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‘L’appartamento’: Prestare le chiavi della propria vita

Ambizione, compromessi e solitudine nell’America aziendale raccontati da Billy Wilder.

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Uscito nel 1960 e diretto da Billy Wilder, L’appartamento è una delle opere più amare e lucide del cinema americano classico. In superficie si presenta come una sofisticata commedia romantica,  ma sotto traccia è un ritratto dell’America aziendale del dopoguerra, dominata da cinismo, isolamento e compromessi morali.

Il film vinse cinque premi Oscar, incluso quello per il Miglior Film, a conferma del suo impatto culturale immediato e duraturo.

Una favola in chiave corporate

C.C. Baxter, interpretato da Jack Lemmon, è un impiegato qualunque di una compagnia di assicurazioni newyorkese. Invisibile ai più, trova un modo singolare per farsi notare dai propri superiori: prestare il proprio appartamento come rifugio discreto per le loro scappatelle extraconiugali.

Il sistema funziona finchè non si inclina quando i suoi compromessi iniziano a intrecciarsi con i propri sentimenti per una collega, Fran Kubelik (Shirley MacLaine), già coinvolta con uno dei suoi capi.

E proprio in questo spazio tra ambizione e sentimento che Wilder mette a nudo le contraddizioni del capitalismo americano, la solitudine dei suoi personaggi e la possibilità di una fragile redenzione. 

Per capire L’appartamento è utile ricordare che Wilder ci arrivò dopo aver spaziato da opere diverse tra loro. Qui sembra convogliare queste anime: l’asprezza di Viale del tramonto, la brillantezza comica di A qualcuno piace caldo e la dimensione romantica di Sabrina.

Leggerezza e disperazione

Una delle qualità più affascinati di L’appartamento è la sua capacità di oscillare costantemente tra leggerezza e disperazione esistenziale. Wilder sfrutta questa premessa per mostrare la deumanizzazione del mondo aziendale: le persone valgono solo in base all’utilità che hanno per chi è sopra di loro.

Sai, vivevo come Robinson Crusoe, cioè, naufragato in mezzo a 8 milioni di persone. E poi un giorno ho visto un’impronta sulla sabbia, ed eccoti lì.

Nonostante il protagonista lavori in un immenso open space circondati da colleghi,  è profondamente solo. Questa sua emarginazione fa da tessuto emotivo del film, infatti vive una vita vuota fatta di serate passate a contare le ore in strada in attesa che i capi liberino casa sua.

Fran, dall’altra parte, vive un tipo diverso di solitudine, quella di chi accetta una relazione squilibrata perchè convinta di non meritare di meglio, prigiorinera delle promesse di un uomo che non ha intenzione di cambiare davvero.

Gli spazi come specchio morale

Il film costruisce un contrasto visivo tra i due ambienti: L’ufficio è un formicaio impersonale con le sue file interminabili di scrivanie identiche in cui Baxter appare come un ingranaggio intercambiabile. La sua identità non conta, conta soltanto la sua utilità.

Infatti lui non “è” qualcuno, “serve” a qualcuno, ed è la sua stessa casa, spazio intimo e personale, che viene colonizzata da logiche di potere che non gli appartengono.

Normalmente, ci vogliono anni per arrivare al 27° piano e solo 30 secondi per trovarsi di nuovo in strada.

L’appartamento, inizialmente teatro di menzogne e piaceri clandestini, diventa progressivamente spazio di dolore, cura e possibile rinascita. Quindi non è solo un luogo fisico, bensì è il confine tra sfruttamento e autodeterminazione. Prestare le chiavi significa rinunciare a sè stessi, riprenderle significa riconquistare dignità e maturità emotiva.

In conclusione

A distanza di oltre sessant’anni, pur essendo radicato nella New York tra anni ’50 e ’60, il film continua a parlare a chiunque abbia sperimentato la solitudine dentro la folla o il peso invisibile di un ambiente di lavoro tossico ricordandoci che c’è sempre la possibilità di un gesto sincero.

Puoi guardare L’appartamento su MUBI cliccando qui.

L'appartamento

  • Anno: 1960
  • Durata: 125'
  • Distribuzione: Dear Film
  • Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Billy Wilder
  • Data di uscita: 09-December-1960