Adèle e l’enigma del faraone

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Adèle (Louise Bourgoin) non spara come Nikita (1990) e non brandisce la spada come Giovanna d’Arco (1999). Piuttosto, per cavarsi d’impaccio nei momenti critici, l’intrepida protagonista del tredicesimo film di Luc Besson preferisce sfoderare un… poderoso abbraccio, dedicando lo stesso energico trasporto a uno spasimante, a una mummia o al presidente della nazione! Evidentemente non si tratta di attrazione fisica, tanto più che la pellicola prodotta da Virginie Besson-Silla (terza moglie del regista) è pensata per un amplio pubblico ed appare molto casta; ma nemmeno si potrebbe definire Adèle una sentimentale, visto che riesce a commuoverla solo il pensiero della sorella Agathe (Laure de Clermont-Tonnerre), che vegeta in casa con uno spillone conficcato nella fronte e rappresenta una sorta di anti-eroina.

Il regista francese, caro alla nostra redazione se non altro per essersi ispirato al protagonista del film Taxi driver (1976) per alcuni personaggi di Léon (1994) e de Il quinto elemento (1997), stavolta ha trovato ispirazione nei fumetti di Jaques Tardi, cui si deve la paternità dell’eroina anarchica Adèle Blanc-Sec. Le avventure di questa scrittrice dotata di grande coraggio e sense of humour, che vive all’inizio del ventesimo secolo circondata da politici corrotti e poliziotti inetti, hanno offerto a Besson una nuova occasione per giocare a capovolgere gli stereotipi: “Come sempre, mi interessano le debolezze degli uomini e i punti di forza delle donne” dice il regista, venuto a Roma per presentare il film.

“La Parigi di Adèle e l’enigma del faraone è quella dell’epoca più bella, leggera e spensierata, prima che si riempisse di macchine e scoppiassero le due guerre mondiali” spiega Luc Besson. “La guerra è un problema degli uomini perchè le donne, che danno la vita e quindi ne conoscono profondamente il valore, non hanno mai dichiarato guerra”.

Lucilla Colonna



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