Sei vie per Santiago

Sei vie per Santiago
  • Anno: 2015
  • Durata: 84'
  • Distribuzione: Cineama
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Spagna, USA
  • Regia: Lydia B. Smith
  • Data di uscita: 04-June-2015

Lydia B. Smith, autrice, regista e produttrice statunitense con una carriera trentennale alle spalle legata a documentari spot pubblicitari e video musicali mette nel suo primo lungometraggio tutta la sua esperienza professionale e umana; “l’ho sentito come parte del mio destino”, spiega alla stampa intervenuta alla presentazione del documentario Sei vie per Santiago, in uscita a giugno distribuito da Cineama.

L’ho sentito come parte del mio destino e tutte le esperienze della mia vita mi hanno aiutato a farlo”: dall’esperienza  di lungo corso nell’ambito della produzione e della regia cinematografica, al periodo vissuto in Spagna, al fatto che ha da sempre amato camminare molto e alla sua forte spiritualità, tutto ha contribuito al lungo cammino che ha portato Lydia B. Smith a concepire un’opera la cui forza risiede nella semplicità della narrazione, proprio per dar modo ai  protagonisti di rivelarsi e rivelare i cambiamenti che il Cammino ha prodotto in loro.

Alle prese con un’esperienza di vita nella quale si sentiva stretta – stava per sposare un uomo che non era sicura fosse quello giusto per lei – la Smith si era ritrovata senza casa e senza un compagno e, avendo sentito parlare del Cammino di Santiago, durante il periodo in cui aveva vissuto in Spagna, decise di intraprendere questa esperienza; non era sua intenzione fare un film, in primo luogo perché non si sentiva capace di raccontare un’atmosfera così magica e sacra e poi perché aveva girato un documentario indipendente dieci anni prima ed era stato talmente difficile che non se la sentiva di ripetere l’esperienza.

Tornata a casa, non poteva fare a meno di pensare al Cammino al punto tale che l’anno successivo partì nuovamente, stavolta con l’intento di girare materiale per un film; e se dapprima i costi di produzione furono piuttosto esigui, poiché riuscì a cavarsela con un centinaio di dollari al giorno, successivamente il materiale raccolto si rivelò davvero tanto che i costi di montaggio sarebbero stati decisamente esosi; Lydia aveva seguito le storie e il cammino di sedici pellegrini, “tutte storie incredibili” accumulando più di 300 ore di riprese, tali da mettere in piedi un documentario di almeno quattro ore.

Così si mise alla ricerca di fondi per portare avanti il progetto, enti, fondazioni, istituti religiosi fino a che, su suggerimento di un’amica con la quale aveva studiato alle scuole superiori,  si rivolse proprio ai suoi ex-compagni di classe; a partecipare al fundraising per il documentario no-profit sul Camino – che ha raccolto circa 500 mila dollari da parte di donatori privati nel corso di cinque anni – è stato Dan Brown, ex-compagno di classe di Lydia, che iniziò con una donazione di 5000 dollari e proseguì man mano che il film prendeva corpo (e anima).

Il film è totalmente indipendente e soprattutto ambizioso, specialmente in un Paese dove il Cammino di Santiago non è così conosciuto come lo è in Europa: e nonostante le iniziali difficoltà di produzione è riuscito a suscitare la curiosità del pubblico americano al punto da entrare nella classifica dei dieci documentari che nel 2014 hanno incassato di più; e sempre negli Stati Uniti  ha ricevuto molti riconoscimenti, sia ufficiali, a festival quali l’American Documentary Film Festival e l’Hollywood Film Festival, che personali, da parte di altri cineasti: Martin Sheen che insieme a suo figlio Emilio Estevez si trovava sul Cammino per le riprese de Il Cammino Per Santiago (2008) quando anche la Smith stava girando ha promosso il documentario proprio in occasione della presentazione del suo film a Washington D.C; un gesto generoso che Lydia ha apprezzato, forse anche perché richiama quella collaborazione e quella condivisione che vivono i pellegrini del Cammino.

E se gli spettatori americani si sono incuriositi e alcuni di loro hanno deciso di intraprendere il pellegrinaggio, il pubblico di riferimento in Italia (e in Europa) è rappresentato anche da quelli che il Cammino l’hanno intrapreso, per fare in modo  – come spiega la Smith – che una volta tornati a casa possano mostrare ad amici e familiari l’esperienza vissuta.

“Non è una passeggiata, non è arrivare in un posto. E’ vivere e sentire l’universo in espansione”

Recensione: Quello che colpisce subito è la luce: insieme al direttore della fotografia Pedro Valenzuela e ispirati da La Marcia Dei Pinguini, la regista ha reso protagonista del suo documentario il paesaggio che attraversa gli 800 km del Cammino; riprendere i pellegrini in lontananza dà modo di far immergere lo spettatore nella natura circostante;  e gli consente (se fruisce di una visione sul grande schermo) di ammirare le sfumature di quei luoghi, i fili d’erba, le lumache che lentamente si fanno strada sull’asfalto bagnato, persino il movimento veloce delle nuvole, escamotage tecnico che riassume il tempo della storia e accorcia quello della narrazione: tutto si muove in una luce che vuole raccontare che siamo piccoli ma facciamo parte di una Natura immensa, grazie alla quale possiamo ritrovare il nostro cammino.

I protagonisti di cui Lydia B. Smith sceglie di raccontare le storie sono mossi da motivazioni diverse: il portoghese Tomas ha lasciato il lavoro ed é indeciso se fare kite-surfing o il Cammino; sceglie quest’ultimo percorso che lo porterà a convivere con il dolore e la sofferenza fisica ma anche la condivisione con i compagni di viaggio incontrati lungo la via; Tatiana, francese, madre single di 26 anni e credente si mette in viaggio con il figlioletto Cyran e il fratello Alexis, ateo; Annie arriva da Los Angeles con un forte spirito di competizione con il quale imparerà a fare i conti, prendendosi i tempi che il suo corpo le richiede e smettendo di preoccuparsi se gli altri pellegrini “la superano” nel cammino (“un brutto giorno per l’ego è un buon giorno per l’anima”);  Wayne e Jack vengono dal Canada, il primo ha perso la moglie e percorre il cammino per onorarne la memoria, il secondo è un prete episcopale che ha eseguito il funerale della donna, mettono insieme il loro amore per la Storia e per la Natura e decidono di partire; Misa viene dalla Danimarca, è stata spinta dalla madre a mettersi in Cammino, e viaggia da sola per poter essere più in sintonia con se stessa e perché ha un passo veloce che in pochi riescono a tenere; per strada incontra William un ragazzo più giovane con il quale scoprirà che le cose si possono fare anche in due, e dal quale imparerà a viaggiare leggera e senza il superfluo; Sam arriva dal Brasile con una vita piuttosto disordinata alle spalle, una depressione che cerca di mascherare con il trucco e con i farmaci, ma durante il Cammino “non puoi truccarti e la maschera si trasforma in te”.

Il punto è che non si ha bisogno di niente per percorrere il Cammino: “il vero peso che porti appresso è la paura”, più cose lasciamo a terra, più siamo leggeri e ancora di più possiamo stare bene e condividere l’esperienza con gli altri; e questa compenetrazione di esperienze e spiritualità sia di credenti che di atei durante gli 800 km che da St. Jean Pied de Port arrivano a Compostela per sfociare qualche km dopo nell’Oceano a Finisterre rappresentano la forza motrice del cambiamento che ognuno vive, passo dopo passo, giorno dopo giorno, sotto il sole accecante, la pioggia battente, con le vesciche, i letti scomodi, le gambe doloranti.

Intervengono alla conferenza stampa anche due docenti di Filologia Romanza, Marco Paone dell’Università di Perugia e Attilio Castellucci dell’Università La Sapienza che spiegano quanto siano disparate le esperienze di vita che portano a Santiago de Compostela e di come, anche se in equilibrio con se stessi e più interessati alla preparazione fisica e alla cultura invece che alla parte spirituale del Cammino, camminare per 30 giorni immersi nella Natura renda inevitabile una riflessione interiore che inneschi un cambiamento.

Commuove l’arrivo dei pellegrini a Santiago, credenti e atei cercano la messa all’interno della Cattedrale con il volto segnato dalla stanchezza e l’anima arricchita da una lezione di vita che può finire in un modo soltanto: continuare il Cammino, anche una volta tornati a casa.

Anna Quaranta



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