Tornando a casa per Natale

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Dopo aver riscosso un discreto successo di pubblico e critica nel circuito festivaliero che l’ha vista protagonista in concorso al Toronto International Film Festival, e vincitrice del premio per la migliore sceneggiatura al San Sebastian Film Festival, arriva nelle sale italiane l’ultima fatica di Bent Hamer, Tornando a casa per Natale. Dramma minimalista a sfondo familiare, il nuovo film firmato dall’apprezzato regista di pellicole come Kitchen Story, Factotum e Il signor Horten, mette in mostra una sapiente gestione narrativa e drammaturgica, frutto di una concatenazione mnemonica degli eventi, che richiama alla mente la costruzione ad incastro tipica del duo delle meraviglie Iñárritu-Arriaga, solidamente articolata in geometrie, simmetrie e consonanze, che permette a storie e vite apparentemente distanti di viaggiare su binari paralleli, per poi incrociarsi ed implodere. Tutto funziona come in un “puzzle” nel quale tutti i tasselli trovano la loro giusta collocazione. Il risultato è uno script che si adagia, dal primo all’ultimo fotogramma, su un impianto dialogico essenziale e incisivo, ma soprattutto sull’ottimo sviluppo delle one line dei singoli personaggi che vanno a comporre un ensemble corale ben orchestrato.

Come nelle precedenti opere da lui dirette, il regista norvegese torna a raccontare storie che si nutrono di una ricchezza tematica enunciata con leggerezza e piacevolezza: la solitudine, il malessere, il senso romantico della sofferenza, ma senza cadere nel banale e nel pietismo. Si sorride e si riflette come accade solitamente quando ci si trova al cospetto della cinematografia scandinava. In tal senso, in Tornando a casa per Natale c’è un po’ di quell’umorismo tra le righe di un Kaurismaki, meno rimarcato, ma comunque presente nelle venature tragi-comiche del plot del film di Hamer. La storia ci porta alla scoperta di un valzer di anime in cerca di un qualcosa che probabilmente non ritroveranno mai, smarrito nel tempo e nello spazio, forse la felicità, magari l’amore o chissà cosa. Tornare nella terra di origine, scappare dalla propria per ricostruirsi una nuova vita in un altro luogo, rifugiarsi nel focolaio domestico proprio o altrui sono tutte soluzioni che potrebbero dare la chiusura del cerchio, ma il passato resta sempre lì, sepolto, come in questo caso, sotto centimetri di neve.

Francesco Del Grosso

Utlima modifica: 13 Aprile, 2011



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