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When they see us la serie sul “caso dei Central Park Five”

Dalla cronaca al romanzo: la serie Netflix fotografa impietosa la realtà dei sobborghi americani, denunciandone ancora la forte impronta razzista

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When They See Us su Netflix: la miniserie su un caso di cattiva giustizia che fa riflettere sul razzismo.

Nella notte del 19 aprile 1989 Trisha Meili, una 28enne operatrice finanziaria di Wall Street, viene aggredita, stuprata e lasciata in fin di vita mentre faceva jogging a Central Park. Nella stessa sera un gruppo di ragazzini di colore si diverte all’interno del parco. Tra loro, Antron McCray, Yusef Salaam, Korey Wise, Kevin Richardson (afroamericani) e Raymond Santana (ispanico).
Saranno proprio loro a venir accusati della violenza, costretti a dichiarare il falso dalla polizia che cerca al più presto un capro espiatorio. Nonostante la mancanza di qualsiasi prova, i cinque vennero condannati, scontando dai 6 ai 13 anni di prigione. Solo nel 2012, dopo che un violentatore confessò, furono liberati di ogni accusa ricevendo un risarcimento di 41 milioni di dollari.

When They See Us e il razzismo

Dopo il documentario The Central Park Five, di Sarah Burns e David McMahon, la miniserie ideata e diretta da Ava DuVernay When They See Us, arriva nel 2019 su Netflix. Le conseguenze del cosiddetto “caso dei Central Park Five” sono citate anche da Joan Didion, autrice di un saggio di Denuncia ( Viaggi Sentimentali) , in cui parla di “una città in rovine, violata, stuprata dalle classi inferiori. Una città in cui gli indifesi erano stati sistematicamente rovinati, stuprati dai potenti“ e tutto questo traspare anche nella serie tv.
Pregiudizi e mala giustizia scaturiscono da un racconto realistico che fotografa quartieri ai margini della società americana dove il razzismo nei confronti della gente di colore è davvero duro a morire.

When they see us

In apertura già vediamo la crudeltà nei confronti dei ragazzini, tartassati in un interrogatorio falsato, lasciati soli, senza sostegno della famiglia, vittima di un trattamento differenziato.
Il loro cedere è una debolezza psicologica. Sono  portati allo sfinimento a dichiarare cose che non hanno compiuto, consapevoli di essere entrati in un vicolo ceco e di non riuscire a dimostrare la loro
innocenza dinanzi a chi ha già deciso la loro condanna.
Intorno a loro la ferocia dei Media e l’accanimento di un pubblico assetato di selvaggio desiderio di condannare il diverso. “l’uomo nero” sempre facile da additare.
Aldilà del facile luogo comune, stiamo parlando di fatti realmente accaduti e, nonostante a volte si cada nella facile retorica, è pur vero che quanto vediamo è ciò che è avvenuto realmente. Gli investigatori, le televisioni e i giornali hanno contribuito a fare dei cinque ragazzi dei colpevoli facilmente “predestinati”. Cavie da mettere in prima pagina, con atteggiamenti mediatici completamente indifferenti alla disperazione delle famiglie o delle tante manifestazioni antirazziste.

Nonostante le prove inconsistenti, durante il processo assistiamo ad una vera e propria farsa e il giudizio finale sarà naturalmente di colpevolezza.

Il cast

Intensa l’interpretazione dei giovanissimi attori: Asante Blackk, Caleel Harris, Ethan Herisse, Jharrel Jerome ( Emmy come Miglior attore protagonista in una miniserie o film per la televisione nel 2019) e Marquis Rodriguez, Giovani la cui disperata espressione di innocenza e incredulità è opposta alla subdola finzione di chi li circuisce per ingannarli (Felicity Huffman nei panni di un Procuratore senza scrupoli) e alla crudeltà dei poliziotti che li sottopongono a varie forme di violenza fisica e psicologica per ottenere una confessione. Convincenti anche Vera Farmiga nei panni del membro dell’accusa Elizabeth Lederer e Joshua Jackson nel ruolo dell’avvocato difensore di uno dei ragazzi.

Non giustizia

When They See Us è un racconto che educa alla conoscenza di una certa giustizia: la “non giustizia”. La giustizia discriminante, il trionfo dei pregiudizi su cui si fonda la società americana e un sistema giudiziario manovrato da leggi razziali persistenti.

Agghiaccianti le scene in carcere, con momenti di violenza gratuita, disperazione e quasi totale assenza di umanità. Non c’è consolazione o lieto fine anche nel dopo perché, una volta usciti dal carcere, la vita dei protagonisti sarà cambiata in modo irrimediabile, trattati sempre da tutti in modo sospettoso, macchiati per sempre nell’identificazione di una identità negativa.
L’innocenza è ormai perduta, lasciata nelle stanze buie dei giorni terribili vissuti in carcere e ora il rientro alla vita non potrà più avere se non il sapore amaro di ciò che non può più essere restituito.

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  • Distribuzione: Netflix