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Le mani sulle città di Francesco Rosi, Leone d’Oro nel 1963, disponibile su Youtube

Film di impegno civile, Le mani sulla città è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell'Italia degli anni Sessanta. Interpretato da Rod Steiger, il film vinse il Leone d'Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di venezia nel 1963

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È disponibile su Youtube il film di Francesco Rosi, Le mani sulla città, vincitore del Leone d’oro nel 1963. Questo è il quarto film del regista napoletano e sicuramente la sua opera più conosciuta. Rosi, reduce del successo di Salvatore Giuliano (1962), decide di tornare nella sua Napoli, convinto che sarebbe stata la città stessa a suggerirgli la prossima storia da raccontare. Il regista, insieme all’amico scrittore Raffaele La Capra, decide di mettersi in giro per la città, cercando una storia pubblica in grado di suscitare interesse nello spettatore, risvegliando la coscienza civica. Siamo tra la fine del 1962 e l’inizio del 1963, e la città è nel pieno della speculazione edilizia ed è questo il tema portante che ritroviamo ne Le mani sulla città.

Sinossi
Un consigliere comunale napoletano, Eduardo Nottola (militante di un partito di destra) e costruttore edile è costretto a ritirarsi dalla vita politica per il crollo di una palazzina da lui costruita. Cambiato partito (si sposta al centro) riesce a farsi eleggere di nuovo e ad avviare un gigantesco progetto speculativo.

La prima sequenza del film, ancora prima dei titoli di testa, entra subito in argomento. Rosi presenta subito uno dei protagonisti del film, Eduardo Nottola (interpretato da Robert Steiger), costruttore edile senza scrupoli e consigliere comunale nelle file di un partito di destra. Il Nottola è intento a  illustrare ai suoi collaboratori un progetto di espansione edilizia per arricchire le loro tasche a spesa del comune. Subito dopo, però, in un quartiere popolare, i lavori dell’impresa edile di Nottola provocano il crollo di un vecchio palazzo, in cui un bambino perde l’uso delle gambe. L’incidente ferma le speculazione del costruttore e costringe il sindaco (è chiara l’allusione ad Achille Lauro) a istituire una commissione d’inchiesta che indaghi sulla speculazione edilizia, che finirà in un nulla di fatto.

Rosi, per preparare il film, consulta varie fonti, tra queste il consiglio comunale della sua città che inizia a frequentare assiduamente. Qui viene colpito da Carlo Fermariello, consigliere comunale d’opposizione, esperto di urbanistica, e decide di contrapporre a Nottola un eroe positivo, il consigliere comunale di Sinistra De vita, interpretato proprio da Fermariello.

Ne Le mani sulla città Rosi decide di far svolgere la maggior parte del nucleo drammatico all’interno del consiglio comunale cittadino. È qui dove si decide il presente e il futuro di una comunità cittadina, è qui dove avvengono gli scontri tra le varie parti in gioco, tra le diverse mentalità, tra differenti moralità. I componenti della commissione d’inchiesta svolgono il loro lavoro all’interno della casa comunale, dove cercano di seguire il cammino burocratico della pratica che ha dato l’avvio ai lavori dell’impresa di Nottola. Le due principali visioni politiche, o meglio dire, le due principali “moralità”, sono presentate dai due personaggi. Da una parte Nottola, che vuole salvare la sua immagine pubblica dopo lo scandalo e, allo stesso tempo, continuare la sua speculazione; dall’altra parte De vita, il consigliere comunale di sinistra, che usa tutti i mezzi a sua disposizione, come la stampa, per smascherare gli interessi lucrosi dei suoi avversari politici. Entrambi, in ogni modo, sono convinti di agire per gli interessi della comunità. Significativa, in tal senso, è la sequenza in cui Rosi mette Nottola e De vita a confronto. Questo non avviene in consiglio comunale, infatti non sono i due politici a scontrarsi, ma i due uomini, le due diverse “moralità”. Rosi decide di ambientare la sequenza in uno dei tanti grattacieli che Nottola sta costruendo. De vita accusa l’imprenditore per la sua speculazione ai danni del Comune e, soprattutto, della “povera gente napoletana”. Nottola si difende affermando che la sua ditta lavora soprattutto per il popolo, costruendo case moderne, sostituendo vecchi tuguri diroccati.

Senza dubbio il tema principale de Le mani sulla città è la speculazione edilizia che interessò Napoli già alla fine del secondo conflitto mondiale e raggiunse il suo culmine nel 1960 con i governi cittadini guidati dal monarchico Achille Lauro. Tema tuttora attuale, basti pensare ai numerosi appelli promossi dai più importanti urbanisti, come quelli di Aldo Loris Rossi. Ne Le mani sulla città, però, accanto alla speculazione edilizia, Rosi sviluppa anche altri temi. Nel film, infatti, sono presenti anche questioni riconducibili alla “coscienza politica”, suscitate da Balsamo, consigliere comunale di centro, che come Nottola sostiene l’amministrazione di centro-destra. Balsamo, però, nel corso del film, sarà il solo a sostenere De vita nel denunciare la collusione tra politica e imprenditoria. Questi arriva al punto di avanzare, al suo capo politico, l’ipotesi di ritirare la sua candidatura alle nuove e imminenti elezione, se nella stessa lista ci sarà anche il nome di Nottola. Alla fine del film, comunque, sia Balsamo, che De vita, saranno sconfitti. L’esito delle nuove elezioni ha cambiato solo alcuni dei protagonisti della vita politica cittadina, ma la sostanza non cambia.

Rosi decide di far terminare il film con una didascalia che recita: “I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce”. Il regista, con questo film, che può essere considerato un manifesto della sua ideologia e del suo stile, documenta i danni procurati dalla “partitocrazia”. Processo iniziato nel dopo guerra e ancora in corso, infatti Le mani sulla città risulta ancora oggi molto attuale. E in alcuni casi persino profetico, come l’immagine dei consiglieri comunali di maggioranza che, accusati di corruzione, levano in alto le mani, protestando la loro estraneità. Immagine molto simile a quelle vissute nel nostro parlamento durante la stagione di tangentopoli. Attenzione, però, Rosi sceglie di ambientare Le mani sulla città a Napoli, ma questo non è un film su Napoli. I vari Nottola, Balsamo e De vita rappresentano le varie posizione ideologiche e morali che hanno caratterizzato, e lo fanno ancora oggi, la politica italiana. Questa storia poteva essere ambientata in qualsiasi altra città, senza modificare l’esito finale.

Le mani sulla città è sicuramente un documento reale, nato da fatti di cronaca che per il regista avevano il potere di smuovere la coscienza civica dello spettatore. Francesco Rosi ritiene che il principale obiettivo del cinema è la conoscenza. Il suo è senza dubbio un cinema di denuncia, legato all’esigenza di trasmettere un messaggio sociale, con una fedele e spietata rappresentazione della realtà. Nei film di Rosi, almeno da Salvatore Giuliano (1962 ) in poi, troviamo un “impulso etnico-politico”. Così il critico Alberto Asor Rosa definiva la principale caratterista del cinema sviluppatosi in Italia dopo la stagione neorealista.

  • Anno: 1963
  • Durata: 105'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Francesco Rosi