fbpx
Connect with us

Videodrhome

Esce con il titolo Deserto rosso sangue lo zombie movie It stains the sand red

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

Pubblicato

il

 

Ballerina di lap dance cocainomane, Molly alias Brittany Allen è in viaggio in automobile insieme al gangster-fidanzato Nick, ovvero Merwin Mondesir, sulle strade desertiche di una decadente Las Vegas che è stata devastata da un’apocalisse zombesca; fino al momento in cui il veicolo rimane bloccato nella sabbia.

Con la donna destinata a rimanere sola in questa rovente e soffocante scenografia aperta, potrebbe inizialmente tornare alla memoria la situazione su cui è stato costruito il dramma thriller d’ambientazione bellica Mine (2016) di Fabio Resinaro e Fabio Guaglione, riguardante un soldato bloccato con il piede su una mina pronta ad esplodere; anche se, in fatto di unica circostanza dilatata ad intero lungometraggio tirando in ballo aggressivi morti viventi, un esempio che viene in mente è, di sicuro, Almost dead (2016) di Giorgio Bruno, strutturato per intero su salme a passeggio attorno ad una ragazza rinchiusa in una macchina in panne tra i boschi.

Diretto dal Colin Minihan che, sotto pseudonimo The Vicious Brothers, aveva firmato insieme a Stuart Ortiz – qui co-sceneggiatore accanto a lui – il tutt’altro che disprezzabile found footage ESP – Fenomeni paranormali (2011), It stains the sand red (2016), però, prende una via maggiormente inaspettata e originale, una volta entrato in scena un lento e dinoccolato zombi interpretato da Juan Riedinger.

FrancescoLomuscio_Taxidrivers_Deserto rosso sangue_Minihan

Perché, se inizialmente quest’ultimo rappresenta per la protagonista il pericolo da cui fuggire al fine di evitare di essere sbranata, nel vagare sulla sabbia le cose cominciano inspiegabilmente a cambiare, tanto che sembra assumere quasi il comportamento di un forse docile animale domestico che le va dietro con intenti non pericolosi nei suoi confronti.

Uno strambo rapporto che si instaura progressivamente tra i due e che provvede a rovesciare, quindi, le premesse iniziali, con il cadavere camminante che si fa compagno e confessore di Molly, della quale apprendiamo dettagli sulla vita attraverso brevi flashback.

Una Molly che, senza esitare neppure ad usare il proprio assorbente imbevuto di sangue come esca per zombi (!!!), incrocia strada facendo anche altri personaggi, tra cui due pericolosi stupratori che arrivano perfino ad ignorare il suo ciclo mestruale pur di violentarla; man mano che, infarcita in parte d’ironia fin dall’inizio, la oltre ora e mezza di visione si rivela un percorso di consapevolezza e di crescita atto a fornire un’allegoria in fotogrammi relativa al ritrovato senso della maternità.

Prima che, tra una tempesta di sabbia e un trapano conficcato nella fronte di un ritornante come avveniva in una delle storiche immagini del romeriano Il giorno degli zombi (1985), simile anche nel fatto che vi era l’addomesticato resuscitato Bub, l’atipico zombie movie approdi ad un finale apertissimo.

In una limited edition blu-ray racchiusa in custodia amaray inserita in slipcase cartonato, con il titolo Deserto rosso sangue – a metà tra Michelangelo Antonioni e Stephen King, dunque – Koch Media lo rende disponibile per il mercato dell’home video italiano all’interno della sua collana Midnight Factory, corredato di booklet nella confezione e di sezione extra rappresentata da trailer, dieci minuti di making of e tre di clip Sul set, concepita alla maniera di vecchio cinegiornale.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.