In prima serata su Cielo alle 21,15 La fidélité di Andrzej Zulawski, con Sophie Marceau

Prolisso e incandescente, incoerente e impetuoso, imperfetto e irreale, La fidélité è tra i film più intensi del polacco Andrzej Żuławski. Un gioco girato magistralmente, affascinante e strabordante, un inno all'irrazionalità del vortice della passione

  • Anno: 2000
  • Durata: 165'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia

In prima serata su Cielo alle 21,15 La fidélité, un film del 2000 ispirato al romanzo La principessa di Clèves di Madame de La Fayette, diretto da Andrzej Żuławski. Il film è uscito nelle sale francesi il 5 Aprile 2000, mentre in Italia è arrivato il 17 Maggio 2002, dopo esser stato al Torino Film Festival nel 2002. Sceneggiato dallo stesso Żuławski, con la fotografia di Patrick Blossier, il montaggio di Marie-Sophie Dubus e le musiche di Andrzej Korzynski, La fidélité è interpretato da Sophie Marceau, Pascal Greggory, Guillaume Canet, Magali Noël, Aurélien Recoing.

Sinossi
Clélia, una fotografa assunta da un giornale scandalistico, sposa per stima e ammirazione (ma non per amore) Clève, proprietario di una piccola casa editrice. Dopo il matrimonio Clélia s’innamora di Némo, un giovane fotoreporter dalla vita oscura e, presa nel pericoloso vortice della passione, finirà per perdere il controllo della situazione.

Prolisso e incandescente, incoerente e passionale, imperfetto e irreale, La fidélité è tra i film più intensi del polacco Andrzej Żuławski che, dopo aver creato una sorta di cinema di culto sull’insensatezza violenta e schizofrenica dell’amore, si dedica a un inno all’affetto irrazionale per eccellenza. Il regista utilizza il mondo corrotto e ipocrita dei tabloid e dei paparazzi per svelare i princìpi di una società tentacolare (come il mostro del suo celebre Possession, 1981) che limita le passioni, le quali possono essere comprese o espresse soltanto tramite l’arte, rappresentata in questo caso dalle fotografie di Clélia, personaggio tragico che fa l’occhiolino a Andy Warhol. Prodotto da Paulo Branco, La fidélité è un gioco girato magistralmente, affascinante e magnificamente sbracato, strabordante e ostentatamente lungo in cui il regista non si fa mancare, nel finale, la concessione autoreferenziale. Certo è un gioco al quale bisogna stare, ma accettata questa condizione, il piacere è garantito e permette anche di soprassedere su quelle smagliature che, per quanto volute, non possono non infastidire. In questo caleidoscopio gli attori barcollano, piangono, ridono, amano e soffrono, platealmente e genuinamente sopra le righe, caricaturali certo, ma con infinita grazia. Il film si ispira al romanzo di Madame de La Fayette La principessa di Clèves (ma è evidente che quella di Zulawski è qualcosa di diverso e di più di una semplice trasposizione e attualizzazione del romanzo che, come già detto, è davvero solo un punto di partenza di un discorso che è massimamente cinematografico e visivo) da cui De Oliveira ha tratto il magnifico La lettera: se il portoghese lo sussurrava, Zulawski lo urla. Chi ha orecchie saprà apprezzare sussurri e grida.

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Utlima modifica: 1 Novembre, 2019



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