Stasera in tv su Rai 3 alle 21,15 Era mio padre di Sam Mendes, con Tom Hanks, Paul Newman e Jude Law

Lussuoso e gelido, un film che parla di viscere, di morte, di legami di sangue, in un'America estrapolata dalle tavole a fumetti e filtrata dal cinema e dalla pittura hopperiana

  • Anno: 2002
  • Durata: 119'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Sam Mendes

Stasera in tv su Rai 3 alle 21,15 Era mio padre (Road to Perdition), un film del 2002 diretto da Sam Mendes, basato sull’opera a fumetti di Max Allan Collins. È l’ultima apparizione cinematografica di Paul Newman. L’autore Max Allan Collins, dal cui fumetto è tratto il film ha dichiarato: “Avevo immaginato il racconto come una storia di John Woo, ma ne hanno fatto Il padrino e va bene lo stesso!“. La storia alla base del film prende spunto da eventi reali riguardanti il boss criminale John Looney. Quando Max Allan Collins realizzò il fumetto, il suo agente ne individuò il potenziale come soggetto cinematografico e lo sottopose all’attenzione di Dean Zanuck, figlio del produttore Richard D. Zanuck. Quest’ultimo approvò il progetto e lo inviò a Steven Spielberg nella speranza che potesse interessarlo. Spielberg non poté assumerne la regia perché già impegnato, ma si mostrò entusiasta e volle che il film venisse realizzato attraverso la sua casa di produzione, la DreamWorks. Con Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, Tyler Hoechlin, Stanley Tucci, Jennifer Jason Leigh. Al Box Office Usa Era mio padre ha incassato 104 milioni di dollari.

Sinossi
Chicago, anni ’30: Michael Sullivan, a tutti noto come “l’Angelo della morte”, è uno spietato sicario della gang irlandese che fa capo al padrino John Rooney; ma è anche un marito premuroso, padre affettuoso di due bambini. Quando la moglie e il figlio più piccolo vengono uccisi, Sullivan – assetato di vendetta – non esita a coinvolgere l’altro figlio, fino ad allora ignaro della sua professione, trascinandolo con sé in un viaggio alla ricerca dell’assassino.

Sam Mendes realizza con Road to perdition un gangster movie che fin dal titolo evoca l’atmosfera di una tragedia e, anche se non ripete l’exploit della sua acclamata opera prima American beauty, si tratta comunque di un film che conferma un talento originale. Avvalendosi della fotografia desaturata di Conrad L. Hall che cita le composizioni di Edward Hopper e fu premiata con l’Oscar, il regista ci porta in un romanzo di formazione su sfondo criminale che nella seconda parte non mantiene tutte le promesse e si fa un po’ prevedibile, ma che può contare ugualmente su una buona qualità di scrittura e su un ottimo cast: Tom Hanks affronta con impegno un ruolo per lui inedito di malavitoso con figlio a carico; Paul Newman è straordinario in una delle sue ultime interpretazioni memorabili; Daniel Craig e Jude Law danno colore a figure di contorno. Più che le attività criminali, a Mendes interessa mettere a fuoco il rapporto tra padri e figli e il passaggio di testimone tra i primi ed i secondi, che, in un ambiente come quello raffigurato, rappresenta necessariamente il prolungarsi di un ciclo di violenza, sopraffazione e criminalità che, invece, il protagonista Mike Sullivan (Tom Hanks) vuole spezzare, preservando il figlio Michael da un destino apparentemente segnato. Road To Perdition dà un’ulteriore conferma della bravura registica di Sam Mendes, che sa costruire le inquadrature e muovere la macchina da presa con grandissima cura per il dettaglio, abilità ed originalità. Alla sua uscita gli incassi in America furono di poco inferiori a quelli di American beauty, segno che il regista aveva trovato un’altra storia che aveva molto da comunicare al pubblico. Inevitabili molte citazioni di altri film del genere gangster, ma inserite con accortezza da Mendes.



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