Libido e L’assassino… è al telefono: quando l’italian thrilling conquistò Giancarlo Giannini e Telly Savalas

 

Con una didascalia d’apertura riportante la definizione della “libido” da parte di Sigmund Freud, a firmarlo è tale Julian Berry Storff, che altro non è che uno pseudonimo dietro cui si nascondono il Vittorio Salerno fratello del noto attore Enrico Maria e l’Ernesto Gastaldi autore di oltre centoventi sceneggiature della cinematografia di genere tricolore, da L’amante del vampiro di Renato Polselli a Crimine contro crimine di Aldo Florio.

Girato in bianco e nero e datato 1965, Libido non solo è il lungometraggio che segnò per entrambi il debutto dietro la macchina da presa, ma è anche il primo interpretato da Giancarlo Giannini, riportato nei credits come John Charlie Johns e che, a quanto pare, all’audizione per il ruolo venne preferito a Franco Nero.

Il Giancarlo Giannini che veste i panni di un giovane dal passato legato ad uno spaventoso trauma infantile e che, ereditata dal padre un’isolata villa a strapiombo sul mare, vi si reca insieme alla consorte dalle fattezze di Mara Maryl (compagna di Gastaldi nella vita) e ad una coppia formata dall’esecutore testamentario e dalla moglie, ovvero Luciano Pigozzi e Dominique Boschero.

Nel corso di oltre un’ora e venti di visione che, con il protagonista timoroso da un lato di poter ripercorrere un giorno le orme paterne trasformandosi in un sadico assassino e precipitato dall’altro in un caleidoscopio di incubi, ha finito praticamente per porre insieme al precedente Sei donne per l’assassino di Mario Bava le basi dell’italian thrilling, definitivamente esploso negli anni Settanta grazie ai primi grandi successi di Dario Argento.

Infatti, pur risentendo in parte della tradizione dei gialli letterari e del gotico su celluloide nello scegliere come ambientazione una dimora isolata, introduce diversi degli ingredienti principali del filone, dal trauma infantile all’intrigo criminale destinato a coinvolgere un ristretto nucleo di personaggi legati da rapporti ambigui; fino ad un forte erotismo – qui in realtà sempre fuori scena – e alla maniera in cui si susseguono le rivelazioni conclusive.

Al servizio di un gioiello del bis nostrano che, con il trailer e trentacinque minuti di intervista a Gastaldi – oltretutto artefice nel 1981, ancora una volta affiancato da Salerno, della sorta di sequel Notturno con grida – nella sezione riservata ai contenuti speciali, è CG Entertainment (www.cgentertainment.it) a rendere disponibile su supporto dvd nella sua collana CineKult.

Collana che, rimanendo nell’ambito dello stesso genere, include anche L’assassino… è al telefono, diretto nel 1972 dall’Alberto De Martino che ci avrebbe poi regalato, tra gli altri, L’anticristo – risposta maccheronica al super classico L’esorcista – e Il consigliori con Tomas Milian e Martin Balsam.

Trattasi di una co-produzione tra Italia e Belgio che arrivò sul grande schermo proprio nel periodo in cui L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio avevano provveduto a rispolverare le regole del genere apportandovi in maniera decisamente innovativa delle modifiche, tanto da generare non poche imitazioni spazianti da determinati lavori di Sergio Martino ad altri di Luciano Ercoli.

Una co-produzione che, però, lasciando altamente sorpreso e spiazzato lo spettatore, a dispetto del titolo non si propone affatto di riciclare elementi tipici quali il serial killer dai guanti in pelle nera e la sequela di delitti ai danni soprattutto di figure femminili, bensì guarda chiaramente alle pellicole di stampo hitchcokiano – con evidente rimando a Paura in palcoscenico – nel calare Anne Heywood nel ruolo di un’attrice che ha finito per dimenticare tutti gli eventi anteriori alla morte del suo amore, a quanto pare assassinato.

Attrice che è nella Bruges di cinque anni più tardi che comincia ad essere più volte perseguitata da un misterioso individuo incarnato dal Telly Savalas poi divenuto famoso come tenente Kojak della televisione e che potrebbe essere proprio colui che uccise l’uomo; man mano che le ossessive e malinconiche musiche per mano del maestro Stelvio Cipriani ne accompagnano il suo vagare tra strade, parchi, piazze e teatri immerso nell’atmosfera autunnale rafforzata dalla fotografia di Aristide Massaccesi.

Con la risultante di un giallo rarefatto e metafisico che, appunto, fa a meno del sensazionalismo da omicidio sanguinolento graficamente descritto per riabbracciare a modo proprio la vecchia maniera a stelle e strisce di concepire suspense in fotogrammi.

Il trailer e un’esauriente intervista di oltre cinquanta minuti in cui De Martino ripercorre la sua intera carriera completano il disco in qualità di contenuti extra.

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Utlima modifica: 16 Settembre, 2019



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