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L’HOTEL DEGLI AMORI SMARRITI di Christophe Honoré: il viaggio nei ricordi in una magica notte

La recensione di L'hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré. Introspezione della relazione di una coppia tra ricordi e fantasmi del passato. Disponibile su Chili, Rakuten TV, Infinity, Google Play e nel circuito #iorestoinsala

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La notte può portare consiglio, ma può anche condurre in un viaggio nei ricordi, dando forma ai fantasmi del passato e della coscienza. È esattamente ciò che accade alla protagonista de L’hotel degli amori smarriti (qui il trailer), film di Christophe Honoré. Il polivalente regista francese, che alterna il lavoro al cinema con l’attività di regista teatrale e di scrittore, con questo è arrivato al tredicesimo film dall’inizio del secolo. È stato presentato al Festival di Cannes del 2019, nella sezione Un Certain Regard, dove l’attrice protagonista, Chiara Mastroianni, ha vinto il premio come miglior attrice. In Italia è uscito prima nei cinema il 20 febbraio e successivamente il 25 maggio on demand.

Trama

Al centro della vicenda c’è una coppia, sposata da vent’anni. Una sera il marito (Richard) scopre che la moglie (Maria) ha un amante e in seguito ad una discussione lei decide di passare la notte nell’hotel situato dalla parte opposta della strada. Proprio nella stanza di quell’hotel riceve la visita di varie persone del suo passato, a partire dalla versione giovanile del marito. Questi incontri la aiuteranno a riflettere sulla sua vita e sulla sua relazione.

L’hotel degli amori smarriti – Recensione

I fantasmi del passato e le proiezioni della coscienza

L’hotel degli amori smarriti si sviluppa come una commedia dai tratti surreali e da momenti anche ironici. Christophe Honoré affronta il tema della relazione di coppia; della crisi, in particolare. E lo fa con rimandi al cinema di Woody Allen e Ingmar Bergman, che per la scrittura del soggetto hanno rappresentato dei punti di riferimento importanti, come il regista stesso ha riferito. I fantasmi del passato si concretizzano nella stanza di Maria, ma non come semplici ricordi; sono persone in carne ed ossa che interagiscono con lei. Ricordando anche A Christmas Carol di Charles Dickens, sono loro stessi a creare e portare avanti la narrazione. Invadono la scena e collegano Maria non solo al passato ma soprattutto ad un presente alternativo, creando linee temporali differenti. Ma più che dai suoi ricordi, provengono dalla sua coscienza. Si palesa, infatti, anche una persona che non ha mai conosciuto, ma che è stata importante per Richard.

L'hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré

Una notte magica che porta alla riflessione, alla ricerca dei sentimenti, allo scontro con il passato. Maria proietta la sua coscienza anche sul marito. La sua stanza nell’hotel è perfettamente davanti all’appartamento della coppia e lei dalla finestra ha l’opportunità di osservare, come in uno schermo, le proiezioni oniriche che coinvolgono Richard. In L’hotel degli amori smarriti, Christophe Honoré riveste di grande importanza le porte, le finestre, le tende. Oggetti che fungono da portali, che mettono in comunicazione due luoghi o due mondi diversi. O che riconducono all’atto dell’osservazione, sottolineando quindi il ruolo dello spettatore e del Cinema stesso.

Un film in cui il Cinema prende vita

Il lato metacinematografico, quindi, è più che evidente. Per gli oggetti che riconducono all’osservazione, per le inquadrature che formano uno schermo interno, per i modelli della narrazione, ma non solo. La scenografia in una breve scena diventa un modellino e la macchina da presa spesso sorvola le pareti, dando l’idea sia del lato onirico che della finzione filmica. Inoltre l’unico luogo riconoscibile che vediamo all’esterno è un cinema, che appare in vari momenti e che sulla facciata mostra alcune locandine (una è quella di Grazie a Dio, recente film di François Ozon).

L’hotel degli amori smarriti, perciò, è un film anche sul Cinema. O meglio, è un film in cui il Cinema prende vita, così come prendono vita i ricordi di Maria. Si forma un parallelismo tra la coscienza, il lato onirico, i ricordi e il Cinema stesso. Il dare risalto alla finzione cinematografica tramite le forme stilistiche era una delle caratteristiche della Nouvelle Vague. L’inizio del film di Honoré, con la camera che segue Chiara Mastroianni per le strade di Parigi con salti di montaggio, pare proprio un omaggio a quel cinema. Così come il finale, sempre in strada, con fermo immagine.

L'hotel degli amori smarriti di Christophe Honoré

Il significato del numero e la bravura della Mastroianni

Il titolo originale (Chambre 212) è senza dubbio più significativo. 212 infatti è il numero della stanza d’hotel in cui si trova Maria e, come viene detto nel film, l’Articolo 212 del Codice napoleonico dice che “I coniugi si devono reciprocamente rispetto, fedeltà, soccorso e assistenza”. La stanza stessa e l’intero hotel, quindi, diventano costruzioni metaforiche.

I due protagonisti sono interpretati da Chiara Mastroianni, figlia di Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve, e da Benjamin Biolay. Spicca in particolare la bravura della Mastroianni, attorno alla quale ruota il film. L’attrice passa da momenti di sensualità, a momenti di energia e leggerezza con grande bravura. Il film offre una visione sull’argomento brillante e a tratti divertente. Alterna buoni momenti lirici ad altri che risultano più goffi, nel segno della discontinuità. Honoré non è riuscito totalmente a domare le difficoltà di un soggetto simile e a lungo andare prevale il senso di artificio che penalizza il lato emotivo e la complessità della riflessione.

 

Il trailer de L’hotel degli amori smarriti

  • Anno: 2019
  • Durata: 86'
  • Distribuzione: Officine UBU
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Christophe Honoré
  • Data di uscita: 20-February-2020