Stasera in tv su TV8 alle 21,30 Casinò di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci e James Woods

Martin Scorsese offre un immaginario sovrabbondante, enorme, squarciato dalla violenza e dal delirio dei personaggi che, come in un mélo d'altri tempi, si dirigono inesorabilmente verso l'annientamento

  • Anno: 1995
  • Durata: 180'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Martin Scorsese

Stasera in tv su TV8 alle 21,30 Casinò, un film del 1995 diretto da Martin Scorsese, con Robert De Niro, Sharon Stone e Joe Pesci. Viene spesso considerato la terza parte della trilogia della mafia di Scorsese, iniziata nel 1973 con Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno, proseguita nel 1990 con Quei bravi ragazzi ed ultimata con questa pellicola nel 1995. Il film è basato sul romanzo di Nicholas Pileggi, Casino: Love and Honor in Las Vegas, basato a sua volta sulla vera storia di Frank “Lefty” RosenthalAnthony “The Ant” Spilotro. Per la sua interpretazione Sharon Stone ottenne una nomination all’Oscar come miglior attrice ed un Golden Globe per la migliore attrice, Scorsese ricevette una nomination al Golden Globe per il miglior regista e Dante Ferretti, nel 1996, si aggiudicò il Nastro d’Argento per la migliore scenografia.

Sinossi
Sam “Ace” Rothstein ha bruciato le tappe nei ranghi mafiosi grazie al suo intuito eccezionale. Grazie a quello stesso intuito è ora (1973) a capo di ben quattro casinò di Las Vegas, completamente in regola se non fosse per la parte di entrate che regolarmente defluisce verso le casse dei “padrini” e per il fatto che Ace non ha la licenza per l’attività. Gli affari vanno a gonfie vele, e Sam ormai ha in mano un impero, ma commette due errori. Prima decide di sposare Ginger, splendida giocatrice priva di scrupoli, succuba della bottiglia, della droga e di un altro uomo. Poi permette che il casinò diventi terreno di caccia anche per il vecchio amico Nicky, killer isterico dal grilletto facilissimo. Il triangolo malsano porta all’autodistruzione.

Sam Rothstein, detto Asso (Robert De Niro), Ginger McKenna (Sharon Stone) e Nicky Santoro (Joe Pesci) sono i tre protagonisti di Casinò, film capolavoro di Martin Scorsese, che nel 1995 si ispirò al Casinò: Love and Honor in Las Vegas di Nicholas Pileggi, romanziere con il quale aveva già collaborato. Proprio da un suo testo era stato infatti tratto il plot di una precedente pellicola del regista newyorkese, Quei bravi Ragazzi (1990), che insieme a Casinò e a Mean Street (1973) forma la cosiddetta mafia trilogy del regista. Un film che addirittura Scorsese non voleva girare, preso da altri progetti, e che si rivelò un successo clamoroso; per Sharon Stone, che ottenne la candidatura come migliore attrice sia agli Oscar che ai Golden Globe, vincendo in quest’ultima occasione, e per lo stesso Scorsese, candidato come migliore regista. All’italiano Dante Ferretti andò invece il Nastro d’Argento per la scenografia. In Casinò avviene l’azzeramento morale di ogni codice etico. La mafia, volendo avere una facciata di rispettabilità, parassitando i sogni di milioni di americani e non con le sue case da gioco, si trova a sua volta a essere parassitata da questo nuovo mondo. Rispetto, amicizia, amore e il codice etico, sia pur distorto come quello mafioso, viene misurato unicamente dal denaro. È il denaro che regola ogni tipo di rapporto a tutti i livelli, più o meno alti, del film di Scorsese. Questo contesto distorto, reso magnificamente dalla regia e dalla fotografia, rende il film la naturale prosecuzione di Goodfellas e anticipa in tutto e per tutto (o quasi) il mondo ugualmente degenerato di The wolf of Wall Street. È solo il tornaconto economico che funge da equilibrio fra i personaggi e quando tale equilibrio si spezza, tutto crolla come i vecchi casinò. Uno dei migliori film di Scorsese e certamente uno dei più cupi e pessimisti della sua filmografia. La musica classicheggiante di Georges Delerue presa in prestito dalla colonna sonora de Il disprezzo di Godard gli conferisce una patina di tragedia moderna nobile ed elevata. Come sempre ignorato dall’Academy e non troppo amato dal pubblico americano, ma il tempo gli ha reso giustizia. Kenneth Turan del Los Angeles Times ha scritto su questo film: «Martin Scorsese è un maestro del cinema, così abile nella manipolazione delle immagini da essere definito il più competente dei registi americani in attività», e Kevin Laforest del Montreal Film Journal ha scritto «Non è perfetto come Quei bravi ragazzi ma è altrettanto grande».

La mafia, volendo avere una facciata di rispettabilità, parassitando i sogni di milioni di americani e non con le sue case da gioco, si trova a sua volta a essere parassitata da questo nuovo mondo.

Utlima modifica: 7 Ottobre, 2019



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