Il bosco 1: rievocando un cult del trash

 

Fuori di casa… ti aspettano le radici della paura”.

È la frase di lancio ad effetto che campeggia sui manifesti di quello che, finito di girare nel 1987 dall’allora esordiente Andrea Marfori – partendo dal suo cortometraggio Goresand – ma presentato al Fantafestival dell’anno successivo, ottenne addirittura una distribuzione negli Stati Uniti, grazie alla trashissima Troma, con il titolo Evil clutch.

Prodotto dalla Agnese Fontana che, tra l’altro, sarebbe figurata oltre due decenni più tardi in qualità di co-produttrice di Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani, Il bosco 1 era destinato, in qualche modo, a rimanere nella memoria degli spettatori già a cominciare da quel curioso numero posto nel titolo, semplicemente voluto al fine di lanciare una certa frecciatina ironica a ciò che era, all’epoca, il periodo dell’esplosione dei sequel, compresi gli apocrifi del super classico La casa.

E, non a caso, proprio quando il cinema dell’orrore italiano si stava avviando verso il tramonto, con gli ultimi lavori per il grande schermo di artigiani e maestri del calibro di Lucio Fulci, Joe D’Amato alias Aristide Massaccesi, Umberto Lenzi e Bruno Mattei, Marfori decise di mettere in piedi oltre un’ora e venti di visione guardante al mercato internazionale e, in maniera evidente, alla pellicola che segnò il debutto del geniale Sam Raimi dietro la macchina da presa.

Pellicola richiamata alla memoria, tra l’altro, dalla demoniaca soggettiva disegnata dalla steadicam e da radici di albero che assumono il minaccioso aspetto di tentacoli, nel corso di un insieme costruito in maniera semplicissima sulla raccapricciante esperienza in cui finiscono risucchiati due fidanzati in possesso delle fattezze di Diego Ribon e della Coralina Cataldi-Tassoni di Dèmoni 2… l’incubo ritorna, reduci da una vacanza a Venezia e avventuratisi sulle Alpi.

Perché qui prima incontrano una giovane interpretata da Elena Cantarone, poi scoprono che è una diabolica creatura pronta ad attaccarli, come pure diversi zombi che tanto ricordano proprio gli esseri proto-morti viventi visti nel citato lungometraggio diretto da Lamberto Bava.

E, tra un dichiarato omaggio alla “sequenza delle mani” vista nello spaghetti western Django di Sergio Corbucci e una colonna sonora di Adriano Maria Vitali strizzante chiaramente l’occhio a determinati temi musicali utilizzati da Dario Argento, in mezzo a castrazioni e decapitazioni i riferimenti cinefili si sprecano.

Man mano che, privo di nudità ma ricco di elementi torbidi della sensualità, si concretizza uno splatter tricolore che la critica non esitò a bocciare spietatamente, tanto che qualcuno arrivò perfino a definirlo “il peggior film horror italiano mai realizzato”.

Tutti giudizi negativi che, paradossalmente, non hanno contribuito altro che a generare attorno all’operazione una vera e propria aurea di culto, portando non solo alla coalizione di autentiche schiere di fan de Il bosco 1 sparsi ovunque, ma anche spingendo il suo autore – nel frattempo dedicatosi al thriller Perduta e al dramma criminale Il ritmo del silenzio – a realizzarne nel 2013 una collector’s edition a doppio dvd per celebrarne il venticinquesimo anniversario.

Collector’s edition il cui primo disco, chiaramente, dispensa il film, mentre il secondo offre un’interessante documentario di circa ottantadue minuti attraverso cui è possibile apprendere aneddoti e curiosità relativi alla sua lavorazione e alla fama guadagnatasi negli anni… nella sola attesa che diventi realtà il più volte annunciato sequel.

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