Future Film Festival 2018: Mary and the Witch’s Flower di Hiromasa Yonebayashi

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Quello animato in modo così vivido da Hiromasa Yonebayashi è un crocevia estremamente fecondo, vitale, che pare collocarsi a metà strada tra Harry Potter e gli universi magici precedentemente descritti da Hayao Miyazaki

  • Anno: 2017
  • Durata: 102'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Hiromasa Yonebayashi.

In un’edizione del Future Film Festival che ha reso omaggio, tra l’altro, al grande Isao Takahata, non poteva certo mancare qualche altra chicca relativa all’animazione nipponica. Grande emozione, quindi, per l’anteprima italiana di Mary and the Witch’s Flower, il nuovo lavoro di quel fantasioso regista, Hiromasa Yonebayashi, che ci aveva già fatto sognare con Arrietty (2010) e – soprattutto – Quando c’era Marnie (2014). Questi due film erano stati realizzati con il leggendario Studio Ghibli. Ma anche ora che si è in parte voltato pagina, con la fondazione dello Studio Ponoc, la cifra stilistica e le istanze narrative di Hiromasa Yonebayashi continuano a ricordare piacevolmente il cinema del Maestro da cui ha indubbiamente attinto parecchio, Hayao Miyazaki.

Gradevolissima la visione bolognese di Mary and the Witch’s Flower. Ma ora il lungometraggio, che si ispira peraltro al romanzo The Little Broomstick di Mary Stewart edito in Italia da Mondadori, potrà raggiungere anche da noi una platea più ampia, visto che dal 14 al 20 giugno 2018 la Lucky Red lo distribuirà in sala. Titolo italiano: Mary e il Fiore della Strega. Ad essere raccontata in modo spigliato, vivace e aggraziato è l’emozionante avventura vissuta da Mary, ragazzina dai capelli rossi catapultata dal mondo degli umani a un mondo parallelo, affascinante e pericoloso, in cui si pratica la magia. Scope che volano. Un fiore azzurro che conferisce straordinari poteri. Accademie magiche con streghe e stregoni che insegnano incantesimi alle nuove leve. Gatti che sembrano fare quasi da tramite tra una dimensione e l’altra. Bizzarri esperimenti volti a creare strani ibridi. Quello descritto in modo così vivido da Hiromasa Yonebayashi è un crocevia estremamente fecondo, vitale, che pare collocarsi a metà strada tra Harry Potter e gli universi magici precedentemente affrontati dallo stesso Miyazaki.
In effetti di Miyazaki si scorgono diversi tratti importanti, sia a livello iconografico che narratologico. Dalla protagonista streghetta che fa pensare tanto a Kiki – Consegne a domicilio fino a quella fascinazione del volo e alle costruzioni incredibili sospese tra le nubi, per cui il richiamo va necessariamente a Laputa – Castello nel cielo. Solo un’abile ricomposizione di stilemi già visti? Fortunatamente no. Come in Quando c’era Marnie l’abile tessitore di atmosfere Hiromasa Yonebayashi ha dimostrato di saper innestare tali tracce in un immaginario più ampio, che assorbe anche suggestioni di matrice anglosassone, per poi giocare elegantemente sul legame tra un presente vissuto col cuore in gola e quei tenui ricordi, che affioreranno gradualmente dal passato delle creature magiche coinvolte e dalla famiglia stessa di Mary, la “pel di carota” armata qui di generosità e coraggio.



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