchet

    Patrizia
  • Tomas Milian

    Tomas Milian

    Andrea Martelli
  • Marc Porel

    Marc Porel

    Don Alberto Avallone
  • Georges Wilson

    Georges Wilson

    Zio Francesco