Uno di famiglia, il nuovo film di Alessio Maria Federici che ironizza sul nucleo famigliare malavitoso

Il film, in generale, risulta poco credibile nella messa in scena, nelle riprese e nella modalità di esecuzione. Il tutto è girato in chiave grottesca per arrivare a un finale apparentemente sereno, così come previsto dal genere cinematografico in cui il prodotto si colloca

  • Anno: 2018
  • Durata: 97'
  • Distribuzione: Warner Bros Italia
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Alessio Maria Federici
  • Data di uscita: 25-October-2018

Uno di famiglia, il nuovo film di Alessio Maria Federici, è il classico film italiano che ironizza sulla famiglia malavitosa, divenuta ormai luogo comune, utilizzando il prototipo del nucleo calabrese. Un tipico brav’uomo, Luca (Pietro Sermonti), insegnate che dà ripetizioni di dizione, si ritrova casualmente a salvare la vita di uno dei suoi studenti, Mario (Moisè Curia), rampollo di una potente famiglia criminale calabrese, i Serranò, il cui capo, Peppino Serranò (Nino Frassica), si sente moralmente in debito con lui.

Il film si apre con una scena in stile western: come anticipano la musica e lo svolgimento della scena, sta per accadere qualcosa di pericoloso ma al tempo stesso grottescamente innocuo. Il tono, poi, cambia immediatamente nella presentazione del personaggio di Luca e della sua routine: un soggetto buffo e, si oserebbe dire, quasi scalognato, preso in giro dagli amici per la sua vena artistica, poco compresa da loro e dalla società, che lo pone in una perenne condizione precaria e derisoria. La svolta di Luca avviene dal momento successivo all’episodio di salvataggio della vita del ragazzo da un’auto che tenta di investirlo all’uscita della sua abitazione. Da quel momento è anch’egli sotto la protezione dei Serrranò, con tre erre come da loro sottolineato. Il protagonista vede improvvisamente le sue risorse finanziare risolversi e crescere: pagamenti di lavori arretrati, una nuova macchina, la patente riacquisita a seguito di un test alcolico; lezioni di dizione che fruttano trecento euro l’ora e cene pagate in ristoranti di alto livello sono il sogno di un quasi qualunque uomo comune. Peccato, però, che la condizione per accettare i benefici è stare al loro gioco ed entrare, seppure inconsapevolmente, nei loro sporchi affari; è un poliziotto a far comprendere a Luca la situazione in cui si è realmente cacciato. Un film che, a suo modo, spiega le dinamiche socio-politiche italiane attraverso personaggi tipo che animano la scena contemporanea: il corrotto, gli affari sporchi, gli inciuci, la facilità del potere nel risolvere scomode situazioni, il politico non istruito il cui massimo sforzo è prendere lezioni di public speaking, per arrivare addirittura a mostrare il finto invalido sulla sedia a rotelle (interpretato abilmente da Neri Marcorè), che occupa la casa di Luca senza pagare l’affitto.

I due personaggi principali femminili sono una la caricatura della donna scaltra e arrivista, qui Zia Angela detta Della Morte (Lucia Ocone), e l’altro, il suo opposto nei modi, colori e portamento, Regina (Sara Felberbaum), fidanzata modello di Luca che incarna perfettamente la purezza d’animo.

Il film, in generale, risulta poco credibile nella messa in scena, nelle riprese e nella modalità di esecuzione. Il tutto è girato in chiave grottesca per arrivare a un finale apparentemente sereno, così come previsto dal genere cinematografico in cui il prodotto si colloca, lasciando però una nota amara nella parte conclusiva della vicenda. Come cita la locandina: “Un favore è per sempre”.

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