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È disponibile su YouTube La Notte di Michelangelo Antonioni, con Mastroianni e Moreau

La notte è del 1961 e vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Questo secondo film della trilogia, che Antonioni dedica all’incomunicabilità, ha come tema portante la solitudine dell’uomo nella società moderna e come il precedente, L’Avventura, non riscuote un grande successo di pubblico, ma suscita un intenso dibattito nel mondo intellettuale

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Pier Paolo Pasolini dedica a La Notte un articolo pubblicato su Vie Nuove. Lo scrittore friulano pone sullo stesso piano, con le dovute differenze, l’opera di Antonioni e il romanzo La Noia di Alberto Moravia. Entrambi esprimono la solitudine dell’uomo moderno o, più precisamente, “l’anti-umana” condizione nella società moderna. Il romanzo di Moravia e il film di Antonioni esprimono l’angoscia borghese attraverso due metodologie poetiche diverse. Per Antonioni il mondo, dove accadono i fatti del suo film, è un luogo statico, un sistema immodificabile, assoluto, sacro. I suoi personaggi non comprendono di essere angosciati, soffrono di un male che non conoscono, lo subiscono e basta. Nel romanzo di Moravia, invece, non si fa altro che discutere, analizzare e definire l’angoscia, che impedisce di avere rapporti “normali” con gli altri e il mondo. Ma sia Antonioni che Moravia vedono l’eros come l’unica via d’uscita.

Antonioni, in un primo momento, per La Notte aveva immaginato una cornice simile a L’Avventura, dove le vicende di diverse coppie si intrecciavano e si rispecchiavano come in un gioco di specchi. Successivamente, il regista elimina tutte le storie, tranne quella principale. La Notte diventa un resoconto di una giornata, dal mattino fino all’alba, vissuta da una coppia. I protagonisti sono Giovanni (Marcello Mastroianni), scrittore di successo, e sua moglie  Lidia (Jeanne Moreau). I due si recano in una clinica, dove si trova, in grave condizione di salute, Tommaso (Bernhard Wicki), un loro caro amico. La giornata di Giovanni e Lidia continua con la presentazione del nuovo libro di lui. Lidia, annoiata, si allontana e vagabonda senza meta in una Milano industrializzata, mentre il marito l’attende a casa. La stessa sera si recano in un night club, dove assistono a uno spettacolo di danza, per poi spostarsi fuori città, accettando l’invito a una festa in una grande villa di un industriale, che ha intenzione di assumere Giovanni nella sua azienda. Nonostante via sia tanta gente, Lidia si isola, sembra soffrire di un disagio sociale, ma poi accetta le avances di uno sconosciuto. Giovanni, invece, rimane affascinato da Valentina (Monica Vitti), la giovane figlia del padrone di casa. È l’alba, ormai la festa è finita, Giovanni e Lidia si intrattengo nel parco della villa, provando a chiarirsi, ma è inutile, l’unica possibilità che hanno è un disperato atto sessuale.

In questo secondo film della sua trilogia, Antonioni sottolinea come siano diventati inutili, e in alcuni casi pericolosi, la comunicazione e il semplice atto della “parola” nella crisi vissuta dall’uomo borghese. Ne La Notte sembra avvenire ciò che succede in un capolavoro della letteratura mondiale, I fratelli Karamazov di Dostoevskij. In questo romanzo, infatti, si immaginava un Cristo tornato sulla terra, ai tempi dell’inquisizione, e quando viene arrestato risponde con il silenzio alle domande. La sua parola potrebbe distruggere l’intera umanità.

Ma ne La Notte c’è chi parla, chi accetta il rischio della parola. È Lidia, come avveniva in L’Avventura, a scoprire la crisi interiore in cui è condannata a vivere, insieme al marito Giovanni. È lei che nel finale del film, in un’alba che non sta ad indicare un nuovo inizio, ma al contrario una fine catastrofica, inizia a parlare. Recrimina a suo marito e a se stessa il tormento interiore in cui vivono. Parla del loro amico Tommaso, morto proprio in quella notte. Tommaso, il vero e il solo intellettuale, il suo mentore, il vero scrittore, al contrario di suo marito Giovanni, che sta per rinunciare alla sua libertà intellettuale, accettando il ruolo di dirigente in una grande azienda. È sempre Lidia a leggere le parole di una vecchia lettera d’amore scritta da Giovanni, che lui non riconosce. Ai due non resta che l’eros. Fare l’amore. Ma questo gesto estremo non segna la loro rinascita, piuttosto evidenzia lo stato di malessere in cui sono costretti a vivere.

Giovanni e Lidia sono colti in un frammento della loro crisi. Crisi come marito e moglie, come uomo e donna, e per Giovanni anche come scrittore che, oltre a non riconoscere le sue stesse parole, spesso dichiara di non sapere come continuare a scrivere, che forma dare alla sua letteratura. La capacità di comunicare, la semplice parola, non è negata solo ai due protagonisti, ma anche a Valentina, interpretata da Monica Vitti, che cancella, volutamente, le sue parole, con l’uso di un registratore vocale. Il gesto di Valentina è un atto di protesta molto nichilista. Un gesto che Antonioni concede, in parte, solo a lei, figlia di un ricco industriale con un futuro assicurato.

Con La Notte Antonioni spezza ogni residuo legame con il Neorealismo, ponendosi, definitivamente, nel solco del cinema della modernità, caratterizzato non più dalla cruda realtà ma dalla contemplazione dell’oggetto artistico e dalle domande che questo pongono. Questa modernità, oltre per le tematiche affrontante, è riconoscibile anche dalle scelte formali fatte dal regista. La macchina da presa, in questo film, si fa sentire e Antonioni si lascia andare a veri e propri virtuosismi. Come l’uso del dolly sulla facciata di un palazzo senza finestre e dove, in basso, a sinistra dell’inquadratura, entra in campo la figura umana di Lidia. Lo stesso succede nelle prime sequenze del film, nella clinica dove è ricoverato Tommaso. I personaggi scompaiono dietro grandi spazi, come pareti e corridoi. Lo spettatore viene ingannato e non riesce più ad afferrare il punto di vista del regista. Questa appare come un’operazione che mira ad annullare la stessa narrazione.

La Notte è un film spoglio, essenziale. Antonioni elimina tutto il superfluo, non ha più bisogno di usare un pretesto, uno schema del cinema di genere, come avveniva in L’Avventura. La Notte, quando venne distribuito nelle sale cinematografiche, venne vietato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali ai minori di 16. Il Ministero, inoltre, impose alcuni tagli, come alcune inquadrature nella sequenza di Giovanni con la ninfomane e altre in cui Lidia si mostra con i seni scoperti.

In ogni modo, i temi affrontati da Antonioni in questo film hanno avuto un seguito nella cinematografia mondiale. Il film più vicino cronologicamente e culturalmente a La Notte e che ripropone, in parte, gli stessi temi, è Teorema (1968), diretto da Pier Paolo Pasolini. In questa pellicola un ospite senza nome, interpretato da Terence Stamp, attraverso la sua carica sessuale porta alla rovina un’intera famiglia dell’alta borghesia. Ma La Notte ha stimatori anche all’estero. Il finale di Eyes Wide Shut (1999), ultimo film di Stanley Kubrick, non è altro che una citazione, un omaggio, che il regista americano rende a Michelanglo Antonioni. D’altronde, in diverse occasioni, Kubrick ebbe modo di dichiarare che La notte era il suo film preferito.

  • Anno: 1961
  • Durata: 122'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia
  • Regia: Michelangelo Antonioni